Finanza & Mercati

Crescita, banche centrali e prezzi. Per i mercati rischio Triangolo…

equilibri instabili

Crescita, banche centrali e prezzi. Per i mercati rischio Triangolo delle Bermuda?

Una crescita economica moderata e con inflazione in rallentamento, banche centrali che si apprestano a ridurre le misure di stimolo adottando una politica monetaria più restrittiva e infine mercati che attraversano una fase di maturità del ciclo durante la quale le valutazioni non sono più certo a sconto. Tre elementi che difficilmente possono coesistere nella realtà attuale del mondo finanziario senza arrivare irrimediabilmente a confliggere, con evidenti ripercussioni sulle scelte del risparmiatore.

INCROCI PERICOLOSI
(Fonte: Nordea)

In pratica sembra dunque un vero Triangolo delle Bermuda quello che si apprestano ad attraversare i mercati in quest’ultimo scorcio del 2017 che non ha certo risparmiato soddisfazioni agli investitori, come del resto gli anni immediatamente precedenti. Non è detto che la navigazione attraverso le correnti si riveli necessariamente disastrosa, ma qualche rischio di fronte si pone, inutile negarlo.

I tre incroci pericolosi
«L’economia attraversa uno scenario post reflazionistico in cui la crescita rallenta e l’inflazione resta bassa, al tempo stesso le banche centrali stanno progressivamente riducendo la liquidità con la quale negli ultimi anni hanno inondato mercati le cui valutazioni hanno ora raggiunto un livello storicamente elevato: tre situazioni - spiega Witold Bahrke, Senior macro Strategist di Nordea - che non possono evidentemente restare affiancate a lungo». Quale dei tre elementi cederà per primo? Dalla risposta dipende gran parte del futuro dei listini azionari e di quelli obbligazionari, almeno a breve termine.

Gli scenari estremi...
Dovesse essere l’economia ad accelerare, magari grazie a una ripresa della locomotiva Usa spinta (finalmente) da una politica fiscale davvero espansiva dell’amministrazione Trump, resterebbero ragioni sufficientemente valide perché la fase rialzista dei mercati possa proseguire, anche in presenza di una politica restrittiva da parte delle Banche centrali. Lo scenario non sarebbe altrettanto positivo se a «cedere» fossero invece gli investitori e sui mercati si assistesse a un’ondata di avversione al rischio: in questo caso quella che molti giù definiscono una «bolla speculativa» potrebbe davvero scoppiare, o quantomeno ridimensionarsi a danno soprattutto di chi è entrato per ultimo sui mercati.

... e la soluzione più «tranquilla»
Tra le alternative più estreme esiste però anche una soluzione intermedia: i mercati potrebbero incontrare, nei prossimi mesi o all’inizio del nuovo anno, una correzione più o meno significativa, che da un lato potrebbe ridimensionare le valutazioni di certi asset e dall’altro, dopo il primo scossone, le Banche centrali potrebbero anche optare per una politica monetaria meno aggressiva di quanto gli investitori stiano temendo. «Di solito - nota Bahrke - occorre un calo del 10% delle azioni o un aumento di 100 punti base degli spread dei titoli high yield per convincere la Federal Reserve a cambiare sul serio direzione: credo che questo possa avvenire a fine anno o nei primi mesi del 2018, limitando i ribassi potenziali delle attività rischiose».

Condizioni simili potrebbero favorire una fase di navigazione più tranquilla, con qualche scossone sì, ma tale da traghettare nel medio-lungo termine i mercati fuori dal Triangolo delle Bermude. In questa fase Nordea mantiene un occhio di riguardo per i titoli di Stato dei Paesi «core», che «godono del sostegno di fattori sia ciclici, sia strutturali». Tra i primi, Bahrke cita «l’inflazione che si manterrà al di sotto dell’obiettivo delle Banche centrali», mentre a livello strutturale sono le stesse dinamiche demografiche (cioè il progressivo invecchiamento della popolazione nei Paesi sviluppati) a mantenere basso il livello di equilibrio dei tassi.

Quell’Europa così connessa
Osservandoli con attenzione, i fattori che sembrano disegnare il temuto Triangolo delle Bermuda si adattano come un abito sartoriale agli Stati Uniti e meno all’Eurozona. Al di qua dell’Atlantico il ciclo economico attraversa una fase meno matura (e quindi più espansiva), la Bce è ancora lontana dal togliere lo stimolo monetario e le valutazioni non sono poi così tirate. Bahrke però non ritiene possibile un andamento divergente dei mercati finanziari: «L’economia europea - spiega lo strategist di Nordea - è fra le più aperte, basta pensare alla quota di export della Germania, i suoi legami con l’andamento globale sono rilevanti e in caso di frenata degli Usa è impossibile pensare a uno sdoppiamento». Nella tempesta si entra (e si esce) tutti assieme.

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