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La campagna d’Italia avviata sulle ceneri dell’Ambrosiano

CRéDIT AGRICOLe

La campagna d’Italia avviata sulle ceneri dell’Ambrosiano

La storia del Crédit Agricole in Italia è una tela tessuta negli anni che per lungo tempo si è sviluppata in simbiosi con l’impresa in cui si è cimentato Giovanni Bazoli nel costruire mattone su mattone la prima banca italiana. Era la fine degli anni ’80 quando ancora si parlava di finanza laica e finanza cattolica. L’Agricole si prestò a rivestire il ruolo del “cavaliere bianco” nel Nuovo Banco Ambrosiano, chiamato dall’avvocato bresciano diventato banchiere per arginare l’avanzata della Gemina che mirava, sotto la regia di Mediobanca, a portare sotto l’egida della Comit l’istituto rinato dalle ceneri dell’Ambrosiano di Roberto Calvi. Operazione che poi si farà, ma nella direzione opposta di quella immaginata da Enrico Cuccia.

L’inizio del lungo sodalizio era stata l’acquisizione da parte del Nuovo Banco della filiale italiana del Crédit Agricole, allora diretta da Christian Merle, che nel 2000, a nozze celebrate con l’istituto di Piazza della Scala, diventerà amministratore delegato insieme a Lino Benassi di quella che già si chiamava Banca Intesa. Nel Nuovo Banco Ambrosiano l’Agricole era presto salito fino a superare il 30%, accompagnando sempre la crescita, nel 1989 quando fu acquisita la Banca Cattolica del Veneto e nove anni dopo quando l’Ambroveneto conquistò Cariplo vincendo la sfida con la finanza laica rappresentata da Comit, ancora caposaldo dell’azionariato di Mediobanca. Solo con l’acquisizione della Comit il peso del gruppo francese scenderà sotto il 20%.

L’alleanza con Intesa si era estesa a società-prodotto, costruite in joint venture, nell’asset management con Nextra, nel credito al consumo con Agos, nel private banking con Indosuez. Joint che si scioglieranno con l’intervento dell’Antitrust che aveva disposto la discesa dei francesi anche nel capitale di Intesa in conseguenza dell’aggregazione con il gruppo SanPaolo-Imi. Una fusione che fu preannunciata nell’agosto del 2006 con una telefonata di Bazoli e dell’ad Corrado Passera ad Ariberto Fassati, l’attuale presidente di Cariparma che nel 2012 ha passato, dopo trent’anni, il testimone di country manager per l’Italia dei francesi a Giampiero Maioli. La notizia creò grande preoccupazione a Parigi perchè l’Agricole, che allora aveva il 18% di Intesa, avrebbe dimezzato il suo peso mentre le Fondazioni, tutte insieme, avrebbero costituito il primo blocco azionario con circa un quarto del capitale.

Alla fine l’Agricole decise di non esercitare il diritto di veto che avrebbe bloccato l’operazione, lasciando che Intesa facesse il salto dimensionale finale. Gli accordi del “divorzio” furono presi davanti all’allora Governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi. I francesi pretesero una dote - Cariparma, Friuladria e 250 sportelli scelti tra quelli che il nuovo colosso bancario avrebbe dovuto cedere - con la quale sono state gettate le basi per dare vita a quella che oggi è diventato il primo gruppo bancario estero nella Penisola. Una realtà a tutto tondo che fa dell’Italia di gran lunga il primo mercato di sbocco per la banque verte. Dall’ultimo bilancio consolidato della holding non quotata si evince infatti che le attività italiane dell’Agricole rappresentano circa un decimo dei ricavi del gruppo (che nel 2016 ammontavano a 30,4 miliardi): quasi il triplo rispetto a mercati come Uk e Usa. Con risultati economici che non sono mai mancati e che contribuiscono, con quasi 500 milioni, a circa un decimo degli utili netti consolidati. Il gruppo Agricole Italia conta 12mila dipendenti, confermandosi anche sotto questo aspetto la realtà più importante del gruppo dopo il mercato domestico.

Secondo i dati di R&S-Mediobanca, con oltre 900 sportelli, l’attività bancaria retail - sotto Cariparma - si collocava nel 2016 in decima posizione per totale dell’attivo tangibile con 51 miliardi, prima dell’acquisizione delle Casse di risparmio di Cesena, Rimini e San Miniato. Nel credito al consumo è di gran lunga il primo operatore con Agos-Ducato (61% Agricole, 39% Bpm) con crediti per 12,9 miliardi e una quota di mercato sull’erogato del 9,7%; e con la joint al 50% con Fca (10,2 miliardi nel credito al consumo, 2 nel factoring). Il Crédit Agricole, undicesimo operatore nel leasing, è anche undicesimo nel settore assicurativo con Crédit Agricole Vita e Crédit Agricole assicurazioni (3,2 miliardi di premi lordi e una quota di mercato nel Vita del 2,9%). È il secondo gruppo nell’asset management, con i 21,8 miliardi di patrimonio netto dei soli fondi comuni di diritto italiano di Pioneer (9,3% del sistema) che si sono aggiunti ai 5,7 miliardi di Amundi Sgr (2,4%). Ora con l’acquisizione di Banca Leonardo da parte di Indosuez Lussemburgo è arrivato anche il rafforzamento nel wealth management.

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