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L’uragano Nate punta al cuore del petrolio Usa: fermi i pozzi…

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L’uragano Nate punta al cuore del petrolio Usa: fermi i pozzi del Golfo del Messico

La tempesta tropicale Nate. (Afp)
La tempesta tropicale Nate. (Afp)

Un nuovo uragano sta puntando verso gli Stati Uniti e stavolta la traiettoria punta dritto al cuore dell’industria petrolifera, tanto da aver costretto a sospendere oltre 1,2 milioni di barili al giorno di produzione nel Golfo del Messico, il 71,1% del totale: un taglio simile a quello dell’Opec, che tuttavia non ha infiammato le quotazioni del barile. Al contrario, la seduta si è chiusa con un ribasso di oltre il 2%, che ha riportato il Brent a 55,62 dollari e il Wti a 49,29 dollari.

Gli ultimi aggiornamenti sulle infrastrutture petrolifere da parte del Bureau of Safety and Environmental Enforcement (Bsee) sono arrivati a circa un’ora dalla chiusura dei mercati Usa. Ma i rischi erano già evidenti.

Dopo aver seminato distruzione e ucciso una ventina di persone in Centro America, l’uragano Nate dovrebbe arrivare negli Usa nelle prossime ore, toccando terra vicino a New Orleans, in Louisiana: un’area che ha già subito terribili devastazioni nel 2005 a causa dell’uragano Katrina e che è sede di numerose raffinerie e terminal petroliferi, compreso il Louisiana Offshore Oil Port (Loop), snodo cruciale per il trasporto e lo stoccaggio.

Diverse compagnie avevano iniziato fin da giovedì ad evacuare le piattaforme petrolifere del Golfo del Messico. Bp e Chevron, tra i maggiori operatori nella zona, avevano sospeso tutte le attività. Evidentemente questo non è bastato ad allarmare gli investitori, che hanno continuato a spingere in ribasso le quotazioni petrolifere, cancellando i rialzi di giovedì.

Le previsioni meteo indicano che l’uragano Nate non acquisterà mai una violenza estrema: dovrebbe fermarsi alla Categoria 1 (Harvey aveva raggiunto la Categoria 4, Katrina addirittura la Categoria 5). Non è chiaro inoltre se la minaccia più grave per le prossime ore riguardi gli impianti estrattivi oppure le raffinerie. Nel secondo caso si tradurrebbe in un fattore ribassista per il greggio, perché sarebbe compromessa la domanda.

Il mercato tuttavia ha sembrato ignorare quasi del tutto l’effetto uragani. E si è esaurito in fretta anche l’entusiasmo per le intese russo-saudite, che preparano il terreno a una proroga dei tagli produttivi dell’Opec Plus. A guidare le vendite (soprattutto quelle dei fondi algoritmici) c’erano il dollaro, che è salito ai massimi da dieci mesi, e fattori tecnici: nello specifico la caduta delle quotazioni del Wti sotto un importante supporto, la media mobile degli ultimi 200 giorni.

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