Finanza & Mercati

Pirelli in Borsa il 4 ottobre. Tronchetti lascerà tra due anni

  • Abbonati
  • Accedi
Ritorno a PiAzza Affari

Pirelli in Borsa il 4 ottobre. Tronchetti lascerà tra due anni

«Dalle attività in sede di premarketing, emerge uno straordinario interesse per l'operazione, non solo a livello italiano, ma anche internazionale. E' la più importante Ipo del 2017 in Europa». Il primo termometro dell'operazione di ritorno in Borsa di Pirelli, rappresentato dalle parole di Marco Graffigna, head of equity capital markets di Banca Imi, sembra segnalare una prima risposta positiva degli investitori all'offerta pubblica di vendita avviata oggi e relativa a 350 milioni di azioni Pirelli, pari al 35% del capitale del gruppo dei pneumatici (quota che potrà salire a 400 milioni di titoli, pari al 40%). Per il momento, l'intervallo di prezzo a cui le azioni Pirelli vengono proposte è di 6,3-8,3 euro per azione: vale a dire una valorizzazione di tutta la società (che avrà 1 miliardo di azioni totali) compreso tra i 7,3 e gli 8,3 miliardi di euro. Quando fu tolta dal listino di Piazza Affari due anni fa, con una offerta pubblica sul mercato, Pirelli venne valutata 7,5 miliardi di euro. Da allora l'azienda ha subito alcune trasformazioni: è più piccola -perchè i pneumatici per camion sono stati scorporati in una nuova società, Prometeon ; è più focalizzata sui pneumatici di alto valore e quindi con maggiori margini economici - quelli per le auto di lusso e di calettamento pari o superiore ai 18 pollici ; ha più debiti finanziari netti, passati da 1,2 miliardi di euro a fine 2015 a 4,2 miliardi di giugno.

Dividendi a partire dal 2019 in misura del 40% del risultato netto
La Pirelli che si presenta in Borsa, oltre a una rifocalizzazione sul segmento "high value" dei pneumatici, - ha comunque precisato il vice presidente e ceo Marco Tronchetti Provera - ha anche una struttura finanziaria «più solida» e questo «ci permetterà di distribuire dividendi a partire dal 2019 in misura del 40% del risultato netto». Presentando la quotazione in Borsa dal quartiere generale della Bicocca, il manager ha spiegato: «Abbiamo ridotto il debito (dopo che aveva toccato i 5 miliardi a fine 2016, ndr) a un livello per cui la società è finanziata a livello 'investment grade' : abbiamo ridotto il debito grazie a 600 milioni dalla separazione delle attività autocarro, 1,2 miliardi di aumento di capitale, e 500 milioni di cash flow (flussi di cassa, ndr) nell'ultimo biennio: questo ha prodotto una velocissima riduzione del debito che ci ha permesso di andare in Borsa prima del previsto. A fine anno avremo un rapporto debito netto/ebitda inferiore alle 3 volte e scenderà sotto le 2 volte al 2020».

La nuova Pirelli offrirà le sue azioni prevalentemente a investitori professionali e istituzionali: il 90% dell'offerta infatti sarà rivolta a questi soggetti, mentre ai piccoli risparmiatori sarà riservato il restante 10% (35 milioni di azioni).

Post quotazione cinesi al 45-49% del capitale, russi al 5-6%
In base all'andamento dell'operazione di quotazione, che prevede il collocamento di una quota compresa tra il 35% e il 40% del capitale di Pirelli, l'azionariato della società - a seguito dello scioglimento della holding Marco Polo che attualmente detiene l'intero capitale - vedrà ChemChina con una partecipazione compresa tra il 45% e il 49%, Camfin tra il 10% e il 12% circa mentre i russi di Lti tra il 5% e il 6 %. I soci saranno vincolati a non cedere altre partecipazioni nei successivi 6-12 mesi dalla quotazione che avverrà il 4 ottobre: «Nessuno ha manifestato voglia di vendere ne' i russi ne' Camfin» ha comunque assicurato Tronchetti Provera.

Con governance ChemChina mostra rispetto per mercato e minoranze
ChemChina invece resterà come primo azionista, ma non avrà più la maggioranza assoluta e dovrà rispettare vincoli ben definiti sul sistema di governo della nuova Pirelli. Gli azionisti cinesi di Pirelli, ha dichiarato in proposito Tronchetti Provera, attualmente al 65% e destinati a scendere fino a un massimo del 45% con la quotazione, hanno dimostrato «rispetto per le minoranze» e «per il mercato»: «Non solo hanno rinunciato alla direzione e coordinamento e sono scesi sotto il 50%», ma «si sono posti i limiti delle best practice» di governance e, con la condizione del via libera del 90% dei soci per procedere al trasferimento della sede e della tecnologia di Pirelli, «si sono posti un vincolo non bypassabile se non dal mercato in caso di Opa». «Hanno accettato le varie condizioni di governance che abbiamo messo sul tavolo - ha aggiunto il manager ripercorrendo l'alleanza con ChemChina degli ultimi due anni - anche perchè era una occasione di dimostrare rispetto per le minoranze e rispetto per le regole del mercato».

Tronchetti Provera: tra due anni momento giusto per uscire da azienda

Negli accordi tra l'azionista cinese e Tronchetti Provera, definiti nel patto tra ChemChina e Mtp&C, uno dei temi centrali è il percorso di successione che, a partire dal 2020, porterà all'uscita dello stesso manager, punto di riferimento del gruppo da oltre 25 anni. «Oggi ho 70 anni, penso che a 72 anni sia il momento giusto per vedere da fuori l'azienda: sarò comunque sempre vicino a Pirelli» ha annunciato Tronchetti Provera «Il nome del mio successore è sempre dentro una busta. E' così da anni. Ho cambiato spesso il nome». Tronchetti ha poi fatto capire che il suo successore designato, al momento, è un manager «interno alla sua squadra». In base a quanto pattuito, la procedura di successione è avviabile dal primo novembre 2019 mediante indicazione al comitato nomine dei nomi dei candidati da parte dello stesso Tronchetti. L'iter prevede poi l'incarico a una società di risorse umane per la valutazione delle candidature e infine la delibera del comitato nomine su proposta del vicepresidente e a.d: l'ultimo passaggio è l'inserimento del candidato nella lista di ChemChina da sottoporre all'assemblea degli azionisti di Pirelli.

Nessuna fretta di vendere quote in Mediobanca e Rcs
Infine una battuta di Tronchetti Provera sulle strategie del gruppo in merito alle quote detenute in Mediobanca (1,79%) e Rcs Mediagroup (4,7%). «Non abbiamo fretta di vendere ne' l'una ne' l'altra» ha detto sinteticamente. La quota di Mediobanca, ha spiegato, è vincolata al patto di sindacato «fino a fine anno», «Rcs l'abbiamo fatta bene a tenere» ha aggiunto in riferimento alla risalita delle quotazioni in Borsa del gruppo editoriale.

(Il Sole 24 Ore Radiocor Plus)

© Riproduzione riservata