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Deal da 212 miliardi per i fondi chiusi

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Deal da 212 miliardi per i fondi chiusi

Disponibilità di capitali e condizioni favorevoli del credito hanno spinto le transazioni globali dei fondi di private equity ai massimi degli ultimi dieci anni. L’ammontare complessivo dei deal dei fondi chiusi ha raggiunto i 212 miliardi di dollari. I dati emergono da un report di Thomson Reuters, commentato ieri dall’F, secondo il quale le operazioni di buyout sono aumentate di circa il 25% nei primi nove mesi dell’anno, arrivando a pesare per circa un decimo delle attività di M&A (merger and acquisition), ai massimi dal 2007 quando si toccò i 526 miiardi di dollari di transazioni.

Certo a fare la differenza sono state operazioni di un certo peso, che hanno impennato la curva dell’ammontare complessivo dei deal. A partire dall’acquisizione di Toshiba da 18 miliardi di dollari da parte di un consorzio guidato da Bain Capital. A cui si aggiunge l’acquisizione di Staples da 6,9 miliardi di dollari da parte di Sycamore Partners, definita dai commentatori una vera e propria scommessa consideratao lo stato di salute dell’industria retail insediata da una concorrenza crescente dell’e-commerce. E anche il buyout da parte di Hellman & Friedman sulla scandinava Nets, specializzata in pagamenti digitali, per un ammmontare di 5,3 miliardi di dollari.

Se si guarda allo spaccato geografico, in Europa le transazioni hanno raggiunto i 69 miliardi di dollari nei primi tre trimestri del 2017, con un balzo del 60% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Allo stesso tempo negli Stati Uniti si è registrata una crescita del 31% raggiungendo i 105 miliardi di dollari. In controtendenza, invece, l’area dell’Asia Pacifico, che ha visto dimezzarsi i controvalori dei deal a 24 miliardi di dollari, rispetto al 2016.

Il trend, per altro, sembra potersi confermare anche nell’ultimo quarto dell’anno. Multinazionali di diversi settori stanno, infatti, valutando cessioni di divisioni che potrebbero far gola ai private equity. È il caso, ad esempio, della messa in vendita da parte di Unilever della divisione che ha in portafoglio i marchi Flora e Stork, nel tentativo di aumentare la redditività del gruppo e di ridefinire il core business, dopo aver respinto l’offerta di Kraft a inizio anno. Stessa cosa si dica per Akzo Nobel , che dopo aver rifiutato l’offerta di Ppg, vorrebbe ora rifocalizzare il proprio business attraverso la cessione di divisioni non core come quella chimica. Cessione non andata in porto in primavera. E del novero fa parte anche Sanofi , che ha dato mandato per la cessione della divisione farmaci generici.

Una fine d’anno, quindi, che potrebbe riservare ancora delle transabioni miliardarie, anche se i massimi del 2007 sono un target non attaccabile. Almeno nel 2017.

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