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Rating Italia, un miglioramento potrebbe valere 30 punti di spread per i BTp

in attesa di moody’s

Rating Italia, un miglioramento potrebbe valere 30 punti di spread per i BTp

(Bloomberg)
(Bloomberg)

È davvero improbabile che questa sera Moody’s, quando dovrà pronunciarsi sul debito italiano, possa migliorare il rating. Anzi, il rischio è semmai quello opposto di un nuovo abbassamento del giudizio, visto che dallo scorso dicembre l’agenzia statunitense riserva al nostro Paese un outlook negativo. Una promozione, sarebbe la prima addirittura dal 2002 da parte di una delle «tre sorelle», potrebbe avere un impatto significativo sui nostri BTp, riducendone i rendimenti proprio come è accaduto qualche settimana fa al Portogallo dopo che S&P ha aumentato il merito di credito a «Bbb-».

Quanto può valere un cambio di rating
Quanto può valere davvero in termini di spread un upgrade è difficile da stabilire a priori, perché la reazione degli investitori varia da caso a caso e anche in base alle differenti situazioni di mercato. Il rating poi, nonostante rappresenti un indicatore della solidità di un emittente e sia un valore che può condizionare la costruzione di un portafoglio o di un fondo, è ovviamente ben lontano dal rappresentare l’unico parametro sul quale le decisioni di investimento vengono adottate. Pur tenendo conto di queste avvertenze, gli analisti di UniCredit Research hanno tuttavia provato a dare un valore a un simile evento per tutti i Paesi ex-Piigs, Italia compresa quindi, attraverso un’analisi empirica basata sul comportamento dei mercati nel recente passato.

GLI EX-PIIGS A CONFRONTO

La base di partenza
Il risultato, che non può certo definirsi sorprendente, è che la sensibilità dei rendimenti a un cambiamento di giudizio da parte di S&P e soci è tanto maggiore quanto più basso è il rating di partenza. «Questo perché - spiega Luca Cazzulani, strategist sul reddito fisso di UniCredit Research - via via che ci si muove verso la parte più bassa della scala si possono materializzare vendite forzate aumentando così la volatilità». Anche nei momenti in cui l’avversione al rischio è maggiore (come per esempio durante la crisi del debito del 2011-2012) i movimenti sono in genere più pronunciati, proprio perché gli investitori possono chiedere tassi molto più elevati per compensare l’aumento del rischio.

Quella attuale, osserva UniCredit, è per fortuna una fase caratterizzata da una tensione molto minore sui mercati, e anche la risposta degli investitori alle promozioni e alle bocciature delle agenzie può essere meno rilevante. Ciò non toglie che gli spread delle obbligazioni del Portogallo si siano ridotti di ben 30 punti base nei confronti del Bund tedesco, ma anche rispetto ad altri titoli della «periferia» europea dopo l’azione di Standard & Poor’s (che fra l’altro ha riportato il Paese al di sopra dello status di junk bond, o spazzatura).

OCCHIO AL RATING
La quota di BTp detenuta dagli investitori esteri e il rating di S&P sull'Italia (Fonte: Bloomberg, UniCredit Research)

Un impatto simile e valutabile appunto in 30 centesimi di punto ci si potrebbe aspettare, secondo UniCredit, anche per i nostri BTp, se qualcuno prima o poi decidesse di migliorare il giudizio a nostro carico. Una promozione da parte di S&P nei confronti della Spagna lo scorso venerdì (che molti ritenevano probabile, ma che alla fine non si è poi materializzata per l’incertezza creata dal referendum catalano) sarebbe valsa 15 punti, mentre per l’Irlanda , che ormai viaggia con giudizi attorno alla «A», non ci sarebbero particolari reazioni perché «il mercato sembra aver già prezzato un aumento del rating».

Tornando all’Italia, i valori sul piatto non sarebbero dunque poca cosa, il calendario delle agenzie è molto serrato - dopo Moody’s sarà la volta di Fitch (20 ottobre) e S&P (27 ottobre) - ma nessuno si fa illusioni soprattutto per l’incertezza legata alla situazione politica e alle incombenti elezioni. «Dopo il Portogallo ci aspettiamo che la tendenza alla variazione in positivo dei rating della periferia europea possa proseguire», avverte Cazzulani. Il problema è capire quando (e soprattutto se) toccherà al nostro Paese.

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