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Fmi: in Italia 65 miliardi di Npl in meno

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Fmi: in Italia 65 miliardi di Npl in meno

  • –Alessandro Merli

WASHINGTON

Le banche italiane ridurranno i crediti deteriorati (Npl) di 65 miliardi di euro entro fine anno, grazie alle vendite da parte di UniCredit (18 miliardi), Mps (26 miliardi) e alcuni istituti minori, secondo il Fondo monetario internazionale, che ribadisce il suo appoggio alla linea della vigilanza della Banca centrale europea di sollecitare un’accelerazione della ripulitura dei bilanci bancari. Nel suo semestrale rapporto sulla stabilità finanziaria, l’Fmi osserva anche che nove banche, delle 30 istituzioni classificate come globali dalla vigilanza, non riusciranno a raggiungere una redditività sostenibile entro il 2019. Fra queste c’è UniCredit.

L’importo globale dei crediti deteriorati, ha detto uno degli autori del rapporto, Peter Dattels, scenderà da 988 miliardi di euro a 900 miliardi entro fine anno, ma «alcuni sviluppi recenti sono incoraggianti», ha affermato citando appunto le vendite di Npl da parte delle banche italiane e spagnole (circa 30 miliardi di euro). «La ripresa economica – ha affermato Dattels – contribuirà a ridurre i flussi di nuove sofferenze». Nell’area euro, il Portogallo è stato citato come uno dei Paesi dove la situazione degli Npl resta problematico, anche se il caso del Novo Banco, la «good bank» sorta dal collasso del Banco Espirito Santo, si sta avviando a soluzione. In genere nell’eurozona, «c’è bisogno di ulteriori progressi», ha detto il dirigente del Fondo, apprezzando il fatto che la vigilanza della Bce abbia fissato degli obiettivi di riduzione degli Npl per le singole banche e che abbia pubblicato per consultazione le nuove linee guida sul trattamento dei nuovi crediti in sofferenza, decisione molto contestata in Italia. «È un passo avanti», ha dichiarato Dattels, ricordando che l’Europa deve intervenire su altri elementi, come semplificazione e armonizzazione dei regimi fallimentari e il sostegno alla creazione di un mercato per le sofferenze.

La posizione della Bce verrà illustrata la prossima settimana al consiglio esecutivo del Fondo dal presidente del consiglio di vigilanza, Danièle Nouy. Il direttore esecutivo per l’Italia, Carlo Cottarelli, ha detto al Sole 24 Ore di voler sollevare con la signora Nouy la questione delle nuove linee guida. «La riduzione degli Npl è iniziata in Italia in modo graduale con diversi strumenti – afferma Cottarelli – e sta producendo risultati concreti e procede con una velocità adeguata. Non c’è motivo per le pressioni ad accelerare. Negli anni 90, ci trovammo in una situazione analoga che venne risolta con un approccio graduale. Inoltre, non c’è evidenza empirica che lo stock netto di Npl influisca sull’offerta di credito. È un dogma».

Nel rapporto, il Fondo osserva che la stabilità finanziaria ha continuato a migliorare, ma «mentre le acque sembrano calme, ci sono vulnerabilità che stanno montando sotto la superficie - ha detto il direttore del dipartimento mercati dei capitali, Tobias Adrian –. Queste potrebbero far deragliare la ripresa globale mettendo a rischio la crescita». Nello scenario più pessimista, i prezzi delle azioni potrebbero crollare del 15%, quelli delle case del 9%, i deflussi di capitali dai Paesi emergenti raggiungere i 100 miliardi di dollari, causando un taglio del reddito globale dell’1,7%, un terzo circa di quanto avvenuto con la grande crisi finanziaria degli anni scorsi.

Fra le vulnerabilità, il Fondo individua la scarsa redditività delle grandi banche globali, una trentina, secondo la definizione della vigilanza. Queste hanno rafforzato il capitale di mille miliardi di dollari dal 2009, ma un terzo di esse, fra cui UniCredit, il ritorno sul capitale (Roe) resterà al di sotto dell’8%, una redditività che non consentirebbe di essere sostenibili, entro il 2019. Queste grandi banche devono rivedere il proprio modello di business, dice il Fondo.

L’Fmi è preoccupato anche della montagna di debito che si sta accumulando nell’economia mondiale, 135mila miliardi di dollari nei Paesi del G-20, pari al 235% del pil, di cui un terzo concentrato negli Stati Uniti e in Cina. Questo potrebbe essere fonte di gravi instabilità se i tassi d’interesse dovessero salire bruscamente, ha detto Adrian, che predica quindi molta attenzione alle banche centrali nell’uscita dallo stimolo monetario (che l’Fmi continua a ritenere appropriato), il quale sta producendo sui mercati un rilassamento dell’attenzione e una ricerca esasperata dei rendimenti. Un terzo del portafoglio obbligazionario delle assicurazioni americane ed europee ha un rating di tripla B o inferiore, osserva l’Fmi.

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