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Telecom, in bilico la nomina di Genish

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Telecom, in bilico la nomina di Genish

È a rischio il riassetto al vertice Telecom, ipotizzato per fine mese, quando - il 28 o il 29 - si riunirà il consiglio. La compagnia di tlc, dopo l’uscita di Flavio Cattaneo a fine luglio, è tuttora senza amministratore delegato. O meglio, tutte le deleghe, tranne quelle su Sparkle e la sicurezza, sono state attribuite ad interim al presidente Arnaud de Puyfontaine, che è anche ceo di Vivendi, proprio a partire dal giorno in cui la media company transalpina aveva dichiarato l’avvio dell’attività di direzione e coordinamento. L’ipotesi di costituire un triumvirato di vertice con presidente De Puyfontaine, ad l’attuale vice-presidente Giuseppe Recchi e direttore generale l’ex ad di Gvt Amos Genish non si era concretizzata, ma De Puyfontaine aveva promesso una soluzione per fine settembre.

Nel frattempo Genish, che era chief convergence officer di Vivendi, si è dimesso dall’incarico e a fine luglio è stato nominato direttore operativo di Tim, pur con un contratto di consulenza in attesa di completare l’iter burocratico per il riconoscimento del titolo di studio e il permesso di soggiorno. Iter che sarebbe ormai a buon punto tanto che si ipotizzava la nomina del manager israeliano a amministratore delegato in occasione della due-giorni di fine settembre che vedrà i consiglieri riuniti per la disamina delle strategie aziendali. Il manger israeliano nel frattempo ha passato in rassegna tutte le prime linee del gruppo, con le quali sta già impostando il lavoro anche se al momento non dispone ancora di poteri di firma. Da parte sua De Puyfontaine esercita l’interim in Telecom dividendo gli impegni della sua settimana lavorativa tra Parigi e Roma.

La nomina dell’ad a fine mese avrebbe dovuto porre fine allo stato di provvisorietà alla quale è appesa l’operatività di Telecom, in un contesto a tutti gli effetti eccezionale che non agevola la gestione del business. A complicare la situazione per i francesi è però la valenza strategica degli asset del gruppo che impone il vaglio ai fini dell’eventuale applicazione dei poteri speciali da parte del Governo. Lo studio Chiomenti (in particolare il partner Filippo Modulo) sta lavorando per preparare la notifica ed evitare la multa per un minimo di 300 milioni che potrebbe scattare per omessa comunicazione, prima che della riunione conclusiva - prevista per il 25 settembre - del comitato golden power. I termini sarebbero scaduti lo scorso 7 agosto, ma la scadenza non dovrebbe essere giudicata perentoria.

Ad ogni modo, sia che intervenga una notifica volontaria, seppur tardiva, sia che si stabilisca l’obbligo di notifica, il passaggio darebbe il via a una seconda fase di analisi nel corso della quale il Governo dovrebbe valutare se sussitano o meno gli estremi per esercitare i poteri speciali previsti dal Dl 21/2012. La notifica - da inoltrare con apposita modulistica - deve essere accompagnata da un’informativa esauriente dell’operazione (l’avvio dell’attività di direzione e coordinamento), includendo anche la descrizione dell’assetto di governance.

In questo contesto, secondo un’interpretazione della normativa, l’efficacia dell’atto è sospesa fino a quando non sia stata completata la procedura e il Governo abbia sciolto la riserva. Ogni atto in violazione della sospensiva è considerato nullo. Di conseguenza, su un cambio dell’assetto di governance in corso d’opera potrebbe pendere il rischio di nullità. C’è già un precedente recente, seppure riguardante una diversa procedura. Telecom aveva dovuto “congelare” l’assetto di vertice - tant’è che Recchi era rimasto alla presidenza di Telecom per un mese nonostante l’assemblea avesse rinnovato il consiglio - mentre era in corso il vaglio dell’Antitrust Ue sul controllo di fatto di Vivendi sulla compagnia telefonica. Secondo altre valutazioni, però, non prevedono questa eventualità le norme in materia di golden power, che sono derogatorie di libertà fondamentali a livello comunitario e non suscettibili di interpretazioni estensive.

Situazione complessa, dunque, e in continuo divenire. Intanto da Roma arriva un segnale di attenzione all’evoluzione della vicenda. Secondo quanto riferito da fonti parlamentari, durante l’audizione al Copasir di ieri, il premier Paolo Gentiloni avrebbe assicurato che il Governo è consapevole del valore «strategico» della rete gestita da Telecom Sparkle e userà «tutti gli strumenti che la legge mette a disposizione» per tutelare l’asset.

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