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Creval: aumento fino a 700 milioni

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Creval: aumento fino a 700 milioni

  • –Luca Davi

Il Credito Valtellinese mette in cantiere un aumento di capitale fino a 700 milioni. Come anticipato - si veda Il Sole 24Ore di ieri - il Cda della banca lombarda ha aperto il cantiere su quella che si prospetta come una misura shock per l’istituto, vista una capitalizzazione che ieri si attestava attorno a 280 milioni di euro. Una mossa in stile UniCredit, insomma, istituto che ha realizzato un aumento da 13 miliardi di euro. Il titolo ieri ha risentito delle indiscrezioni, chiudendo in calo del 13%. Ma è certo che l’iniezione di capitale (che scatterà a valle dell’assemblea, fissata per il 19 dicembre) servirà a soddisfare le richieste della Vigilanza, soprattutto in vista dell’addendum sui crediti deteriorati tanto contestato dalle banche italiane. La maxi-ricapitalizzazione si è rivelata superiore alle attese circolate sul mercato, che stimavano un rafforzamento attorno a 500 milioni. Se di decisione «forte» si tratta, insomma, è fatta «una volta e per tutte», spiega il dg Mauro Selvetti, e serve «a riportare la banca in posizioni ottimali».

Non a caso l’istituto ha accompagnato ieri l’annuncio dell’iniziativa sul patrimonio con un nuovo piano industriale al 2020 - denominato Project Renaissance - che punta a riportare la banca a una redditività organica «sostenibile nel medio termine» e un profilo di rischio sugli attivi che posizioni la banca tra le «best in class» in Italia. Tradotto: il target delle coperture sulle sofferenze al 2020 è fissato al 77,7% (rispetto al 61,5% attuale) e del 47% sugli unlikely to pay (37,1%). Uno sforzo che vale rettifiche su crediti fino ad un massimo di 772,5 milioni di euro e che appunto sarà finanziata dall’aumento di capitale varato ieri, che è pre-garantito da Mediobanca e che dovrebbe essere concluso entro il primo trimestre 2018.

Nell’ambito del piano industriale sono state messe in cantiere diverse iniziative finalizzate al derisking del portafoglio. A partire dal varo - già operativo, visto il conferimento del mandato a Jp Morgan, Mediobanca e BonelliErede - di una maxi-cartolarizzazione di sofferenze da 1,6 miliardi. Progetto fotocopia dell’operazione Elrond, chiusa lo scorso luglio, il progetto “Aragorn” contempla il possibile utilizzo della garanzia dello Stato (Gacs) e dovrebbe essere finalizzato nel primo semestre 2018. In pista ci sono anche cessioni di crediti a sofferenza per 500 milioni di euro, da realizzare nel secondo semestre 2018, attraverso una cessione pro-soluto da eseguirsi al termine di un’asta. A valle di questo “pacchetto” di misure straordinarie, l’Npe lordo della banca al 2020 è stimato al di sotto dell’asticella del 10%, al 9,6%, con un coverage ratio sugli Npl al 59,1%.

L’altra gamba del piano industriale è quella relativa all’efficientamento operativo della banca. L’obiettivo, come detto, è quello di migliorare in maniera strutturale la redditività, e per farlo si punta anzitutto a riportare sotto controllo i costi. Da qui, tra le altre cose, la decisione di incorporare il Credito Siciliano, chiudere altre 88 filiali “tradizionali” e liberare circa 400 risorse nell’arco di piano (con 170 uscite finanziate tramite il Fondo esuberi), così da far scendere il rapporto tra costi e ricavi al 57,5% al 2020. Iniziative che appaiono necessarie anche alla luce dei numeri di ieri, relativi ai primi nove mesi dell’anno, durante i quali si è registrato un rosso di 403 milioni, soprattutto per rettifiche su crediti. «Per noi questa è la prima vera giornata da Spa - spiega al Sole 24Ore il presidente Miro Fiordi al Sole 24Ore - Il nuovo piano permette di voltare pagina in maniera definitiva: riportiamo la banca su un sentiero di redditività sostenibile e di forza patrimoniale che non esclude la possibilità di fusioni, ma che ci permette di guardare alle eventuali opportunità di mercato che si dovessero presentare da una posizione di forza».

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