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Il petrolio non è più troppo: scorte in discesa per tutto il 2017

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Il petrolio non è più troppo: scorte in discesa per tutto il 2017

(Reuters)
(Reuters)

Il surplus sul mercato del petrolio è finito, ma rischia di ricomparire presto se l’Opec smetterà di tenere a freno la sua produzione. È questa la diagnosi dell’Agenzia internazionale dell’energia (Aie), secondo cui il bilancio del 2017 mostrerà che la domanda in media ha superato l’offerta di 300mila barili al giorno, una differenza che si è tradotta in un costante calo delle scorte: per la prima volta dal 2013 nessun trimestre ha mostrato un accumulo.

Per il prossimo anno, secondo l’Agenzia, si prospetta un sostanziale equilibrio. Ma solo a patto che l’Opec continui ad estrarre ai livelli attuali (32,7 milioni di barili al giorno in settembre). Per non compromettere i risultati ottenuti, al vertice del 30 novembre l’Organizzazione dovrà insomma votare una lunga proroga dei tagli produttivi, come peraltro suggerito nei giorni scorsi da Arabia Saudita e Russia.

«Guardando all’intero 2018 – afferma l’Aie – la domanda petrolifera e la produzione non Opec cresceranno grosso modo nella stessa misura ed è questa attuale prospettiva che potrebbe limitare le ambizioni di prezzi più alti».

L’opinione è condivisa solo in parte da Gary Ross, celebre e ascoltatissimo analista, fondatore di Pira Energy (oggi confluita i n S&P Global Platts). L’esperto afferma che «il surplus che ha provocato la caduta dei prezzi è stato  largamente assorbito», ma vede il Brent spingersi oltre 60 $/barile forse già entro la fine dell’anno e superare quota 70 $ entro 5 anni.

L’Aie continua ad aspettarsi una forte crescita della domanda petrolifera: +1,6 mbg quest’anno (a 97,7 mbg), e +1,4 mbg il prossimo, quando la produzione non Opec salirà di ben 1,5 mbg, il doppio di quest’anno, trainata come al solito dagli Usa. Lo shale oil non molla secondo l’Agenzia, che si aspetta 820mila bg di greggio americano in più nel 2018.

Di particolare interesse – senza dubbio anche agli occhi dell’Opec – è l’analisi dell’andamento delle scorte, effettuata includendo anche i dati (stimati) delle aree esterne all’Ocse. L’Aie afferma che nel terzo trimestre c’è stato un calo, insolito per la stagione, di 53 milioni di barili, tra greggio e prodotti raffinati. Gli stock sono aumentati (moderatamente) solo in Cina, mente sono diminuiti nel resto del mondo, in modo particolarmente marcato in Europa e negli Usa (soprattutto diesel).

Per i cosiddetti stoccaggi galleggianti, i primi ad essere smaltiti quando il ciclo di mercato si inverte, c’è stato addirittura un crollo di 64 mb.

Al netto della Cina le scorte petrolifere globali quest’anno sono calate al ritmo di 1,1 milioni di barili al giorno, osserva l’Aie. Quanto alla Cina, l’accumulo (legato anche alla creazione di una riserva strategica) sta rallentando: da giugno le importazioni di Pechino sono in discesa.

Dagli Usa in tanto è arrivata un’ulteriore conferma del trend: le scorte commerciali di greggio per l’Eia sono scese anche la settimana scorsa di 2,7 mb, i distillati di 1,5 mb (+2,5 mb le benzine). Da inizio anno – e nonostante il rilascio di scorte strategiche – gli stock di greggio Usa sono calati di circa 17 mb, mentre nel 2016 c’era stato un accumulo di 21 mb.

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