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Consob: «Qualcosa con Via Nazionale non ha funzionato»

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Consob: «Qualcosa con Via Nazionale non ha funzionato»

  • –Laura Serafini

L’ufficio di presidenza della Commissione di inchiesta sulle banche si è riunito ieri sera dopo un’interminabile seduta di otto ore per valutare l’opportunità di replicare l’audizione del capo della vigilanza di Bankitalia, Carmelo Barbagallo, e del dg della Consob, Angelo Apponi. Ma questa volta per fare un confronto all’americana. La «verifica incrociata» tra i due esponenti delle Authority è stata proposta dal deputato di Fi, Rentato Brunetta, al termine dell’audizione di Apponi, perchè quest’ultimo, in risposta alle domande sullo scambio informativo tra Bankitalia e la Consob, ha lasciato intendere che su molti aspetti l’Autorità che vigila sui mercati ha dovuto andarsi a cercare da sola le informazioni. Come quelle relative alle «procedure distortive» con le quali il management delle due banche venete, Veneto Banca e Popolare di Vicenza, determinava il prezzo delle azioni non quotate che poi propinava in acquisto - dietro forti pressioni «documentate dal giro di mail» - ai clienti, in molti casi a fronte di operazioni baciate (con finanziamenti finalizzati alla compravendita di titoli) e in occasione di aumenti di capitale. Procedure sui prezzi che Bankitalia aveva percepito da molti anni, ma che la Consob ha approfondito solo nel 2015. «Le procedure arbitrarie per fissare i prezzi le abbiamo trovate noi e non ce le ha segnalate la Banca d’Italia», ha detto Apponi precisando che comunque lo scambio tra le due Autorità su vari aspetti è avvenuto e in questi casi Consob «ha valorizzato al meglio le informazioni ricevute».

Sollecitato a rispondere sul fatto che una delle due Autorità stesse mentendo, Apponi ha chiesto di secretare l’audizione. In seguito, a fronte di domande sul non funzionamento del protocollo siglato tra le due Autorità - sul quale comunque ha detto che molti miglioramenti sono stati fatti - il dirigente Consob ha detto:«Certo che qualcosa nei rapporti con Banca d’Italia non ha funzionato». E questo anche perchè la vigilanza ha un approccio diverso, «tutela la stabilità anche con la riservatezza».

Apponi ha poi riferito di come la Consob a inizio 2015 avesse chiesto alle due banche venete, alle stregua delle altre banche italiane, di rendere noto l’esito e gli effetti contabili del Comprehensive Assessment (la verifica sulla solidità patrimoniale) condotto dalla Banca d’Italia in collaborazione con la Bce. «Non è che dalla Banca d’Italia o dalla Bce ci abbiano fatti gli applausi per questa iniziativa - ha chiosato -. E questo è da ricondurre al fatto che abbiamo approcci diversi: noi tuteliamo la trasparenza, loro la stabilità. Voglio ricordare che anche il legislatore e il regolatore europeo privilegiano quest’ultima».

L’affondo decisamente più forte Apponi lo ha riservato comunque al management delle due banche. «È emerso un ecosistema doloso e collusivo volto a occultare in maniera sistematica e fraudolenta informazioni al mercato e alle Autorità». I titoli azionari «sono stati collocati» in modo spregiudicato presso i clienti «perchè era voluto». È impressionante il «lavoro svolto dalle due banche per rappresentare un’immagine non veritiera». E ancora: «si aveva l’impressione che chi lo metteva in atto o avesse una garanzia di impunità o che i sistemi di deterrenza (le sanzioni, che Consob ha irrogato a più riprese, prima nel 2013, e poi nel 2017 per 9,1 milioni alla Popolare di Vicenza e per 5,6 milioni a Veneto Banca, per ostacolo alla vigilanza, false comunicazioni nell’offerta al pubblico e nei prospetti degli aumenti di capitale) comunque non fossero efficaci». O tali da destare minore preoccupazione rispetto al rischio che il managament temeva di più: «il bail in». Ne abbiamo viste tante, ha detto Apponi, «ma un fenomeno così rilevante non è una cosa che ti capita di vedere tanto spesso».

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