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Venete, per i rimborsi servono anni

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Venete, per i rimborsi servono anni

  • –Davide Colombo

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I commissari liquidatori delle banche venete sono in una «interlocuzione avanzata» con Sga, la società del ministero dell’Economia incaricata del recupero dei crediti deteriorati ed entro fine mese potrebbero chiudere i contratti. Ma gli oltre 10mila creditori che, prevedibilmente, presenteranno un’insinuazione al passivo dovranno aspettare anni prima di ottenere un rimborso. I flussi di recupero dei crediti che saranno gestiti dalla Sga dovranno prima soddisfare i 5,3 miliardi vantati dallo Stato per lo sbilancio di cessione della parte in bonis delle due banche a Intesa Sanpaolo.

È quanto è stato spiegato ieri davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta che, in questa fase, resta concentrata sulle crisi di Veneto Banca e BpVi. La struttura degli attivi dei due istituti posti in liquidazione ordinata lo scorso 25 giugno comprende per più dell’85% crediti deteriorati, ha spiegato Fabrizio Viola, liquidatore di entrambi gli istituti, aggiungendo che si prevede una possibilità di realizzo del 57% nel caso di Veneto Banca e attorno al 50% per la Popolare di Vicenza. Le liquidazioni dei due istituti, ha aggiunto Viola, hanno in carico anche 8 miliardi di crediti unlikely to pay, gli ex incagli, che andranno gestite con cura per evitare che deteriorino ulteriormente: «Ci possiamo immaginare - ha osservato Viola - quale sarebbe l’impatto se andassero tutti in sofferenza». Per la liquidazione di Popolare di Vicenza sono già stati ceduti titoli azionari quotati per 110 milioni e «siamo nella fase finale per la cessione della controllata Farbanca». Tra gli asset della Vicenza, è stato ricordato, rientrano anche opere d’arte per un valore di 55 milioni. Per quanto riguarda Veneto Banca, dopo la cessione di Bim i commissari liquidatori si apprestano invece ad avviare la vendita di Claris Leasing e Claris Factor.

In apertura dell’incontro il presidente della Commissione, Pier Fardinando Casini, ha confermato che sono stati consegnati gli elenchi dei grandi debitori e che i nominativi rimarranno riservati. Il commissario liquidatore di Popolare Vicenza, Giustino Di Cecco, senza fare nomi ha però rivelato dettagli significativi sulla concentrazione dei vecchi crediti: «le prime 100 posizioni a sofferenza rappresentano 1,2 miliardi di credito di valore nominale cioè il 21% del totale delle sofferenze del gruppo Bpvi, un numero significativo». Nel corso dell’audizione Fabrizio Viola ha riconosciuto il valore dell’operato del governo nella gestione delle due crisi: «ha fatto tutto quello che mi aspettavo facesse». Poi, rispondendo a chi gli domandava che cosa farà in caso di rinvio a giudizio nel procedimento su Monte dei Paschi, ha affermato: «Quando succederà farò le mie valutazioni». Alle domande sulla fattibilità del piano di fusione delle due banche, Viola s’è limiato a osservare che poteva anche essere sostenibile ma che il progetto aveva «rischi di execution tipici di banche in condizioni difficili, ma gestibili». Nel primo semestre 2017, ha poi ricostruito, ci sono state «interlocuzioni molto fitte» ma poi Bruxelles e la Bce hanno ritenuto che il piano nella sua ultima versione di maggio era troppo ambizioso».

Per domani è confermato il confronto in Commissione tra Carmelo Barbagallo, capo della Vigilanza di Banca d’Italia, e Angelo Apponi, direttore generale della Consob. La Commissione vuole verificare le versioni dei due dirigenti sugli scambi di informazioni tra le due Autorità relative al prezzo delle azioni delle banche in vista degli aumenti di capitale.

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