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Golden power, una norma per l’armistizio con Tim

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Golden power, una norma per l’armistizio con Tim

(Imagoeconomica)
(Imagoeconomica)

Sanzioni attenuate per le violazioni della normativa sul golden power nel caso in cui ci sia una collaborazione delle parti. È questo, secondo quanto apprende il Sole 24 Ore, il senso di un emendamento all’articolo 14 del collegato fiscale (il decreto legge 148 del 16 ottobre 2017) su cui starebbero lavorando gli uffici tecnici del ministero dello Sviluppo economico. La modifica, ancorché ovviamente erga omnes, potrebbe avere un impatto significativo sulla vicenda Tim-Vivendi.

La proposta interverrebbe su uno dei commi delle nuove norme sui poteri speciali e prevede che «in applicazione del principio di proporzionalità e adeguatezza, qualora il limite edittale minimo previsto per le singole fattispecie risulti manifestamente eccessivo rispetto al valore dell’operazione, al fatturato della società sanzionata, al comportamento tenuto dalle parti per l’eliminazione o l’attenuazione delle conseguenze della violazione, nonché al pericolo di pregiudizio per gli interessi tutelati», la sanzione amministrativa può essere anche inferiore «al minimo edittale» previsto dalla legge. L’eventuale multa potrà dunque essere rimodulata se le società interessate collaboreranno. E, a differenza dei restanti nuovi articoli sul golden power che varranno solo per i casi futuri, questo cambiamento si applicherà anche al pregresso. Tradotto: se l’emendamento, che con tutta probabilità dovrebbe confluire nel pacchetto di modifiche governative al testo, ora all’esame del Senato, fosse approvato, anche Tim potrebbe beneficiarne nell’ambito dell’iter avviato a fine settembre dal gruppo di coordinamento di Palazzo Chigi sul golden power. Con quel verdetto, come noto, è stata contestata all’ex incumbent tricolore la mancata notifica (poi ottemperata) e ciò potrebbe far scattare l’eventuale sanzione a valle della procedura che si concluderà entro 120 giorni sempre che la società non ribalti le tesi dell’accusa.

L’incontro di due settimane fa tra l’ad Amos Genish e il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda ha inaugurato una fase all’insegna del disgelo nei rapporti tra le due sponde. Ora l’emendamento al Dl fiscale potrebbe schiudere nuovi scenari. Bisognerà capire se la possibilità dell’attenuazione della sanzione sarà determinante nelle decisioni dell’azienda sull’eventuale separazione della rete su base volontaria, auspicio non troppo nascosto dell’esecutivo. Certo, i tempi sono ancora prematuri, ma è evidente che il tono del confronto tra l’esecutivo e l’azienda è totalmente cambiato e anche le ultime prescrizioni, approvate dal Cdm ieri l’altro nell’ambito dell’esercizio dei poteri speciali sulle telecomunicazioni, sono state accolte dall’azienda senza barricate ma con un atteggiamento di massima collaborazione. Segno che l’ascia di guerra è stata deposta da entrambe le parti e l’emendamento al Dl fiscale, su cui, va detto, sono ancora in corso le valutazioni finali, potrebbe offrire ulteriore linfa a una mossa autonoma della società. Senza contare che questa fase di dialogo può essere funzionale anche alla soluzione della contesa tra Vivendi e Fininvest, con i legali al lavoro per definire una bozza di accordo tra i due gruppi.

La prossima settimana dovrebbero arrivare anche ulteriori indicazioni a firma dell’Authority per le comunicazioni. Il 31 ottobre il garante ha inviato a Palazzo Chigi una prima informativa su aspetti tecnici relativi all'esercizio del golden power arrivato giovedì sul tavolo dei consigli dei ministri. Ma nei prossimi giorni il garante dovrebbe andare più a fondo, con un ulteriore documento che si sofferma anche su possibili remedies per migliorare la condizione di mercato. L’Authority in questa fase non suggerirà direttamente la separazione societaria, ma potrebbe spiegare come, quando, in che termini si potrebbe realizzare. Tra le convinzioni dell’Agcom, ad esempio, c’è che un eventuale spin off dovrebbe riguardare tutta la rete di Telecom: non solo l’accesso, ma anche l’infrastruttura di trasporto (la dorsale o backbone), e probabilmente non solo il livello nazionale ma, in una logica di reti interconnesse, anche quello internazionale (quindi Telecom Sparkle). È alla stessa Agcom, oltre che al governo, che dovrebbe essere presentato un’eventuale proposta di scorporo all’interno di un piano industriale che prevenga i rischi paventati dalle istruttorie sul golden power.

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