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Il boom di consumi spinge i prezzi del Gnl (ma l’offerta cresce di…

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Il boom di consumi spinge i prezzi del Gnl (ma l’offerta cresce di più)

Il gas liquefatto ha iniziato la stagione invernale con un balzo dei prezzi superiore a quello che si era visto negli anni passati: sul mercato spot asiatico il combustibile vale 8,50 dollari per milione di British thermal units (MBtu), in rialzo del 55% dai minimi di fine agosto.

Ma il rally – che non è frutto esclusivamente della stagionalità – potrebbe presto perdere slancio, frenato da milioni di tonnellate di produzione aggiuntiva che arriveranno sul mercato prima della primavera.

In Australia, con un ritardo di qualche mese, è appena entrato in funzione Wheatstone: un altro mega impianto di Gnl targato Chevron (accanto al mastodontico Gorgon, avviato nel 2016), che a regime sarà in grado di produrre 8,9 milioni di tonnellate l’anno.

Entro la fine del 2017 dovrebbe debuttare anche Yamal Lng in Siberia (progetto della russa Novatek con Total e Cnpc), mentre gli Stati Uniti stanno per inaugurare il secondo impianto per l’esportazione di Gnl – Cove Point di Dominion Energy – oltre a un quarto treno di liquefazione a Sabine Pass (Cheniere Energy).

Tutti questi progetti, secondo Nicholas Browne di Wood Mackenzie, «gettano i semi di una forte produzione nell’inverno 2017-18, che spingerà di nuovo il mercato verso un eccesso di capacità. Ci aspettiamo di veder ricadere i prezzi sotto 6 $/MBtu una volta che l’inverno sarà finito».

In questa stagione assistere a una salita dei prezzi del Gnl è normale. Nelle ultime settimane, tuttavia, il rally –più intenso del solito – è stato sostenuto da una domanda molto robusta. Giappone e Corea del Sud, tuttora i maggiori importatori mondiali, stanno acquistando più del previsto. Ma a sorprendere è soprattutto la Cina.

Gli Stati Uniti sfidano anche con l’export i big di petrolio e gas

Pechino, che punta ad aumentare la quota del gas dal 6 al 15% del mix energetico entro il 2030, ha importato Gnl al ritmo di 2,8 milioni di tonnellate al mese tra gennaio e agosto, contro una media di 1,9 milioni al mese nel 2016 e 1,6 milioni nel 2015. L’espansione potrebbe continuare.

Il Governo cinese, impegnato nella lotta contro l’inquinamento, non solo cerca di scoraggiare l’impiego di carbone nei mesi invernali, ma sta investendo somme ingenti per convertire al gas gli impianti di riscaldamento di 4 milioni di abitazioni. Anche l’impiego del Gnl nei trasporti pesanti aumenta in fretta: in Cina il 4% dei Tir da 40-49 tonnellate è già alimentato da questo combustibile.

Wood Mackenzie stima che già questo inverno i consumi di gas del Paese asiatico potrebbero aumentare del 5% rispetto a un anno fa, ossia di 10 miliardi di metri cubi.

A livello globale tuttavia l’offerta continua a crescere più della domanda. L’Australia in particolare conta di espandere l’export di Gnl del 16% da giugno 2018, quando dovrebbe essere concluso anche l’ultimo di una serie di progetti in cui negli anni passati sono stati investiti quasi 200 miliardi di $.

Le stime di Canberra indicano una capacità di esportazione di 74 miloni di tonnellate nel 2018-2019, rispetto ai 63,8 milioni del 2017-2018 (e 52 milioni un anno prima).

Il Qatar l’anno scorso ha esportato 77,6 milioni di tonnellate di Gnl, ma di recente ha annunciato piani per salire a oltre 100 milioni.

E poi naturalmente ci sono gli Stati Uniti, la vera incognita nello scenario. Fino al 2015 Washington non produceva né tanto meno esportava Gnl. Oggi ha una capacità di liquefazione di 13,5 milioni di tonnellate l’anno, che tra pochi mesi (con Sabine Pass 4 e 5 più Cove Point) salirà a 28,9 milioni.

Entro il 2019, quando gli altri 5 impianti in costruzione saranno ultimati, gli Usa arriveranno a 66,2 milioni di tonnellate.

Il futuro è più incerto. Ci sono decine di nuovi progetti in rampa di lancio, di cui 5 già autorizzati e 11 in attesa di via libera dalle autorità. Ma le decisioni di investimento non sono ancora state prese. E il loro futuro è appeso alle prospettive di un mercato in cui il surplus di offerta non ha smesso di crescere.

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