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Google investirà ancora in Europa

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Google investirà ancora in Europa

  • –Alberto Magnani

LISBONA

«Google investirà ancora in Europa, ma vuole «regole più semplici». Dalle tasse alla concorrenza. Matt Brittin, capo della divisione Emea delle Business&operations di Big G, ha scelto il palco del Web Summit di Lisbona per difendere la posizione del gigante californiano. Appena due giorni prima la platea del Summit aveva applaudito Margrethe Vestager, il commissario noto per aver inflitto multe milionarie ai colossi del tech. Ieri è toccato a Google difendersi e dire la sua sulla lunga serie di turbolenze che scuotono i rapporti con l’Europa.

Sul piatto ci sono accuse che vanno dall'elusione fiscale all'abuso di posizione dominante, contestata per i vantaggi che Google trarrebbe dal suo sistema di comparazione prezzi Shopping (sanzionato per 2,4 miliardi di euro dalla stessa Vestager) e ora dal suo sistema operativo Android. Sul fronte fiscale Brittin ha chiesto una «semplificazione» delle imposte da versare ai vari paesi europei, anche se non si è spinto oltre nei dettagli. A chiarire il concetto, però, ci hanno pensato fonti vicine alla società: Google paga il grosso delle tasse nel paese dove «genera valore» e hanno sede le sue attività core, cioè gli Stati Uniti, e non nei mercati dove si limita ad essere presente. L’esatto contrario di quanto succederebbe se andasse in porto la Web Tax, l’ipotesi di una legge Ue per tassare i ricavi delle aziende digitali nei paesi dove sono realizzati.

Sul fronte delle indagini per abuso della posizione dominante, Brittin si è limitato a difendere Android, accusato di favorire e dare maggiore visibilità ai software prodotti da Google. L'azienda ha già presentato ricorso contro la multa miliardaria Ue e non gradirebbe ripercussioni anche sul suo sistema opertivo mobile. «Ci vogliono 30 secondi per togliere la “barra” delle ricerche su Google e impostarne un'altra – ha detto Brittin – Gli utenti sono liberi. Android è un sistema che porta solo concorrenza, utilizzato su 24mila dispositivi e prodotto da 100 aziende manifatturiere». A proposito di libertà, Brittin ha parlato anche di un tema scivoloso per le aziende del Web: la propagazione di fake news, notizie false confezionate per diffamare o attrarre ricavi pubblicitari. «Non esiste una soluzione magica – ha detto – Anche se da parte nostra abbiamo rimosso migliaia di video violenti ed estremisti prima ancora di ricevere segnalazioni». Resta il nodo della privacy e del trattamento dei dati. