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Chi sceglierà Trump tra Powell o Taylor per sostituire Yellen alla Fed?

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Chi sceglierà Trump tra Powell o Taylor per sostituire Yellen alla Fed?

Da un lato il veterano policymaker, dal 2012 nel vertice della Federal Reserve. Uomo e leader di squadra, pragmatico ex banchiere ed executive di private equity, che da quando è nel board non ha mai dissentito, votando per tutti gli stimoli alla crescita compresi quelli non convenzionali. E che ora è suo agio con i piani molto cauti di ritiro delle ricette anti-crisi del presidente uscente della Banca centrale, Janet Yellen. Dall’altro lato il brillante professore di Stanford, che a sua volta vanta passata esperienza di governo ma è anzitutto celebrato tra i teorici che più hanno lasciato il segno nel dibattito su teoria e pratica di politica monetaria. Un leader che potrebbe guidare la Fed a missioni assai più circoscritte e circospette; verso un approccio rule-based, legato a precise regole, rispetto alla discrezionalità che oggi come ieri impera nelle decisioni.

Jerome Powell e John Taylor. Entrambi repubblicani, ma diversi. Powell, il 64enne favorito da analisti di Wall Street e investitori, che vedono i risultati cui ha contribuito la strategia Yellen-Powell della Fed, un’economia americana tuttora solida dopo una longeva espansione e mercati azionari svettati a nuovi record. E che gode dell’appoggio di uno dei consiglieri di Donald Trump, il segretario al Tesoro Steven Mnuchin. Taylor, il 70 enne preferito invece da notabili del partito per la sua affinità ideologica a posizioni conservatrici di ridimensionato ruolo delle autorità federali, Fed compresa. A sua volta ha alleati potenti alla Casa Bianca: il vice-presidente Mike Pence. Forse l’unico, vero punto di contatto tra i due è l’alleggerimento delle regolamentazioni bancarie della riforma Dodd Frank, seppur con Taylor più aggressivo.

La corsa alla delicata poltrona della Federal Reserve, per il chairman che entrerà in carica da febbraio, è giunta allo sprint finale: Trump ha promesso una nomina la prossima settimana, entro il 3 novembre quando partirà per l’Asia. Ha anche detto che il duello è ormai tra Powell e Taylor, orchestrando persino un teatrale sondaggio per alzata di mano tra i senatori repubblicani che dovranno poi confermare la scelta. Suoi collaboratori hanno suggerito che propenderebbe per il nome più prudente, Powell, con Taylor però quasi alla pari e una chance ancora per la stessa Yellen, che altrimenti sarà il primo timoniere Fed a completare un mandato senza ricevere riconferma dalla Seconda guerra mondiale.

Una scelta di Powell non stupirebbe John Bellows, gestore di di Western Asset, gruppo Legg Mason. «Trump ha indicato di favorire un clima di bassi tassi d’interesse. Perché vuole sostenere gli investimenti e le esportazioni con un dollaro meno caro. Ha però menzionato di desiderare un repubblicano, una scelta politica comune a molti presidenti».

Mickey Levy di Berenberg concorda con la diagnosi della «strana coppia» di finalisti: Powell è la continuità nel cambiamento, «un’incarnazione moderata della progressista e attivista Yellen». Taylor apre a correzioni di rotta. Levy precisa: è scettico sul doppio mandato della Fed, sulla capacità di intervenire sulla disoccupazione oltre all’inflazione. Ha criticato l’accumulo di asset per oltre 4.000 miliardi con il Qe e vorrebbe tornare a bilanci Fed solo di titoli del Tesoro. Di più: la Taylor Rule, alla lettera, nonostante un’inflazione sotto il target del 2% proporrebbe oggi tassi fino al 3,7%, il triplo degli attuali, e in versione addomesticata comunque al 2,5%. Anche se Taylor ha assicurato che la sua regola va considerata un punto di riferimento, non una prescrizione, facendo presagire posizioni concrete più flessibili.

È raro che la battaglia per la guida della Fed diventi tanto pubblica, in omaggio al rispetto all’istituzione e alla sua indipendenza. Ma Trump è ricorso spesso a simili metodi “televisivi” di governo. È anche insolito che i candidati in lizza siano alternativi. Una differenza che in questo caso ha radici, oltre che nelle idee, nelle storie personali.

Powell ha iniziato la carriera lontano dai riflettori pubblici e nel settore privato, la banca d’investimento Dillon Read, poi il private equity di Carlyle, per arrivare a incarichi di sottosegretario al Tesoro e alla nomina bipartisan nel board della Fed da parte del presidente democratico Barack Obama. Taylor non è digiuno di politica: è stato sottosegretario al Tesoro per gli affari internazionali sotto George W. Bush e consigliere economico di Bush padre. Ma la sua carriera lo ha proiettato nell’élite degli economisti più rispettati al mondo.

Entrambi, nella loro diversità, hanno le carte in regola per ricevere le redini della Fed dalla Yellen. E il prescelto erediterà soprattutto un compito urgente che forse oggi pesa ancor più di terrore e strategie future: preservare, per il bene di economia e mercati, la credibilità della Banca centrale americana nell’era Trump una volta calato il sipario sullo spettacolo della nomina.

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