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Così l’autore del «Cigno Nero» guadagnò 80 milioni…

il crollo di borsa del 1987

Così l’autore del «Cigno Nero» guadagnò 80 milioni nel Lunedì nero

Nassim Nicholas Taleb (Bloomberg)
Nassim Nicholas Taleb (Bloomberg)

Matematico, filosofo, statistico, saggista di successo. Ma il libanese Nassim Nicholas Taleb, diventato una celebrità mondiale per il suo “Il Cigno Nero” del 2007, è stato soprattutto un ottimo trader di derivati. Un trader di grande fiuto, in grado di guadagnare cifre astronomiche proprio durante i “Cigni Neri” che avrebbe in seguito così bene teorizzato.

Prendiamo il Lunedì Nero, quel 19 ottobre 1987 in cui Wall Street registrò la più grande perdita della storia, con il Dow Jones sprofondato del 22,6% in una sola seduta. All’epoca il 27enne Taleb lavorava a Wall Street come trader in derivati presso First Boston. Il “Cigno Nero” colse tutti impreparati, bruciando oltre 500 miliardi di dollari in un giorno: tutti ma non lo scaltro Nassim, che da tempo aveva scommesso sulla possibilità di un crollo dei mercati.

«Quel giorno personalmente guadagnai 60, 70, 80 milioni di dollari», ha ammesso candidamente Taleb in una recente intervista televisiva, spiegando di non ricordarsi per la verità l’esatto ammontare dei suoi ritorni durante il Lunedì Nero. Come ha fatto? Semplice: aveva acquistato opzioni put “out of the money” (ossia lontane dai prezzi di Borsa) a pochi spiccioli sui principali future, valute comprese. Piccole polizze assicurative in caso di discesa dei listini che però, con il crollo verticale di quel 19 ottobre 1987, si rivelarono autentiche miniere d’oro.

Un esempio? Il future sul cambio dollaro-yen. «Il biglietto verde collassò e il prezzo delle opzioni schizzò verso l’alto - spiega l’ex trader libanese - : le avevamo acquistate per 10mila dollari, le rivendemmo per 17 milioni». Qualcosa di simile avvenne sul cambio dollaro-franco svizzero. Quel giorno fare soldi a palate era facile come bere un bicchier d’acqua per chi aveva opzioni put in portafoglio.

Taleb non rammenta esattamente quanti soldi guadagnò, ma ha ben stampate nella memoria le immagini di panico e isteria di quella giornata. «Ricordo che quella mattina quando alzai il telefono udii le grida disperate di un certo Richard Dennis, che aveva visto fallire il suo fondo d’investimento da 50 milioni di dollari in apertura di seduta». Un altro ricordo vivido di Taleb durante quelle ore di follia fu la sua estrema concentrazione, fredda e quasi “monacale”.

Negli anni successivi il trader libanese fu poi molto abile nel guadagnare cifre stratosferiche anche durante i crolli del 2000 e del 2008, quest’ultimo anticipato dal suo bestseller “Il Cigno Nero”. Sembrano tempi lontani, oggi che Wall Street ha battuto tutte le più rosee previsioni di fine 2016 degli analisti, in una fase rialzista che dura da quasi nove anni e che sembra non avere mai fine. La volatilità ai minimi storici ha portato a un diffuso e soporifero ottimismo sui mercati. Ma Nassim, che ricorda bene cosa accadde il 19 ottobre di trent’anni fa, non si fida. Tutto può cambiare. In appena ventiquattr’ore.

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