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Tim deposita la notifica: si apre il vaglio golden power sulla rete

i poteri speciali

Tim deposita la notifica: si apre il vaglio golden power sulla rete

Telecom Italia ha depositato ieri la notifica ai sensi della legge sul golden power che apre di fatto il vaglio governativo sugli asset strategici del gruppo, portando alla ribalta il tema della societarizzazione della rete. In ambito pubblico si stava già ragionando sulla formula della societarizzazione, che non significa esproprio o separazione proprietaria di un asset che è ovvio core business di ogni incumbent, come giustamente ha ribadito il neo amministratore delegato Amos Genish negli incontri interni all’azienda. Tuttavia è stato aperto un procedimento in tema di poteri speciali, nell’ambito del quale per la prima volta è stato affermato ufficialmente che la rete di telecomunicazioni nazionale è strategica anche per gli interessi del Paese.

Il comitato poteri speciali ha chiesto perciò a Telecom di inoltrare una notifica, non ex articolo 1 della legge 56/2012(difesa e sicurezza nazionale), bensì ex articolo 2, che riguarda a livello più generale gli asset di rilevanza strategica nel settore delle comunicazioni. E ieri mattina, a quanto risulta a «Il Sole-24Ore», Telecom alla fine ha fatto il passo che aveva esitato a fare, inoltrando la notifica formale chiesta dal Governo. «No comment» da parte della società.

Mentre il termine (non perentorio) per la procedura che riguarda Vivendi scade il 16 ottobre, per Telecom decorrono quindi da ieri i termini che saranno probabilmente interrotti con la richiesta di un piano industriale relativo alla rete per la valorizzazione degli investimenti e la tutela della sicurezza, aprendo di fatto un dialogo con il gruppo di tlc. La legge prevede la possibilità di imporre «specifiche condizioni e prescrizioni», nulla osta in teoria che possano riguardare gli assetti organizzativi a presidio degli interessi pubblici da tutelare. Del resto, anche Sparkle, l’altro asset strategico (per la sicurezza nazionale) è una società per azioni, posseduta al 100% da Telecom. La societarizzazione della rete sarebbe il modo più lineare per dare trasparenza contabile all’attività e garantire presidi di governance.

British Telecom per altra via - assetto regolatorio - è arrivata a organizzare la rete di proprietà in una struttura funzionalmente separata, così spinta da prevedere una sorta di consiglio di amministrazione, con presidi pubblici e visibilità sui flussi di cassa, pur non essendo ancora formalmente una società. D’altra parte, senza che si sia manifestato il motivo di azionare poteri speciali, anche nel Regno unito è in corso un dibattito sull’opportunità di completare l’opera con una societarizzazione di Open Reach.

Telecom, da parte sua, ha già realizzato con l’affinamento di Open Access, la separazione funzionale operativa, nel senso che all’equality of output ha aggiunto l’equality of input, vale a dire che i processi relativi all’accesso alla rete che riguardano Telecom sono gli stessi applicati nei confronti degli Olo, gli operatori alternativi come Vodafone, Fastweb o WindTre. Tuttavia l’organo di vigilanza, nominato a maggioranza dall’Agcom, non ha le stesse prerogative del board dell’Open Reach di British Telecom, essendo il suo compito essenzialmente quello di vigilare sul rispetto degli impegni presi dall’incumbent nei confronti dell’Autorità regolatoria.

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