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Mps, il Mef riscrive le regole Si apre la partita del rinnovo

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Mps, il Mef riscrive le regole Si apre la partita del rinnovo

A Siena il Tesoro si prepara a cambiare le regole del gioco. Ormai azionista di controllo della banca più antica del mondo, secondo le informazioni raccolte da Il Sole 24 Ore Via XX settembre sta lavorando alla riscrittura di alcune parti dello statuto. In particolare quelle che nell’attuale formulazione non consentirebbero di esercitare il potere derivante dal 52,1% di cui dispone, destinato a salire al 70% dopo lo scambio dei bond.

Sì, perché in base alla più volte rimaneggiata carta costituzionale di Rocca Salimbeni, prima pensata per esaltare il dominio della Fondazione senese e poi per sterilizzarlo, oggi non basta avere la maggioranza per comandare: la lista che in assemblea ottiene il maggior numero delle preferenze si accaparra soltanto la metà dei posti in consiglio; gli altri sono ripartiti tra le altre formazioni. Una situazione chiaramente inaccettabile per lo Stato oggi azionista di maggioranza, ma che rischia di rendere la banca ingovernabile anche non appena inizierà il percorso di ri-privatizzazione: di qui, appunto, le modifiche allo studio da parte del Tesoro, insieme ai legali di Orrick. Oltre all’articolo 15, quello che disciplina la composizione del board, si stanno studiando altri interventi mirati: nel mirino, ad esempio, c’è il comma 5 dell’articolo precedente, che su alcune modifiche statutarie prevede un’adesione pari almeno al 60% degli aventi diritto (cioè del capitale esistente), una maggioranza bulgara che mal s’adatta a una banca destinata a tornare sul mercato.

Con ogni probabilità le modifiche saranno portate all’assemblea di metà novembre, quella che dovrebbe rinnovare il board. L’obiettivo, secondo quanto trapela da tre diverse fonti, sarebbe quello di effettuare la straordinaria con le modifiche allo statuto e subito dopo quella ordinaria per la nomina del nuovo cda; l’operazione è ardita, ma l’indubbia posizione di forza del Mef e gli oneri derivanti da una doppia convocazione a distanza di poche settimane spingerebbero a far convergere le due assemblee.

L’appuntamento, si diceva, dovrebbe tenersi per metà novembre. Un mese prima, dal Tesoro arriverà la lista per il rinnovo. Probabile che un’altra venga depositata da Generali, diventato secondo azionista con il 4,3% in virtù della conversione dei subordinati di cui era titolare: «Giocheremo un ruolo importante come secondo socio», ha dichiarato il ceo Philippe Donnet a inizio mese, e la prima occasione buona sarà il rinnovo del board. In cui il Leone potrebbe trovarsi a vestire i panni che in passato erano stati del concorrente Axa, capofila di una lista di minoranza comunque determinante.

Ma è sulla lista del Tesoro che si concentrerà l’attenzione. Sulla quale non si sarebbe ancora presa una decisione: del cda attuale l’unico che dovrebbe avere la conferma garantita è il ceo Marco Morelli. Per tutti gli altri posti in una prima fase si era ipotizzato un ricambio radicale, ma ora non ci sarebbero certezze. Alla fine del mandato mancano solo sei mesi, ma per molti sarebbe troppo rischioso confermare il cda attuale e trovarsi alla prese con il rinnovo proprio in periodo elettorale; di qui un’altra ipotesi: un ricambio solo parziale. Sta di fatto che i giochi sono apertissimi, dalla posizione del presidente Alessandro Falciai a quella di un altro consigliere di peso, Antonino Turicchi, entrato nella lista di Axa e poi diventato direttore al Mef con delega alle partecipazioni.

Anche perché nel frattempo il cda, reduce da un tour de force di 60 riunioni in 18 mesi, è pienamente operativo. Lo dimostrano l’attività serrata sul fronte delle parti correlate, tema sensibile anche per il nuovo cda visto che sono destinate a moltiplicarsi ora che il controllo è pubblico, il road show interno condotto da Morelli in questi giorni e quello di mercato nell’ultima settimana di settembre. Un passaggio preliminare al ritorno a Piazza affari, previsto entro la metà di ottobre: all’inizio del mese Consob dovrebbe avviare l’istruttoria sul nuovo documento di registrazione, per giovedì 5 è in agenda un cda della banca che potrebbe rivelarsi preliminare a un ritorno agli scambi per lunedì 9.

Il prezzo di riferimento sarà quello di 8,65 a cui sono stati convertiti i bond, valore che sconta multipli giudicati generosi dagli analisti, che prevedono un primo assestamento intorno a quota 5 euro. Poi i prossimi trimestri determineranno l’intonazione.

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