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Npl, le banche accelerano: 60 miliardi in uscita

in attesa delle mosse della BCE

Npl, le banche accelerano: 60 miliardi in uscita

Il temuto addendu»m della Bce ancora non c’è. O meglio, non c’è nella sua forma definitiva, visto che una doppia consultazione (una targata Bce, l’altra di Bruxelles) è di fatto in corso. Ma anche in assenza del documento che minaccia di far scattare una svalutazione automatica dei crediti deteriorati, le banche italiane stanno provando a portarsi avanti con il lavoro. E nel corso delle ultime trimestrali hanno messo nero su bianco il loro impegno ad accelerare nel piano di pulizia dei loro portafoglio crediti, così da non farsi trovare impreparate alle richieste in arrivo da Francoforte.

Lo sforzo, va detto, è massiccio. Perché nel complesso i dieci maggiori istituti commerciali italiani hanno messo in conto di ridurre complessivamente l’incidenza dello stock di crediti deteriorati lordi di circa 60 miliardi entro tre anni sugli oltre 200 miliardi in portafoglio, secondo i calcoli de Il Sole 24 Ore. Una cifra che è frutto di un ampio mix di azioni, che va dalle cessioni tout-court dei crediti non performing alle cartolarizzazioni, dall’aumento delle rettifiche al recupero degli Npl tramite una gestione proattiva interna o affidata a un servicer esterno.

La via delle cessioni
Qualunque sia la strada intrapresa, alla fine sono due le possibili finalità degli interventi. La prima è quella di ridurre il peso in sè dei crediti deteriorati sul totale deiprestiti erogati, così da riportarlo su valori considerati accettabili dalla Bce. A tendere, in una logica di armonizzazione tra i diversi paesi e in vista della creazione della garanzia comune dei depositi, è possibile che gli istituti debbano allinearsi al 4-5% di Npe ratio medio in Ue. Molto è stato fatto fino ad oggi in Italia, ma a Francoforte non basta. E neanche alla Commissione europea, molto più laica nell’approccio (si veda l’articolo qui accanto) ma tuttavia altrettanto convinta della necessità di ridurre prima e di più.

Il 12% medio di Npe ratio del nostro paese - eredità di una doppia recessione - ci vede nella classifica del credito malato quarti dietro a Grecia, Cipro, Portogallo e Slovenia. Troppo, per gli ispettori di Francoforte. Così, cessione dopo cessione, la parola d’ordine è alleggerire il portafoglio: per molti l’obiettivo è rappresentato dal 10% in termini lordi, soprattutto per quegli istituti che oggi fanno i conti con un dato di partenza del 15-20%.

Mps, con la sua operazione da 28 miliardi, è apripista. Il Creval, invece, ha annunciato un aumento da 700 milioni di euro per finanziare extra-coperture e cessioni che porteranno l’Npe ratio dal 21% al 10% in tre anni. Bper, dal 20,5% di fine anno punta ad atterrare al 13,5% al 2020 con cartolarizzazioni e aumenti di coperture per 4 miliardi. Caso a parte invece banche come Intesa Sanpaolo, UniCredit o Credem. Ca’ de Sass, ad esempio, aveva in agenda lo smaltimento, tra recuperi e cessioni, di 16 miliardi di Npl tra il 2016 e il 2019, e nei primi 9 mesi di quest’anno ha già ridotto lo stock di 4,5 miliardi; UniCredit è reduce dalla recente maxi-pulizia con il progetto Fino da 13,3 miliardi, ma nei conti presentati gioved’ da Jean Pierre Mustier c’è l’obiettivo di ridurre l’ammontare di altri 7 miliardi entro fine piano, cioè entro i prossimi due anni. Due strategie diverse, quelle delle principali banche italiane: Intesa propensa a valorizzare il pià possibile i recuperi interni, UniCredit più sensibile al mercato. «Se devi ridurre di poco il fardello degli Npl, puoi affidarti al workout interno - spiega Giovanni Razzoli, analista senior di Equita Sim - Certo è che un impegno simile prevede un elevato sforzo in termini di risorse umane e tecnologia: la gestione degli Npl ha carattere industriale, vista la elevata parcellizzazione delle posizioni da trattare, e non tutte le banche possono permetterselo».

L’aumento delle rettifiche
L’altra finalità della manovra a tenaglia degli istituti italiani prevede un aumento progressivo - per non dire automatico - della copertura sui crediti malati, così da rendere le eventuali, future cessioni di Npl meno dolorose in termini patrimoniali. BancoBpm, per dire, sta progressivamente alzando le proprie rettifiche su crediti (al 60% sulle sofferenze).

@lucaaldodavi ; @marcoferrando77

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