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Lo scandalo Kobe Steel scuote il Made in Japan

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Lo scandalo Kobe Steel scuote il Made in Japan

  • –Stefano Carrer

Tokyo

Dalle strade alla Borsa, fino allo spazio, lo scandalo di Kobe Steel, dell’alluminio e del rame venduto con false certificazioni di qualità si proietta su diversi settori industriali e scuote l’immagine internazionale del Made in Japan.Il titolo di Kobe Steel è precipitato ieri del 21,9%, al limite giornaliero consentito, sulla scia delle clamorose ammissioni dell'azienda, secondo cui i suoi manager hanno avallato per 10 anni la consegna a oltre 200 grandi clienti di prodotti non corrispondenti alle specifiche di qualità richieste. Nel mirino, in particolare, 20mila tonnellate di metalli realizzati negli ultimi due anni. Solo la positiva atmosfera complessiva del mercato azionario ha limitato i danni sui titoli delle aziende industriali coinvolte e l’indice Topix è comunque riuscito a chiudere ai massimi da 19 anni. Le azioni di Mitsubishi Heavy Industries, and esempio, hanno perso solo 2 yen, dopo che il lancio di ieri del razzo H-2A che ha messo in orbita un satellite è perfettamente riuscito: l’alluminio di Kobe Steel, con dati falsificati, era entrato nel razzo, che però non ha dato problemi. Anche il nuovo jet regionale della Mitsubishi è coinvolto, così come componenti per aerei Boeing. Tra le case automobilistiche, Toyota, Mazda, Subaru e Nissan hanno ammesso di aver utilizzato prodotti di Kobel Steel, così come ha fatto Hitachi per i treni venduti in Gran Bretagna. È uno scandalo manifatturiero, insomma, che promette di entrare nella storia negativa della Corporate Japan al pari del caso Takata. La pratica di “chiudere un occhio” su partite non del tutto corrispondenti alle richieste dei clienti in sede di ispezioni finali di qualità appare diffusa anche altrove, ma sembra esser stata una consuetudine presso il terzo gruppo siderurgico giapponese. Non per una specifica volontà criminale, ma per le pressioni che i manager si sentivano sul collo, specie quando gli ordinativi da smaltire si accumulavano. Se ora dovessero emergere problemi di sicurezza su autoveicoli, aerei e treni, i mezzi di trasporto andrebbero ritirati dal mercato, con conseguenze pesantissime sui loro costruttori. Il ministero dell’Economia giapponese ha calmato le apprensioni del pubblico dichiarando che in nessun impianto nucleare sono stati utilizzati prodotti potenzialmente a rischio di Kobe Steel. Dichiarazioni rassicuranti anche da East Japan Railways, che ha reso noto di non aver riscontrato problemi allo Shinkansen (il treno superveloce) del Tohoku. Tutte le aziende manifatturiere dei prodotti finali sono ora impegnate in accurate verifiche di qualità e sicurezza. È un colpo alla reputazione del Made in Japan che arriva in un momento di ripresa delle esportazioni.

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