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Petrolio, gli Usa esportano come il Kuwait (e forse non è finita…

L'Analisi|analisi

Petrolio, gli Usa esportano come il Kuwait (e forse non è finita qui)

Fino a due anni fa non poteva lasciare il Nord America. Oggi il petrolio «made in Usa» raggiunge ogni angolo del mondo con volumi da fare invidia a molti Paesi Opec e ci si chiede fino a che punto le esportazioni potranno continuare a crescere: erano di appena 25mila barili al giorno una decina di anni fa, prima del miracolo shale oil, sono salite a 600mila bg l’anno scorso, il primo dopo la completa liberalizzazione dell’export, e ora sono più che triplicate.

Nell’ultimo mese l’export di greggio americano ha superato 1,7 milioni di barili al giorno in media – volumi simili a quelli della Nigeria, il maggior produttore di greggio dell’Africa – e la settimana scorsa ha bruciato un’altra volta i record con 2,13 milioni di barili al giorno, forniture paragonabili a quelle del Kuwait (o dell’intero Mare del Nord, se si vuole guardare oltre la cerchia dell’Opec).

La crescita, esponenziale e rapidissima, ha preso in contropiede molti osservatori. Non tanto per le cause, che sono evidenti: la domanda oggi supera l’offerta di petrolio, gli Usa producono ancora in ecesso e i suoi barili vengono pagati meglio all’estero visto che il Brent è arrivato a valere 7 dollari al barile più del Wti.

La sorpresa deriva piuttosto dal fatto che fino a pochi mesi fa, come ricorda Rbc Capital Markets, il consensus degli analisti era che Washington non potesse esportare più di 1,2-1,5 mbg nel breve, a causa di limiti strutturali del sistema di trasporto.

La banca d’investimento canadese calcola invece che ci sia già la possibilità teorica di salire fino a 3,2 mbg. Il Pira Group ha stime un po’ diverse: la capacità di esportazione è di 2,7 mbg e salirà a 3,3 mbg nel 2018.

Cifre precise e incontrovertibili in realtà non ce ne sono. L’unica certezza è che l’adeguamento di porti e oleodotti americani procede a passi da gigante.

Il terminal di Corpus Christi, in Texas, ben collegato con i pozzi di shale oil, ha già testato ad aprile l’ingresso di Vlcc: le petroliere più grandi, da 2 mb, che per ora non riescono a caricare negli Usa.

Dal prossimo anno questi giganti del mare potrebbero riuscire a partire anche dal Loop, enorme porto offshore della Louisiana, che finora gli Usa hanno utilizzato solo per importare petrolio.

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