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Ancora effetto Bce sul comparto creditizio. Pesante Ubi, tiene Unicredit

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Ancora effetto Bce sul comparto creditizio. Pesante Ubi, tiene Unicredit

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Continua la debolezza del settore bancario, con le vendite partite ieri dopo la diffusione del documento consultivo della Bce sui crediti deteriorati che hanno fatto scattare i realizzi, dopo i recenti massimi toccati dal comparto. A Milano la peggiore è Ubi Banca, seguita da Bper , Banco Bpm e Intesa Sanpaolo mentre Unicredit limita le perdite. Equita ha deciso di azzerare il sovrappeso sul settore facendo uscire Ubi dal portafoglio e spostando parte del peso su Intesa Sanpaolo. Unicredit è, secondo Equita, la banca meglio posizionata in termini relativi grazie al significativo aumento del coverage attuato da Mustier in concomitanza con l`aumento di capitale e il nuovo piano industriale.

La Bce ha diffuso ieri un documento di consultazione con la proposta di introdurre il cosiddetto «calendar provisioning» che lega la copertura degli Npe al vintage delle nuove posizioni. Il documento, secondo Equita, «rappresenta una minaccia per il settore» e ne aumenta «in modo significativo i rischi». Secondo i calcoli degli analisti, il costo del credito aumenta di 2,5 miliardi nei prossimi due anni, +10 punti base in media con un impatto di -9% sull`utile per azione e di -65 punti base sul Rote. In termini relativi, Carige, Credito Valtellinese ( in asta di volatilità dopo il downgrade di Moody's) e Popolare Sondrio dovrebbero registrare incrementi del costo del credito sopra la media. Inoltre, «aumenta l'incentivo a vendere Npl, soprattutto non garantiti, scende l`incentivo per le banche a originare e tenere sui libri prestiti non garantiti».

Le banche «potrebbero diventare semplici distributori di prestiti unsecured che sono poi ceduti a soggetti terzi. In generale, aumenta il prezzo dei prestiti per retail e imprese». Equita comunque si aspetta che in sede di consultazione le norme diventino meno penalizzanti, ma resta il fatto che la Bce «aumenta la pressione sulle banche affinchè riducano il peso degli Npe e diventino dei meri distributori di credito unsecured. Chiaramente - scrivono gli analisti - ciò significa perdere una parte della catena del valore a vantaggio di chi compra e tiene sui libri i prestiti». In particolare, «le banche italiane sono penalizzate rispetto a quelle europee avendo procedure concorsuali più lente». Infine, nel comunicato stampa la Bce «ha fatto un cenno a nuove iniziative sullo stock di Npe nel primo semestre 2018».

(Il Sole 24 Ore Radiocor Plus) - Milano, 05 ott - In un report di questa mattina, gli analisti del Credit Suisse sottolineano che i parametri fissati nel documento della Bce sono "potenzialmente negativi per l'Italia". La Bce, punta ad evitare che si creino grandi stock di Npe nel futuro, tuttavia il "calendar provisioning" si scontra con la lentezza delle procedure di vendita in Italia. Inoltre, per l'Italia elementi negativi potrebbero essere un aumento nella copertura dei prestiti 'unlikely to pay' e di quelli 'past due' (insoluti), attualmente pari al 36% e al 26% rispettivamente e una potenziale vendita aggiuntiva a prezzi scontati di Npl, nonostante il regolatore sia fiducioso che questo non avverrà visto che le nuove regole si applicano ai nuovi Npe. L'Italia potrebbe rappresentare un'eccezione proprio perché la durata della procedura potrebbe superare il tempo previsto per il recupero.

Non tutti gli analisti però esprimono le stesse preoccupazioni. Gli esperti di una primaria sim milanese ritengono «che l’impatto della nuova normativa sia gestibile e le banche italiane siano ben posizionate per ridurre in modo consistente lo stock di Npe». Gli analisti hanno anche alzato leggermente le stime di utile per azione sul 2018 e 2019 per le migliorate condizioni macro mentre hanno tagliato quelle del 2017, ritenendo che il quarto trimestre 2017 sarà utilizzato dalle banche italiane per fare ulteriore clean up e accelerare la migrazione di alcuni crediti da performing a non performing (o da Utp a Npl).

Gli analisti di Mediobanca Securities si concentrano sull'intervista del Sole 24 Ore a Roberto Gualtieri, presidente della Commissione Affari economici dell'Europarlamento, che ha criticato duramente le regole proposte, affermando che potrebbero avere effetti prociclici. «L'applicazione ai nuovi Npl e non solo ai nuovi prestiti - ha detto Gualtieri - e l'inclusione anche di prestiti con collaterale di verificata qualità potrebbe avere un impatto negativo sia in termini di maggiori costi sui prestiti a famiglie e imprese, e quindi di minori finanziamenti all'economia; sia dal punto di vista della creazione di un mercato secondario efficiente degli Npl». Gualtieri inoltre definisce «inaccettabile» l'introduzione di ulteriori misure retroattive sullo stock pregresso di Npl e mette in dubbio la legittimità della richiesta della Bce di rettificare il capitale primario di classe 1 sulla base di un articolo che parla di misure volontarie. Il tema del campo d'azione dell'Ssm, dice Mediobanca, è stato argomento di discussione nel Parlamento europeo. L'intervento di Gualtieri, dicono gli analisti, conferma gli attriti tra istituzioni europee sul tema della regolamentazione bancaria. «L'imminente revisione della Direttiva Europea Brrd (Bank Recovery and Resolution Directive) potrebbe essere il contesto giusto per le istituzioni europee per trovare un punto di equilibrio».

(Il Sole 24 Ore Radiocor Plus)

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