Finanza & Mercati

Mercati al bivio della stretta sulla liquidità: cosa accadrà…

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BCE E FED

Mercati al bivio della stretta sulla liquidità: cosa accadrà ora?

 (Olycom)
(Olycom)

Quando cala la marea si vede chi è senza costume. È questo il pericolo che il mondo si trova ad affrontare, ora che le banche centrali si preparano a ritirare la marea di liquidità a cui hanno abituato mercati ed economia nell’ultimo decennio: che i nodi di una crescita economica e finanziaria con ancora tanti squilibri vengano al pettine. Calcola Pictet Am che dopo i 2.540 miliardi di dollari iniettati sui mercati dalle 5 maggiori banche centrali del mondo nel 2017, si scenderà bruscamente a 510 miliardi nel 2018 per calare a -80 miliardi (dunque a una contrazione della liquidità) nel 2019. La Bce in settimana ha posticipato le attese sulla “stretta”, ma la Federal Reserve Usa - alla vigilia del cambio al vertice - potrebbe diventare più “dura”. In ogni caso la marea della liquidità che per anni ha gonfiato le Borse e sostenuto l’economia calerà. La domanda è: ci sono settori dell’economia e della finanza senza “costume”, cioè impreparati al nuovo contesto? Insomma: dobbiamo preoccuparci?

Sul mercato non si trova una risposta univoca. Economisti, analisti e operatori di Borsa si dividono infatti in due partiti. Tanti ritengono che la ritirata della banche centrali non provocherà alcun contraccolpo né sui mercati né sull’economia, perché il mondo sta vivendo una fase congiunturale quasi idilliaca fatta di crescita economica e di bassa inflazione: questo permette alle banche centrali di muoversi con estrema gradualità, minimizzando gli effetti negativi della stretta. Altri guardano però con apprensione al debito gigantesco che in questi anni di moneta facile si è accumulato nel mondo: dal 2007 i debiti globali (pubblici e privati) sono infatti aumentati di oltre il 70%, arrivando a sfiorare i 140mila miliardi di dollari secondo il Fondo monetario. Se le condizioni finanziarie sono destinate a restringersi, dunque, qualche fetta del mercato senza “costume” potrebbe anche emergere. I motivi per stare sereni sono dunque validi, ma i rischi non mancano.

Io penso positivo
La ragione principale per cui tanti guardano al cambio di passo delle banche centrali con serenità è - come detto - legato all’economia: mai, da anni, tutte le aree del mondo sono cresciute in maniera così robusta e strutturale. Economia in volata, disoccupazione in calo (molte aree del mondo sono praticamente in piena occupazione), nessuna fiammata inflattiva e utili aziendali in crescita sono il mix perfetto per stare sereni. «Si può parlare di uno scenario ideale», sostiene Steven Bell, capo economista di BMO Global Am. «Anche perché - aggiunge Mattia Nocera, Ceo di Belgrave, Gruppo Banca del Ceresio - si sta verificando un cambiamento strutturale del sistema industriale, sempre più in grado di contenere i costi, e del sistema bancario, ben più solido di un tempo. Le banche potranno dunque compensare il calo della liquidità».

È vero che il mondo è pieno di debiti - osservano gli ottimisti - ma è anche vero che in questo contesto di crescita globale sono perlopiù sostenibili. Sono gli economisti di Capital Economics a dimostrarlo: se anche i tassi d’interesse di mutui e prestiti salissero di due punti percentuali, calcolano, il pagamento degli interessi rispetto al reddito disponibile resterebbe per le famiglie europee, americane e inglesi entro le medie storiche. Non sarebbe dunque uno shock. Solo in alcuni casi, per esempio in Canada e Australia, potrebbero esserci problemi. Ma sono casi isolati. Stesso discorso per gli Stati: è vero che i debiti pubblici sono aumentati ovunque, ma è anche vero che gli Stati hanno una vita media dei debiti abbastanza lunga (poco sopra i 6 anni per Italia, Germania, Francia e Giappone, oltre i 14 anni per il Regno Unito). Questo riduce l’impatto immediato di un eventuale aumento dei tassi. Solo il Canada - secondo Capita Economics - potrebbe avere qualche problema. Insomma: il mondo potrebbe uscire dalla marea di liquidità senza particolari problemi a detta degli ottimisti.

Il lato oscuro della marea
Ma non tutti sono così sereni. A preoccupare è principalmente l’esuberanza dei mercati finanziari, gonfiati per anni proprio dalle iniezioni di liquidità delle banche centrali. Dato che tutte le ultime recessioni economiche sono partite da crisi finanziarie (quella dei subprime nel 2008 come quella dello spread italiano nel 2011), gli eccessi della finanza non vanno sottovalutati: perché possono avere ripercussioni nella vita reale di tutti noi. «Ci sono settori del mercato, per esempio le obbligazioni a bassa affidabilità high yield e quelle dei Paesi emergenti, che presentano delle vulnerabilità - spiega Andrew Wilson, Ceo di Goldman Sachs Asset Managemen Emea -. In questi anni su questi mercati sono andati investitori che tradizionalmente non ci andavano, perché nel mondo dei tassi a zero tutti cercavano rendimenti appetibili. Questo ha compresso i tassi d’interesse anche sui bond più rischiosi. Dal momento in cui le politiche monetarie si ritirano, questi sono i punti deboli». Insomma: da loro potrebbe partire una nuova crisi.

Punta il dito su questa fetta del mercato anche il Fondo monetario. I Paesi emergenti negli ultimi anni hanno attirato flussi d’investimenti molto forti (300 miliardi di dollari nel solo 2017): questo ha ridotto in maniera anomala i rendimenti, che ora non compensano gli investitori per i rischi. Questi Paesi hanno approfittato dei tassi bassi, indebitandosi molto. «Questo - scrive l’Fmi - rende vulnerabili soprattutto i Paesi più poveri». Quando la liquidità si ritirerà, questi Stati potrebbero trovarsi alti debiti da rifinanziare (spesso in valuta forte) e investitori in fuga. Discorso analogo per i bond aziendali ad alto rischio. E qualcuno guarda con sospetto anche ai bond più affidabili. «Se lo scenario mondiale si normalizza e torna l’inflazione, i bond sono a rischio - osserva Andrea Delitala di Pictet Am -. Se correggono precipitosamente, possono provocare danni a cascata su tutte le altre asset class». E discorsi simili si possono fare sulle Borse, ormai particolarmente esuberanti. Insomma: che venga dai bond emergenti, dalle famiglie canadesi o dai titoli hi tech Usa, una nuova crisi non può essere esclusa. Nessuno può prevederla però: dipenderà da come le banche centrali gestiranno la ritirata della marea. E da quanti sono senza costume.

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