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Tim, oggi la proposta sul golden power

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Tim, oggi la proposta sul golden power

Potrebbe arrivare al consiglio dei ministri in programma questa mattina la proposta ministeriale di esercizio del «golden power» su Vivendi, il gruppo francese che detiene il 23,94% di Tim. Fino a ieri sera era in stesura la proposta che vede coinvolto in primo piano il ministero dello Sviluppo economico, anche sulla base delle valutazioni di Difesa e Interno peraltro contenute nel provvedimento con cui lo scorso 28 settembre il comitato di Palazzo Chigi aveva contestato ai francesi la tardiva comunicazione «di ogni operazione di acquisizione di partecipazioni in Tim spa».

A quanto risulta al Sole 24 Ore, la proposta riguarderebbe protocolli di sicurezza relativi alla governance della controllata Telecom Italia Sparkle e potrebbe essere formalizzata oggi, poi dovrebbero esprimersi il comitato di Palazzo Chigi per profili tecnici e direttamente il presidente del Consiglio. Il decreto 21/2012 stabilisce che solo il premier può esercitare il «golden power» attraverso l’adozione di un Dpcm (decreto della presidenza del consiglio). L’esercizio formale sul caso in questione, se Gentiloni riterrà di seguire questa strada, non dovrebbe comunque avvenire oggi.

Ad ogni modo c’è da registrare l’accelerazione ministeriale. In discussione in questa fase ci sarebbe esclusivamente la posizione di Vivendi, in base all’articolo 1 del decreto del 2012 che disciplina gli asset strategici per la difesa e la sicurezza nazionale. Profilo di valutazione e tempistiche diverse riguarderebbero Tim, alla quale si imputa la mancata comunicazione «dell’avvenuta modifica del controllo e della disponibilità a far data dal 4 maggio» degli attivi della stessa società, giudicati strategici per l’interesse nazionale nel settore delle telecomunicazioni (in questo caso il riferimento è all’articolo 2 del decreto). Peraltro Tim ha confermato ieri che in questi giorni ha «provveduto alla notifica», anche se «solo al fine di allinearsi con quanto deciso dalla Presidenza del Consiglio dei ministri in data 28 settembre».

Da un lato, facendo seguito alla contestazione a Vivendi, il ministero dello Sviluppo intenderebbe dare una risposta, «comunque non punitiva» ha ribadito anche nei giorni scorsi il ministro Carlo Calenda, a quello che viene ritenuto un mancato rispetto delle regole e un problema di tutela nazionale. Governance e accesso ai dati e alle infrastrutture di Sparkle verrebbero opportunamente regolati.

Dall’altro lato c’è un’attenzione molto alta al tema più generale della rete di accesso di Tim, che il provvedimento del comitato di Palazzo Chigi definiva strategica al pari delle infrastrutture di Sparkle (cavi sottomarini internazionali) e della più piccola Telsy (apparati e terminali di sicurezza Ict). Di qui le riflessioni in corso già da alcune settimane sulla possibilità di importare in Italia un modello di societarizzazione della rete come quello che l’Ofcom, l’Authority inglese, sta approfondendo con British Telecom e la sua struttura Openreach (si veda Il Sole 24 Ore del 6 ottobre).

La neutralità della rete e soprattutto certezze che il governo vorrebbe avere sul suo sviluppo e sugli investimenti in programma, a partire dalla banda ultralarga, sono l’altra faccia di questa delicatissima partita.

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