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«Crisi delle Venete scoperta da Bankitalia»

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«Crisi delle Venete scoperta da Bankitalia»

  • –Davide Colombo

roma

Nonostante i limitati poteri della Vigilanza è stato proprio grazie agli ispettori della Banca d’Italia se sono emerse le crescenti criticità di gestione di Veneto Banca e della Popolare di Vicenza, in particolare tra il 2012 e il 2014. Crediti effettuati con prassi anomale, non di rado in conflitto d’interesse e quasi sempre concetrati sugli stessi clienti. Determinazione del prezzo delle azioni «inadeguato» e operazioni di ricapitalizzazione «baciate» non dedotte dal patrimonio. Tanti fatti. Tutti messi in fila in una cronologia stringente e con infiniti rimandi alla vasta documentazione(in parte riservata) depositata a San Macuto ormai da un mese. Fatti «tempestivamente segnalati» all’autorità giudiziaria al termine di un lavoro di controllo svolto mentre gli amministratori delle due banche «ripetutamente occultavano importanti informazioni alla Vigilanza, di cui hanno deliberatamente disatteso le richieste».

È partita così l’audizione del capo della Vigilanza di Via Nazionale, Carmelo Barbagallo, davanti alla Commissione d’inchiesta guidata da Pier Ferdinando Casini. Ed è proseguita per quasi sei ore sotto il fuoco di fila delle domanda poste dai quaranta parlamentari, con alcuni passaggi in parte segretati, quando Barbagallo ha dovuto rispondere sulle modalità in cui venne deciso di chiedere, nel 2012, la revoca dei poteri dell’ad della Bim, controllata di Veneto Banca, Pietro d’Agui, e di sanzionare gli amministratori per oltre un milione di euro.

Nella ricostruzione offerta da Barbagallo le irregolarità e le anomalie gestionali riscontrate avevano radici precise: la debole governace delle due Popolari non quotate e l’autoreferenzialità del management. Su Veneto Banca, per citare uno dei fatti documentati, le ispezioni del 2013 fecero emergere, oltre a operazioni «baciate» per 157 milioni di euro, una «carente gestione dei crediti in conflitto di interessi a esponenti aziendali e loro congiunti per 70 milioni di euro». Debolezze che la crisi economica ha amplificato fino a portare all’epilogo dello scorso mese di giugno, con la liquidazione coatta amministrativa decisa dopo che l’Mvu aveva dichiarato la prossimità del dissesto e il Comitato di risoluzione unico la «non sussistenza di interesse pubblico per la risoluzione».

Innumerevoli le puntualizzazioni offerte da Barbagallo sui tanti particolari che hanno punteggiato la doppia crisi delle banche venete. Via Nazionale - ha affermato - non spinse mai per un’acquisizione di Veneto Banca da parte di Popolare di Vicenza «semmai avrebbe dovuto essere una fusione alla pari». Un’unione tra due debolezze che tentò nel 2016 anche il fondo Atlante senza successo. Mentre sul passaggio di dipendenti o funzionari di Bankitalia alle banche sotto ispezione, che ha riguardato soggetti sui che mai hanno esercitato attività diretta sulle banche in questione, Barbagallo ha parlato di un fenomeno «nè incoraggiato nè auspicato». E in ogni caso, ha aggiunto, «anche quando questo accade ciò non influisce - nè per quanto a mia conoscenza ha mai influito - sul corretto espletamento delle azioni di vigilanza, lo dico in coscienza sono in Banca da 38 anni». Fuori dalla lettura del testo presentato, Barbagallo ha in un passaggio indicato quale sarà la linea di comportamento della Vigilanza anche sulle audizioni a venire, dedicate alle altre crisi: «Io non vorrei dare l’impressione che noi ci autoassolviamo, noi diamo i fatti». E, ha poi aggiunto, «voi commissari siete nella condizione di verificare tutti gli errori che sono stati eventualmente commessi».

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