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Borse piatte in attesa della Catalogna. A Milano focus su Mediaset e Telecom

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Borse piatte in attesa della Catalogna. A Milano focus su Mediaset e Telecom

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Chiusura incolore per le Borse europee (segui qui l'andamento dei principali indici), attente agli sviluppi in Catalogna e alle future mosse delle banche centrali del mondo. Oltreoceano è stato annunciato che l’inflazione di settembre, quella misurata su base mensile, si è attestata allo 0,5%. Pur trattandosi del livello più elevato dallo scorso gennaio, ha deluso le attese degli analisti. Su base annua la variazione è stata del 2,2%, spinta in alto più che altro dai prezzi dell’energia. L'inflazione 'core', al netto delle voci alimenti ed energia, è stata pari all’1,7%, livello distante dal target della Fed del 2% Sempre oggi è emerso che le vendite al dettaglio statunitensi, in settembre, sono balzate in avanti del 3,6%, ma anche in questo caso sono risultate al di sotto delle previsioni degli esperti. I dati a luci e ombre americani hanno alimentato i dubbi circa le prossime mosse della Federal Reserve in materia di rialzo dei tassi. Del resto anche dalle minute relative all’ultima riunione era emersa la preoccupazione espressa da alcuni membri del Fomc circa un ritocco al rialzo dei tassi in presenza di un indice dei prezzi inferiori ai livelli considerati ottimali dall’istituto centrale (attorno al 2%). Anche in Europa sale l’attesa per la decisione che dovrà prendere la Banca centrale europea in materia di politica monetaria politica monetaria. Secondo indiscrezioni raccolte da Bloomberg, il consiglio direttivo del 26 ottobre potrebbe ragionare sul dimezzare - a partire da gennaio - gli acquisti del Qe, portandoli quindi attorno a 30 miliardi al mese, ma garantendoli almeno altri nove mesi.


A Milano il FTSE MIB ha terminato le contrattazioni in frazionale rialzo dello 0,07%, nel giorno in cui l’Istat ha rilevato che l’indice dei prezzi di settembre ha registrato un calo dello 0,3% rispetto al mese precedente. Il rialzo su base annua si è portato all’1,1%. A questo punto l’inflazione acquisita per il 2017 è pari a +1,3% per l’indice generale e +0,8% per la componente di fondo. Lo spread si è portato in area 165 punti.

Banche ancora sotto la pressione delle vendite, bene la moda
A Piazza Affari sono di nuovo state vendute le azioni delle banche, con Banca Pop Er (-2,18%) che ha accusato la performance peggiore del Ftse Mib. In vertità le azioni avevano tentato il recupero in mattinata, ma nel pomeriggio sono tornate asubire gli ordini in vendita sempre sui timori innescati dalle ultime richieste della Banca centrale europea in materia di crediti in sofferenza.
Fiat Chrysler Automobiles ha invece guadagnato circa mezzo punto percentuale, mentreFerrari ha limato dello 0,4%. Il rialzo del prezzo del greggio ha sostenuto i petroliferi, con Eniin progressi dello 0,79%, Saipem dello 0,97% e Tenaris dell'1,2%. Sono andate ancora bene le azioni della moda, sempre sulla scia dei conti superiori alle attese diffusi dal colosso del lusso, Lvmh. Salvatore Ferragamo ha registrato un progresso dell'1,87% eMoncler dello 0,99%.

Mediasete e Telecom sotto la lente

Sono state gettonate le azioni di Mediaset (+1,9%), spinte al rialzo da un giudizio di Ubs, rivisto dal 'sell' a 'neutral'.In più l’azienda potrebbe beneficiare negli anni venturi di un indennizzo governativo per l’eventuale cessione di frequenze. Il Sole 24 Ore sostiene che il governo è pronto a introdurre nella legge finanziaria una norma sulle frequenze 5G per il mobile. Così gli analisti hanno iniziato a fare i conti con la prospettiva che l’azienda del Biscione al 2022 possa intascare indennizzi dalla liberazione di frequenze, visto che, con i suoi 5 mux (multipex), è l`operatore più presente sulle frequenze a 700 mhz che andranno ridestinate in cambio di indennizzi. Gli altri operatori che potrebbero avere dei vantaggi sono Rai e Persidera, entrambi con 5 mux.

La stessa norma ha inizialmente pesato sull’andamento delle azioni di Telecom Italia, visto che la società potrebbe trovarsi l'anno venturo nella situazione di dover esborsare una somma che gli analisti valutano tra i 300 e i 400 milioni per pagare le frequenze. Si tratta di una cifra che non è stata introdotta nel piano industriale al 2018. In merito al Golden Power, invece, la questione non è stata affrontata dal consiglio dei ministri che si è tenuto in giornata, che invece potrebbe discutere l’argomento lunedì, in occasione del varo della legge di bilancio. Di recente il ministro allo sviluppo economico, Carlo Calenda, aveva dichiarato che a suo parere è necessario applicare la ‘golden power’ su Sparkle, la società del gruppo telefonico cui fanno capo i cavi sottomarini. I titoli si sono risvegliati nel pomeriggio, mettendo a segno sul finale un rialzo dell'1,6%. La maggior parte degli analisti ritiene che le azioni siano sottovalutate, anche se la società paga incertezza sulla posizione di Vivendi, sulle decisioni del governo e anche sulle decisioni c

