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Le materie prime rilanciano i noli marittimi: Baltic Dry Index al…

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Le materie prime rilanciano i noli marittimi: Baltic Dry Index al record da tre anni

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Il commercio di materie prime sta andando a gonfie vele, nonostante le crescenti tentanzioni protezioniste. E il settore dei trasporti marittimi comincia a intravvedere la fine di un lungo periodo di crisi.

Ad accendere le speranze è il Baltic Dry Index, riferito ai noli di carichi secchi, come il carbone o i cereali, salito ai massimi da quasi tre anni: ieri ha raggiunto quota 1.361 punti, un livello che non toccava da novembre 2014 e che è quasi doppio rispetto all’estate scorsa. Solo negli ultimi due mesi il rialzo è stato del 50% e le prospettive sono rosee.

«È iniziato un nuovo ciclo», dichiara senza esitazione Enrico Paglia, research manager di Banchero Costa, società genovese tra i maggiori broker marittimi al mondo. Dopo anni di difficoltà – culminati nel 2016, vero annus horribilis del settore – i noli sono tornati ad essere remunerativi per tutti i segmenti della flotta.

Le navi “dry” di stazza maggiore, le Capesize (120-190mila tonnellate), viaggiano a circa 20mila $ al giorno, le Panamax (74-84mila tonnellate) hanno superato 12mila $: noli ancora lontani dai livelli record raggiunti una decina di anni fa (il Baltic Dry era schizzato oltre quota 11.000 nel 2008) ma che garantiscono margini generosi rispetto ai costi operativi.

Il mercato è sempre stato piuttosto volatile e soggetto a stagionalità. Ma stavolta non dovrebbe trattarsi di una fiammata temporanea. «I fondamentali sono migliorati – spiega Paglia – L’economia mondiale ha messo la quarta e il commercio di tutte le commodities sta andando decisamente meglio in termini di volumi trasportati».

L’elemento chiave della svolta è però forse un altro: il settore sta superando un problema che sembrava essersi cronicizzato, ossia l’eccesso della capacità di stiva. «Per una ventina d’anni – prosegue Paglia – la flotta è cresciuta in modo quasi ininterrotto, ma per il 2018 ci aspettiamo che per i dry bulk rimanga immutata. Un po’ di cautela è d’obbligo, perché gli ordini di nuove navi stanno ripartendo, ma per ora nulla di preoccupante».

Come sempre quando si parla di materie prime, la Cina ha avuto un ruolo cruciale nella ripresa dei noli per i carichi secchi. Dopo un periodo di declino, le sue importazioni di carbone quest’anno sono aumentate di oltre il 20%, un boom che dipende in gran parte dalle politiche ambientali di Pechino, che hanno portato alla chiusura di molte miniere e quindi a un calo della produzione domestica.

Per ragioni analoghe (e benché le misure anti-smog non abbiano risparmiato le acciaierie) anche l’import di minerale di ferro ha continuato a correre, tanto che nel 2017 potrebbe superare per la prima volta un miliardo di tonnellate.

Anche le importazioni cinesi di soia sono ai massimi storici, con picchi di oltre 10 milioni di tonnellate al mese quest’estate.

Non è però soltanto la Cina a trainare i noli marittimi. Secondo il Fondo monetario internazionale l’economia globale crescerà del 3,5% quest’anno e del 3,6% il prossimo, in accelerazione rispetto al +3,2% del 2016, e gli scambi commerciali si sono ripresi di conseguenza, anche se di nuovo – com’è accaduto per la prima volta l’anno scorso – l’espansione dovrebbe essere inferiore a quella del Pil: l’Organizzazione mondiale per il commercio si attende un incremento del 2,4%, contro il +1,3% del 2016.

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