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Cirio, il Pg della Cassazione chiede lo sconto delle pene

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Cirio, il Pg della Cassazione chiede lo sconto delle pene

Fu la madre, in Italia, del risparmio tradito. Colpì 30mila risparmiatori, che videro andare in fumo oltre un miliardo di euro. Oggi il crack Cirio, a distanza di 15 anni da quel novembre 2002 in cui scoppiò, torna sotto i riflettori: il sostituto procuratore generale della Cassazione, Nando Iacoviello, ha chiesto la riduzione delle pene per gli imputati. A partire dall’ex patron del gruppo alimentare e della Lazio, Sergio Cragnotti, condannato in appello a otto anni e otto mesi. Per arrivare all’allora presidente della Banca di Roma, Cesare Geronzi, condannato a quattro anni. Lo rivela l’Ansa. Il verdetto della V Sezione Penale della Cassazione è atteso per questa mattina, intorno alle 12.

Il crack della Cirio fu a inizio millennio un grande caso italiano di risparmio tradito, l’anno dopo il default dell’Argentina e l’anno prima del crack Parmalat. Il gruppo aveva sul mercato sette prestiti obbligazionari, emessi da varie società del gruppo senza rating e con rendimenti troppo bassi rispetto al rischio effettivo, venduti in grande prevalenza a piccoli risparmiatori. Il crack fece partire innumerevoli inchieste penali, anche sulla vendita di obbligazioni al pubblico. Ma gran parte di quelle inchieste, a partire da quella della Procura di Monza che aprì la strada al filone, è finita con l’archiviazione degli indagati. È invece rimasto in piedi, fino alla Cassazione, l’iter processuale relativo al crack della società. Su questo fronte ieri il sostituto procuratore generale della Cassazione ha chiesto la riduzione delle pene per gli imputati.

Il più consistente alleggerimento potrebbe toccare all’ex banchiere Cesare Geronzi, per il quale è stato chiesto l’annullamento senza rinvio per la vicenda Eurolat. Per quanto riguarda invece la posizione di Cragnotti, il pg Iacoviello ha chiesto l’annullamento senza rinvio solo per uno dei capi di imputazione, quello relativo ai finanziamenti dati alla Lazio. Per i rimanenti capi d’imputazione, il pg ha chiesto l’inammissibilità del ricorso.

Per quanto ancora riguarda Geronzi e gli altri ex funzionari della Banca di Roma Pietro Celestino Locati e Antonio Nottola, il pg ha chiesto, oltre all’annullamento senza rinvio del capo relativo ad Eurolat e di altre imputazioni, anche la conferma della bancarotta per distrazione per la vicenda Bombril, relativa alla partecipazione di Banca di Roma nella società lussemburghese del gruppo Cragnotti.

Ad avviso del pg, in generale, «non basta il consenso della banca all’operazione di finanziamento richiesta dall’imprenditore per considerare Geronzi come colui che ha consentito la distrazione tramite l’autorizzazione all’operazione». Diversamente, ha proseguito Iacoviello, sarebbe come ritenere «responsabile di un omicidio anche la persona che ha gonfiato le gomme o ha rifornito di benzina la macchina usata da altri per andare a compiere un delitto».

Gli altri imputati sono Andrea Cragnotti, che in appello ha avuto due anni e quattro mesi, Filippo Fucile, genero di Cragnotti (condannato in appello a tre anni e 10 mesi), Ettore Quadrani, consigliere Cirio condannato in appello a tre anni e quattro mesi. Gli ex funzionari della Banca di Roma, Locati e Nottola, sono stati condannati in appello entrambi a due anni.

Per Elisabetta e Massimo Cragnotti è invece già stata dichiarata prescritta in appello la bancarotta preferenziale. I ricorsi delle difese contestano il verdetto emesso il 10 aprile 2015 dalla Corte d’appello di Roma per il crack del novembre 2002 da circa 1.100 milioni di euro per il quale le indagini sono iniziate nel 2003-2004.

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