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Rischio bolla per le FAAngs?

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Rischio bolla per le FAAngs?


Per Netflix e di Amazon, due titoli del quintetto ribattezzato FAANGs (Facebook, Amazon, Apple, Netflix, Google) volano i rapporti tra prezzo delle azioni ed utili, indicatore, quest’ultimo, con cui si cerca di capire se un'azione di una società è cara o sottovalutata rispetto ai concorrenti.

Occhio al balzo di Netflix. I rapporti tra prezzo delle azioni ed utilii, hanno raggiunto rispettivamente quota 238 e 247. Numeri che si potrebbero tradurre con “maneggiare con estrema cautela”: a titolo di paragone Time Warner, che ha un business parzialmente paragonabile a Netflix, non arriva a 20. Nell'ultimo anno le azioni di Netflix sono cresciute dell'97%, quelle di Amazon di un più modesto 17%. Le dimensioni dei gruppi sono molto diverse tuttavia entrambe mostrano una costante crescita dei ricavi a fronte di utili che in proporzione rimangono modesti. Nei primi 6 mesi dell'anno Amazon ha ottenuto ricavi per 73 miliardi di dollari e 921 milioni di profitti. Netflix ha ricavi annui vicini ai 9 miliardi ma utili di che non raggiungono i 200 milioni. Chi compra queste azioni scommette che in futuro queste proporzioni possano cambiare.
Bolla o non bolla sulle FAANGs. Da tempo ferve il dibattito su una “bolla” nelle quotazioni di queste società. I cali che si sono verificati nell'ultima settimana, soprattutto a danno di Netflix e Facebook (che paga anche i contraccolpi di un presunto coinvolgimento nello scandalo delle fake news), hanno innalzato ulteriormente il livello di guardia. Nell'ultimo decennio il valore delle FAANGs è più che decuplicato, con una crescita divenuta impetuosa dopo il 2013 che ha portato la loro capitalizzazione complessiva a circa 2.400 miliardi di dollari, il 10% dell'intero S&P 500. Per questi 5 titoli è aumentata la loro correlazione, vale a dire tendono sempre di più a muoversi nella stessa direzione.
Politiche monteri e altri fattori critici. Alberto Gallo, portfolio manager di Algebris, ha da poco pubblicato “interplanetary bubbles” , report sugli effetti che le politiche monetarie ultra espansive stanno avendo sui valori di diversi asset. Il timore di perdere un'occasione e la convinzione che a questi modelli di business non si possano applicare le regole tradizionali, sembrano essere i principali motivi che spingono gli investitori a comprare, a qualunque prezzo, le azioni FAANGs. «Queste società - spiega Gallo - mostrano rapporti tra prezzo e utili come se i loro profitti avessero un potenziale di crescita illimitato». Non è detto che sia così. Due le ragioni principali. Una è la possibile comparsa di concorrenti soprattutto nell'area asiatica, l'altra i cambiamenti regolamentari.

Fattori negativi. erodono il potrebbero erodere la posizione quasi monopolistica che queste aziende possono vantare nei rispettivi settori. Da un punto di vista fiscale questi gruppi hanno beneficiato di condizioni particolarmente favorevoli, sia perché si tratta di aziende che investono molto sia perché avvezze a pratiche fiscali finite in più occasioni nel mirino delle autorità. E' verosimile che, nel tempo, si andrà verso una maggiore equiparazione alle imprese più tradizionali come dimostrano, da ultimi, il dibattito sulla web tax che si sta svolgendo in Europa e quello su una stretta regolatoria in corso al Congresso USA.
«Non bisogna dimenticare - aggiunge Gallo - che in una fase di tassi a zero o negativi aziende che avevano un po' di crescita come le FAANGs hanno rappresentato una buona opportunità di investimento. Nel momento in cui i tassi vengono normalizzati l'attrattività di questi titoli in termini di rapporto rischio-rendimento diminuisce». Gallo non vede particolari problemi sul fronte dei bond delle cinque società. Si tratta infatti di aziende con imponenti risorse finanziarie e anche un'eventuale correzione decisa dei valori azionari non avrebbe contraccolpi in termini di attività industriali. Per tutte queste ragioni sembra improprio il paragone con la bolla delle “dot.com” del 2001. Comune a tutte le passate situazioni di iper-valutazioni può essere invece la convinzione che questa volta sia diverso.

@maurodelcorno,

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