In rialzo Atllantia e St

Atlantiaha guadagnato lo 0,11%, in vista di novità su Abertis: indiscrezioni di stampa hanno indicato che a breve potrebbe scendere in campo Acs con una contro-offerta.Sono salite dello 0,3% leStmicroelectronics, sulla notizia che l’azienda è stata confermata fornitrice del Time-of-Flight sensor, sensore necessario per la comprensione della distanza degli oggetti da parte di iPhone 8. Le azioni dell’azienda italo-francese sono salite di oltre il 14% da inizio settembre e di oltre il 50% da inizio anno.

Tra le piccole strappa Mondadori

Fuori dal paniere principale, Mondadori ha strappato al rialzo del 6,2% sostenuta da indiscrezioni di stampa circa imminenti operazioni straordinarie in Francia. Bene anche Visibilia Editore (+8%) ed Elica (+7,9%), in caloNova Re (-14,9%).

Usa, +0,5% prezzi al consumo in settembre, leggermente sotto le stime

I prezzi al consumo negli Stati Uniti sono cresciuti in settembre per il secondo mese di fila e al passo più rapido da gennaio, ma meno delle previsioni. Il dato rassicura comunque la Federal Reserve sullo stato di salute dell'economia americana, in vista delle decisioni che dovrà prendere sui tassi da qui a fine anno. Secondo quanto reso noto dal Dipartimento del Lavoro americano, l'indice dei prezzi al consumo è cresciuto dello 0,5%, mentre gli analisti attendevano un aumento dello 0,6%, dopo il rialzo dello 0,4% di agosto. Il dato "core", ovvero quello depurato dalla componente dei prezzi dei beni alimentari ed energetici, è cresciuto dello 0,1%, al di sotto dello 0,2% atteso dagli analisti. Su base annuale il dato generale è in aumento del 2,2% rispetto a settembre 2016, mentre il dato «core» è in aumento dell'1,7% rispetto a un anno fa e sotto il valore considerato ottimale dalla Federal Reserve, pari al 2%. In settembre i prezzi dell'energia sono cresciuti del 6,1% rispetto al mese precedente, sulla scia del balzo del 13,1% della benzina (il balzo maggior da giugno 2009), mentre quelli di generi alimentari sono saliti dello 0,3%. Le vendite al dettaglio negli Stati Uniti in settembre sono salite a passo rapido, seppure inferiore alle stime, trainate dalle vendite di auto, salite del 3,6%. Si tratta di un segnale di accelerazione dell'economia, che la Federal Reserve dovrà tenere presente nelle proprie valutazioni. Il dato, reso noto dal dipartimento del Commercio americano, è balzato dell'1,6%, dopo il calo dello 0,1% di agosto (rivisto al rialzo dal -0,2% della prima stima).

Dollaro in calo dopo l'inflazione Usa

Il dollaro si è indebolito nel pomeriggio, dopo il dato sui prezzi al consumo negli Usa, saliti a settembre dello 0,5% soprattutto a causa dell'aumento dei prezzi della benzina (segui qui l'andamento dell'euro contro le principali valute e qui quello del dollaro).

Prezzi del petrolio in netto rialzo su import cinese e calo delle scorte Usa

Il petrolio si avvia a chiudere la settimana con il maggiore rialzo da metà settembre, con i prezzi oggi in forte rialzo, sui dati dell'import cinese e il calo maggiore delle attese delle scorte Usa (segui qui l'andamento di Brent e Wti). L’import cinese di greggio a settembre è risultato in aumento, con gli acquisti dall'estero saliti del 13% a 9,04 milioni di barili. Da inizio anno l’import cinese è in crescita del 12% circa. Inoltre, ieri le scorte settimanali Usa sono risultate in calo più delle attese (di 81mila barili al giorno a 9,48 mln) e la produzione è fortemente scesa, segnando la prima flessione in due mesi se si esclude la riduzione settimanale dovuta agli effetti degli uragani. L’accelerazione questa mattina, sottolineano gli analisti di Mps Capital Services, è iniziata poco prima delle 10, quando è uscita la notizia di tensioni in Iraq. I curdi starebbero dispiegando circa 6000 peshmerga nella regione di Kirkuk in Iraq, ricca di petrolio, da dove parte l’oleodotto che va in Turchia e consente ai curdi di avere ingenti profitti. Il dispiegamento sarebbe effettuato poiché ci sono segnali di avvicinamento dell’esercito iracheno con significativo schieramento militare a Bashir e a Taza nel sud della città. Le tensioni sono nate dopo l’esito favorevole del recente referendum a favore dell’Indipendenza dei curdi nel nord dell’Iraq, che però non è riconosciuto né dall’Iraq né dalla Turchia e dagli altri paesi limitrofi. Sul Brent il livello tecnico di resistenza si colloca in area 60 dollari al barile.

(Il Sole 24 Ore Radiocor Plus)

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