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Boccia: «Avvicinare le imprese alla finanza»

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Boccia: «Avvicinare le imprese alla finanza»

ROMA

Imprese più grandi, meno legate al prestito bancario, più aperte al mercato dei capitali. Accanto ad intermediari finanziari più attenti all’economia reale. Bisogna cambiare l’offerta, ha detto il direttore generale di Bankitalia, Salvatore Rossi, e avere numerosi investitori istituzionali: «assicurazioni, fondi pensione, altri soggetti coinvolti nella gestione del risparmio, che agevolino l’afflusso di risorse a imprese innovative, con elevate prospettive di crescita». Ma devono cambiare anche le imprese: «sono più piccole che negli altri paesi Ue - ha continuato - devono accrescere la trasparenza della gestione, migliorare la governance, cambiare cultura, anche con competenze finanziarie».

È un percorso su cui Confindustria si sta impegnando: nella fase dell’emergenza, ha ricordato Vincenzo Boccia, sono stati firmati con Abi accordi per la moratoria di mutui ben oltre 20 miliardi. Ora, ha detto ieri il presidente di Confindustria, bisogna andare avanti individuando «strumenti non convenzionali di visione per avvicinare le imprese alla finanza». In piedi c’è già il progetto Elite di Borsa Italiana, al quale Confindustria collabora dagli esordi: l’obiettivo è arrivare a mille imprese che «se dovessero attrarre ognuna 5 milioni genererebbero un’operazione massiva da 5 miliardi, realizzando un progetto paese». La sfida culturale, ha detto Boccia, è l’apertura a nuovi capitali da parte delle imprese: «la crescita delle imprese è la crescita del paese, non c’è dicotomia tra imprese e famiglie». Occorre lavorare insieme imprese, banche e mondo finanziario. «Le aziende che ce l’hanno fatta durante la crisi sono quelle che hanno investito in elementi intangibili. Gli istituti di credito devono valutare gli elementi qualitativi, il futuro delle imprese», ha detto Boccia, sottolineando il ruolo dei Pir «bisogna però evitare che possano essere una bolla speculativa sul lungo termine».

I Pir sono stati protagonisti della 49° Giornata del Credito dedicata, come ha detto il presidente dell’Anspc, Ercole Pellicanò, a trovare nuove forme di colaborazione tra imprese e finanza, riducendo l’eccesso di burocrazia, tema sottolineato anche dal direttore generale dell’Abi, Giovanni Sabatini. «La sfida dei Pir è quotare più società in Borsa e portare parte della loro liquidità verso imprese non quotate», ha detto Fabrizio Pagani capo della segreteria tecnica del Mef, che ha sollecitato Abi e Confindustria a «trovare presto un accordo per attuare il patto marciano».

Oggi le società quotate, ha sottolineato il presidente di Banca Imi, Gaetano Miccichè, sono meno di anni fa ed hanno un minore peso specifico mondiale. «Il problema è che in Italia esiste una perniciosa cultura del 51 per cento. Bisogna agire su quella fascia di imprese che possono vincere la sfida, quelle middle cap, circa 5mila, che hanno un fatturato tra i 50 e i 500 milioni, per farle crescere», ha continuato Miccichè, aggiungendo che «i Pir sono un’iniziativa straordinaria». Bisogna anche andare oltre, ha aggiunto il segretario generale della Febaf (banche e assicurazioni), Paolo Garonna: «occorre - ha detto - una strategia nazionale di finanza per la crescita».

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