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Fondi comuni, così i costi abbattono i rendimenti

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Fondi comuni, così i costi abbattono i rendimenti

I costi complessivi associati all’investimento in un fondo comune aperto armonizzato italiano sono stimati in media all’1,58% annuo del patrimonio complessivo dei fondi nel periodo 2006-2016, secondo la metodologia Total Shareholder Cost (Tsc), con un valore pari all’1,74% a fine 2016. Questo è causato dalla crescita sul mercato italiano della quota di mercato di fondi comuni a scadenza, con commissioni pagate al momento del riscatto. Se si sottraggono i costi, il rendimento medio annuo si riduce dal 3,5 al 2 per cento.

I dati sono contenuti nella ricerca “Il costo totale dell'investimento in fondi comuni” di Giorgio Albareto, Giuseppe Cappelletti, Andrea Cardillo e Luca Zucchelli, pubblicata da Banca d’Italia nelle “Questioni di economia e finanza”,
Il lavoro presenta una stima del costo complessivo dell'investimento in fondi comuni (Total Shareholder Cost, Tsc) effettuata utilizzando le informazioni riportate dalle Sgr nelle segnalazioni di vigilanza. In base a risultati preliminari, la presenza di commissioni di sottoscrizione e vendita riduce l’elasticità delle sottoscrizioni e dei riscatti ai rendimenti.

Il ruolo crescente delle commissioni di uscita
La stima del costo di investimento in fondi comuni è generalmente effettuata tenendo conto solo degli oneri che gravano sul fondo e che sono sostenuti indirettamente dai sottoscrittori. Questi oneri, denominati Total Expense Ratio (Ter), includono le commissioni di gestione e di incentivo, la remunerazione della banca depositaria e gli altri oneri residuali, componenti che vengono
periodicamente decurtate dal valore delle quote del fondo comune. «La valutazione della convenienza dell’investimento nei fondi comuni richiede tuttavia di considerare anche i costi direttamente sostenuti dall’investitore. Questi comprendono sia le commissioni di ingresso pagate al momento dell’acquisto delle quote, sia quelle di uscita pagate al momento del riscatto; le prime di solito decrescono all’aumentare dell’entità dell’investimento, mentre le seconde diminuiscono a fronte di periodi prolungati di permanenza nel fondo», scrivono gli autori. Per Albareto, Cappelletti, Cardillo e Zucchelli «la stima del costo complessivo per il sottoscrittore di un fondo comune aperto, denominato
Tsc, risulta particolarmente rilevante a seguito della recente forte crescita della raccolta dei fondi a scadenza, che sono caratterizzati da una struttura delle commissioni in cui gli oneri di rimborso sono particolarmente elevati nel caso di vendita delle quote prima della scadenza».

Il peso dei fondi a scadenza
Tra il 2013 e il 2015 oltre il 40 per cento della raccolta lorda realizzata dai fondi comuni aperti, rileva la ricerca, era riconducibile ai fondi a scadenza. I fondi a scadenza sono fondi aperti connotati da un orizzonte di investimento predefinito (5-7 anni) e da un target di rischio/rendimento; distribuiscono spesso cedole e sono raccolti in una ristretta finestra temporale di collocamento
(massimo 3 mesi). Questi fondi presentano due modelli commissionali alternativi, entrambi legati alla presenza di un orizzonte temporale pluriennale e al fatto che la rete di vendita viene solitamente remunerata all'inizio della vita del fondo. Nel primo modello la Sgr remunera il collocatore anticipando le somme che riceverà a titolo di commissione di gestione durante la vita futura del fondo. Nel secondo modello, introdotto nel 2012, la commissione di collocamento è prelevata direttamente dal fondo in un’unica soluzione; la commissione di rimborso in caso di uscita anticipata del sottoscrittore è pagata direttamente al fondo (e non alla Sgr). L’indagine che cita un’analisi condotta da Banca d’Italia nel 2014: «La diffusione di questi fondi riflette anche la loro maggiore convenienza per le reti distributive rispetto ad altri strumenti finanziari (polizze assicurative, titoli strutturati, obbligazioni), in quanto il pagamento delle commissioni alla rete distributiva avviene interamente al momento della sottoscrizione delle quote». A partire dal 2013 la quota della raccolta lorda dei fondi con commissioni di sottoscrizione o di vendita, di cui fanno parte i fondi a scadenza, è stata superiore al 50 per cento del totale della raccolta dei fondi comuni. Nel corso del 2016 la raccolta lorda dei fondi a scadenza si è ridotta «a causa delle numerose operazioni di razionalizzazione e fusione delle Sgr e per la maggiore concorrenza da parte dei fondi a scadenza di diritto estero».

Le motivazioni dell’indagine: la stima dei costi
La ricerca «propone una stima del costo complessivo dell'investimento nei fondi
comuni italiani. Mentre il Total expense ratio (Ter) è calcolato utilizzando direttamente le informazioni tratte dalle segnalazioni di vigilanza sulle provvigioni che gravano sul fondo, le commissioni di ingresso e uscita pagate dai risparmiatori sono stimate utilizzando il valore delle commissioni di sottoscrizione e di rimborso incassate dalle Sgr come riportate nei loro bilanci», spiegano gli autori. Questa stima «consente di calcolare i costi complessivi effettivamente sostenuti dagli investitori in fondi comuni, ma non di comparare la convenienza relativa tra i diversi fondi comuni: la stima riflette infatti, oltre che lo schema delle commissioni, anche l’ammontare della raccolta e dei rimborsi. Per questo motivo nella nota vengono utilizzate anche le informazioni sulle commissioni di sottoscrizione e rimborso contenute nei prospetti informativi dei singoli fondi (informazioni “ex ante”). L’utilizzo di queste
informazioni consente di analizzare la valutazione economica dell’investitore al momento di sottoscrivere le quote o chiederne il rimborso».

L’impatto cambia a seconda del fondo
«Il peso delle due componenti del Tsc – commissioni che gravano sul fondo e commissioni direttamente pagate dall’investitore – è differente a seconda del tipo di fondo», continua la ricerca. «In base ai dati di bilancio delle Sgr, le commissioni a carico dell’investitore sono più rilevanti per i fondi bilanciati, per quelli obbligazionari e per quelli flessibili. Per questi tipi di fondi la quasi totalità della raccolta ha riguardato fondi che avevano commissioni di sottoscrizione e rimborso, indicando una netta preferenza degli investitori per tale tipologia. Anche l’andamento del Tsc varia a seconda del tipo di fondo; nel 2016 è aumentato per i fondi obbligazionari e monetari, mentre è diminuito per gli
altri tipi di fondi».

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