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La geopolitica accelera la corsa del petrolio: Brent sopra 64 dollari

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La geopolitica accelera la corsa del petrolio: Brent sopra 64 dollari

Anni di produzione in eccesso avevano espulso la geopolitica dal mercato del petrolio, ma lo scenario è cambiato. Con la domanda che oggi supera l’offerta, le crescenti tensioni che turbano il Medio Oriente (e non solo) sono tornate di prepotenza sulla scena, accelerando il rally del barile.

Brent e Wti hanno guadagnato oltre il 3% nella seduta di ieri, spinti anche dalle vicende in Arabia Saudita, dove nel weekend sono stati arrestati decine di principi, ministri e uomini d’affari. Il riferimento europeo ha toccato un picco di 64,30 $(consegna gennaio), mentre il greggio americano per dicembre si è spinto fino a 57,47 $, in entrambi i casi un record da quasi due anni e mezzo. Rispetto a giugno c’è stato un rialzo superiore al 40%.

Nelle settimane scorse ad alimentare gli acquisti era stato soprattutto il miglioramento dei fondamentali. Una rapida e finalmente visibile riduzione delle scorte petrolifere globali, unita alla convinzione di un prolungamento dei tagli produttivi dell’Opec e dei suoi alleati e a segnali di rallentamento della crescita dello shale oil hanno spinto gli hedge funds ad accumulare un’esposizione rialzista da primato: ci sono posizioni nette lunghe per oltre un miliardo di barili, tra Brent, Wti e prodotti raffinati.

La purga dei rivali e degli oppositori da parte del principe saudita Mohammed bin Salman è stata percepita con nervosismo, come qualsiasi nuovo elemento di destabilizzazione nel mondo arabo, anche se molti analisti sono convinti che un ulteriore rafforzamento dell’erede al trono sarà una garanzia della prosecuzione delle attuali politiche sul mercato del petrolio: al vertice Opec di fine mese Riad dovrebbe insomma spingere, come previsto, per continuare i tagli produttivi fino al termine del 2018.

«Non mi aspetterei un cambio di strategia dell’Arabia Saudita – ha osservato Rupert Harrison, chief macro strategist di BlackRock davanti alle telecamere di Bloomberg Tv – Ma chiaramente le discontinuità danno sempre luogo a rischi». Le fonti di tensione geopolitica sono peraltro numerose. Nel fine settimana c’è stato anche il lancio di un missile yemenita sull’aeroporto di Riad (per cui i sauditi puntano il dito contro l’Iran). Inoltre ci sono state le improvvise dimissioni del premier libanese Saad Hariri, annunciate proprio dall’Arabia Saudita.

Sullo sfondo ci sono sempre le difficili relazioni tra Baghdad ed Erbil, dopo il referendum per l’indipendenza del Kurdistan iracheno. C’è la Nigeria, che rischia un ritorno degli attacchi alle infrastrutture petrolifere dopo che i Niger Delta Avengers hanno revocato la tregua. Infine c’è il Venezuela, ormai incamminato a passi da gigante verso il default: uno scenario che rischia di seminare il caos sul mercato del petrolio.

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