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Le Borse restano in alta quota in attesa della Fed

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Le Borse restano in alta quota in attesa della Fed

Mentre tra economisti, banchieri e gestori di capitali impreversano discussioni sulla sostenibilità dei rialzi delle Borse, è emerso quanto ancora le iniezioni di denaro sui mercati delle banche centrali anestetizzino gli investitori contro qualsiasi preoccupazione.

Nella settimana apena trascorsa, infatti, le azioni sono uscite indenni da notizie poco favorevoli: dal lancio di missili della Corea, che non ha impedito a Wall Street di toccare nuovi record, a un nuovo attacco terroristico a Londra, che ha lasciato più o meno indifferenti i listini europei e forse anche la City, dato che il suo ribasso sembra avere più a che fare con la possibile stretta sui tassi di interesse della Banca d’Inghilterra e con il conseguente rafforzamento della sterlina, che con un clima di paura. L’uragano Irma, poi, ha lasciato solo una flebile traccia. Lunedì scorso, quando i danni sono apparsi devastanti, ma non come nello scenario peggiore, si è comnciato a pensare all’indotto della ricostruzione e le azioni di New York hanno addirittura festeggiato; neppure l’impatto negativo del ciclone sui consumi (ieri sono state comunicate vendite al dettaglio Usa inferiori al previsto) non ha creato fastidi sui parterre.

Anche l’inflazione in cui si sono imbattuti gli operatori non li ha impressionati a lungo, e sono andati oltre. All’annuncio di una ripresa dei prezzi in agosto dopo sei mesi di calo, gli indici americani sono scesi un po’, senza perdere la tendenza di fondo.

Eppure questa volta il carovita dà segnali di ripresa sia negli Stati Uniti, sia in Europa (pure in Italia) e grazie al contributo dei beni del paniere di base, non solamente per l’apporto dell’aumento dei carburanti e per le spese sostenute nel dopo- Irma.

Prove tecniche da inflazione si sono verificate più che altro sul mercato dei titoli di Stato e dei cambi.

Il dollaro è balzato contro le principali valute. Sullo yen ha avuto vita facile, data la maggiore debolezza relativa delladivisa giapponese, che è rimasta l’unica su cui non si attende un restringimento della banca centrale. Contro euro ha ritrovato slancio immediato, ma gravita non lontano dai minimi raggiunti velocemente a fine giugno (il cambio planò oltre 1,21), quando il presidente della Banca centrale europea Mario Draghi fece intravedere il ridimensionamento degli stimoli monetari. Sulle obbligazioni, invece, qualche segnale di allarme per l’insaprimento delle condizioni finanziarie derivanti dall’inflazione è rimasto, poiché le vendite in favore di investimenti più appetibili hanno alzato i rendimenti su entrambe le sponde dell’Oceano. I titoli governativi statuinitensi, tuttavia, hanno patito soprattutto sulle scadenze brevi, e meno su quelle lunghe. In parte perché non si crede che la banca centrale americana debba alzare molto i tassi di interesse; in parte, perché la Federal Reserve durante la sua manovra espansiva ha acquistato soprattutto Treasury con scadenze tra 1 e 5 anni, che saranno i più penalizzati con la contromisura di riduzione del bilancio. E’ paradossale che l’effetto più incisivo sui prezzi delle attività finanziarie provenga ancora dall’abbandono dei piani straordinari delle banche centrali, avviati proprio per dare ossigeno all’economia e ai mercati in un circolo virtuoso. Tuttavia, si aprono nuovi spiragli a cui possono aggrapparsi gli investitori. A Washington, Donald Trump sembra avere più consenso dopo l’accordo con i democratici sul tetto del debito e la riforma fiscale prende vagamente forma. In Europa la riconferma di Angela Merkel alle elezioni tedesche (il 24 settembre) concederebbe alla cancelliera un atteggiamento più morbido in sede europea, a favore della ripresa di tutti i Paesi. Nell’eurozona la speranza di incentivi fiscali non è ancora incorporata nelle quotazioni, e servirebbe a compesare il ritiro, per quanto graduale, del braccio monetario delle banche centrali dai mercati. Se la liquidità scende, il terreno delle Borse torna neutrale e mette in risalto i valori fondamentali de titoli. Mercoledì prossimo la riunione della Fed potrebbe annunciare le modalità del programma di drenaggio.

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