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Il ministro del Bahrein: «Cara Italia, insegnaci…

Intervista ad Alzayani

Il ministro del Bahrein: «Cara Italia, insegnaci l’industria del turismo»

Seduto in una poltrona della lounge deell'Armani Hotel, unico hotel sei stelle lusso di Milano, Zayed Alzayani è alla quarta tazzina di espresso ed è solo mezzogiorno. «Mi tiene la mente sveglia» si schernisce. D'altra parte la sua agenda è fitta: il ministro dell'Industria e Commercio del Bahrein è appena atterrato in Italia; si ferma pochi giorni e vuole chiudere quanti più affari possibile. Mumtalakat, il fondo sovrano del Bahrain, più noto per il GP di Formula 1, è a caccia di investimenti: da fare in Italia; ma anche, e soprattutto, da portare. «Guardiamo al turismo e all'industria alimentare» è una dichiarazione programmatica che potrebbe suonare quantomai banale pronunciato in Italia, ma il mondo arabo è sul serio innamorato di tutto ciò che è «Made in Italy»: nel nostro paese, il Bahrain ha già debuttato, nella sanità: Mumtalakat ha investito nelle cliniche Kos della famiglia De Benedetti. Dunque difficile poter derubricare la dichiarazione con cui esordisce a mera captatio benevolentiae. Anche perché nelle casse del fondo sovrano ci sono 2-300 milioni di dollari che aspettano di essere investiti. «Abbiamo incontrato aziende interessanti, ma non posso fare nomi». E allo stesso cerca anche italiani che vadano a investire nel paese del Golfo.

Alzayani è quanto di più alto dallo stereotipo dell'investitore arabo. Niente turbante o tunica bianca; ma un occidentalissimo abito sartoriale, cravatta, un inglese molto fluiso e un modo di fare molto occidentale. Ma d'altronde il Bahrain è anche il più anomalo e laico tra gli stati della penisola arabica: lilipuziano, appena 750 km quadrati. E con il curioso Guinness dei primati di stato con più acqua che terraferma: di fatto solo un arcipelago di poche isole, il Bahrain, che in arabo arcaico significa «Due mari» è però il paese con più Storia di tutta la penisola arabica. L’isola principale di Madinat Hamad è disseminata di 3mila tombe arcaiche che risalgono al 3mila prima di Cristo. Gli archeologi si stanno ancora arrovellando per cercare di capire cosa ci potessero fare tutte quelle persone sopra un isolotto di una regione inospitale. Sta di fatto che il Bahrain era già una civiltà mentre tutto intorno era solo deserto: tutti gli altri paesi della zona hanno meno di 150 anni di vita. Ma nonostante una storia millenaria, il paese è pressochè snobbato dai turisti, rispetto ai cugini degli Emirati, dove Dubai, la Las Vegas del Golfo, attira ogni anno milioni di vacanzieri da tutto il mondo: in Bahrain arrivano poco più di 2 milioni di turisti.

La maggior parte arriva via terra, percorrendo in auto l'autostrada sul mare che collega le isole al continente, unica strada che unisce il paese alla terraferma: sono per lo più i confinanti sauditi. Gli unici (e pochi) turisti intercontinentali sono tedeschi o inglesi (più qualcuno dal Kuwait). La nazione con più mare al mondo produce col turismo appena il 3,7% del Pil. Alzayani, invece, vorrebbe che diventi una voce importante dell'economia: far arrivare il Turismo al 7% della ricchezza nazionale nel 2028. Ha in mente due strategie: puntare sugli eventi (per ora limitati al solo GP di Formula 1) e far diventare il suo paese una meta di vacanza. Per entrambe, però, servono le infrastrutture: un centro congressi (da costruire,l'appalto verrà messa in asta a breve), ampliare l'aeroporto e costruire resort in riva al mare. E qui entra in gioco l'Italia: «Cerchiamo investitori per lanciare il turismo nel nostro paese. E chi meglio dell'Italia conosce questo settore ed ha le competenze di cui il Bahrain ha bisogno?».
Il turismo, poi, si porta necessariamente dietro anche l'industria alimentare: la prima cosa di cui un visitatore ha bisogno è mangiare. Un’industria turistica nascente ha bisogno di bar, ristoranti, supermercati, locali dove la gente possa ristorarsi. Sfortunatamente il Bahrain, come tutti gli altri paesi delle penisola arabica, ha un problema: è una bollente scatola di sabbia. Non esiste l'agricoltura; non si produce quasi nulla: «Importiamo quasi tutto il cibo» spiega Alzayani. Ecco dunque che servono impianti di lavorazione e conservazione degli alimenti. E anche qui Bahrain chiama Italia: «Vogliamo portare aziende italiane specializzate in food processing nel nostro paese. Abbiamo avuto contatti».

Come invogliare i capitali esteri a mettere il Bahrain nel radar? «Siamo l'economia più liberalizzata del Golfo Persico» invoglia il ministro. Negli ultimi due anni il governo di Manama ha varato un impegnativo piano di riforme che hanno modernizzato il paese: è molto più facile ora per uno straniero aprire un'azienda (e tra l'altro se ne può possedere il 100%); sono state disboscate molte leggi inutili e snellita la burocrazia. La prossima frontiera del Made in Italy sarà il Bahrein?

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