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Tim, si studia la cessione della rete

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Tim, si studia la cessione della rete

  • –Laura Serafini

Il governo italiano avvierà la prossima settimana la procedura per valutare l’utilizzo dei poteri di golden power su Tim. Ma con tutta probabilità non inferirà un colpo letale al gruppo telefonico, ora controllato con una partecipazione del 23,94% da parte dei francesi di Vivendi, quale potrebbe essere la richiesta del pagamento di una multa per il ritardo nella notifica della presa di controllo - o meglio di «una direzione e coordinamento» come ha indicato Vivendi venerdì scorso del documento notificato a palazzo Chigi. L’esecutivo darà un segnale per rimarcare la fermezza nella volontà di tutelare degli asset strategici italiani - al momento identificati in Sparkle e Telsi. Nella realtà, però, dietro le quinte c’è un dialogo intenso. Che va oltre i destini delle due realtà societarie evocate per sostenere la campagna della sicurezza nazionale.

La vera partita si gioca sulla rete fissa della ex Telecom Italia, nonostante le reiterate smentite della società telefonica, ribadite anche ieri al Sole24Ore: «fonti ufficiali di Tim negano che ci sia alcun progetto di scorporo o cessione della rete.Lo stesso presidente dell’Organo di Vigilanza, nominato da Agcom, ha dichiarato che non ve ne è necessità». Un conto è la necessità, un conto sono gli interessi, quelli dei francesi e del governo italiano, che potrebbero arrivare a convergere in tempi non così remoti. La tabella di marcia sicuramente tiene conto del bilaterale Italia-Francia che si terrà il prossimo 27 settembre, e che avrà al centro il dossier Fincantieri-Stx-Naval Group sulla governance della nuova alleanza della cantieristica civile e militare. Già il 25 settembre la presidenza del Consiglio prenderà una posizione sull’utilizzo dei poteri speciali, anche se dovrebbe considerare valida la notifica di Tim di venerdì scorso, senza contestare il ritardo, facendo così decorrere i 15 giorni (prorogabili per altri 10) che servono per valutare gli estremi per il golden power. Se lo scenario sarà confermato, sarà il segnale che il negoziato vero e proprio prenderà il via.

«Andiamo verso un periodo in cui le relazioni economiche internazionali saranno più dure, e dunque l’Italia deve avere anche la capacità di essere assertiva quando deve difendere le proprie posizioni. Questo vale quando applichiamo finalmente, per la prima volta, il golden power, e quando a Bruxelles difendiamo il principio per cui non si possono indebolire gli strumenti anti dumping per fare un favore alla Cina» ha detto ieri il ministro per lo Sviluppo economico Carlo Calenda.

L’operazione alla quale si lavora dietro le quinte prenderebbe le mosse da un piano studiato nei mesi scorsi dai francesi e anticipato lo scorso 30 luglio da IlSole24Ore. Il progetto passa per una scissione proporzionale della società telefonica in due realtà che si troverebbero di conseguenza quotate in Borsa e controllate da Vivendi al 23,94%: una Tim della rete, in cui confluirebbero anche Sparkle e Telsi (le due società oggetto dell’esame per il golden power), e una Tim servizi, sostanzialmente equiparabile ad altri Olo come Vodafone o Wind. Una volta raggiunta la determinazione politica, conseguente probabilmente anche a un accordo tra governi, e individuato un punto di equilibrio con Vivendi sulle condizioni economiche, la quota di controllo di Tim Rete sarebbe rilevata dalla Cassa depositi e prestiti, che ha già le risorse per gestire l’operazione (derivate anche dalla revisione con il Mef delle condizioni del conto tesoreria). Tra il dire e il fare ovviamente c’è in mezzo un mare di dettagli che rende il processo tutt’altro che agevole e scontato. Il tema cruciale è legato al valore riconosciuto a Tim rete, il personale che vi verrebbero scorporato e soprattutto il debito, che peserebbe sulla rete per almeno 12 miliardi. Se la società valesse tra 6-7 miliardi l’operazione sarebbe alla portate delle risorse di Cdp, che dovrebbe sborsare meno di 2 miliardi. Gli appassionati degli scenari immaginano che le risorse così incassate da Vivendi potrebbe tornarle utili in vista di un accordo su Mediaset. Restando in tema di cosa potrebbe accadere in un futuro, probabilmente più lontano, potrebbe essere valutata la fusione tra Tim Rete e Open-Fiber, con il risultato che quest’ultima si troverebbe quotata.

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