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La campagna di Bolloré nel pantano

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La campagna di Bolloré nel pantano

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La campagna d’Italia di Bolloré finisce nel pantano. All’impasse su Mediaset, si aggiunge sorprendentemente anche quello su Telecom, nonostante Vivendi non abbia tuttora rivali nell’azionariato. Il piano di sterilizzazione dei diritti di voto in Mediaset, per la parte superiore al 10%, è una soluzione temporanea per congelare gli effetti della partecipazione assunta, secondo l’Agcom, in violazione delle regole del Tusmar, il Testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici, ma finché non sarà sciolta la triangolazione vietata con Telecom, la media company transalpina che fa capo al finanziere bretone rischia di avere le mani legate su tutti i fronti.

Quale fosse l’effettivo disegno di Vivendi non l’hanno capito bene nemmeno gli analisti che seguono il gruppo parigino che, da parte sua, finora ha solo ripetuto il ritornello della Netflix europea. Telecom doveva essere un tassello di questo disegno, così come Mediaset. Ma con Mediaset è finita alle carte bollate per il contratto disatteso su Premium. Mentre l’offensiva borsistica che ha portato i francesi a ridosso della soglia dell’Opa nel Biscione rischia di trasformarsi in una Caporetto.

Fintanto che l’intreccio vietato non sarà definitivamente rimosso, ogni accordo tra Vivendi, Mediaset e Telecom non potrebbe essere autorizzato dall’Agcom. Mentre è dubbio che Vivendi abbia la possibilità di muoversi nel campo dei contenuti - vedi la joint ipotizzata tra Canal Plus e Tim Vision - senza aver prima ceduto la quota in eccesso nel gruppo televisivo della famiglia Berlusconi. A ulteriore complicazione di una situazione che i francesi sono riusciti a rendere ogni giorno più intricata, sbagliando tutte le mosse, c’è il fatto che la Consob ha decretato la sussistenza del controllo da parte di Vivendi su Telecom (con conseguente obbligo di consolidamento del debito che l’Amf transalpina dovrebbe far valere) e che questo fa scattare, senza più alcun dubbio, l’obbligo di notifica al Governo, aprendo la procedura per l’eventuale esercizio dei poteri speciali. L’accavallarsi degli interventi istituzionali rende incerto sia l’esito del riassetto al vertice di Telecom, alla cui guida come ceo sembrava destinato ad approdare a fine mese l’israeliano Amos Genish, sia il risultato finale della partita che Bolloré sta giocando in Italia a carte coperte.

All’Agcom i legali di Vivendi hanno comunicato che la scelta se scendere in Telecom o Mediaset è caduta su quest’ultima. Ma nulla vieta che, se si presentasse l’occasione di cedere la problematica partecipazione nelle tlc senza uscirne con le ossa rotte, Vivendi possa ripartire all’attacco di Mediaset, dato che non ci sarebbero più i vincoli del Tusmar a impedirlo. Con il piccolo particolare che però, nel frattempo, Fininvest ha alzato le barricate e la primavera prossima potrà salire oltre il 49% dei diritti di voto in Mediaset. L’unico accordo possibile, sulla carta, passerebbe da un assegno a 9 zeri, ammesso che possa vincere le resistenze della famiglia in arrocco. La Borsa però non sconta ancora questo scenario, visto che il titolo Mediaset è precipitato ai minimi dell’anno, sotto quota 3 euro. Uno scivolone di quasi il 5%, che ha schiacciato le quotazioni fino a 2,94 euro, a riflettere per ora solo il fatto che i francesi, per l’appunto, hanno le mani legate.

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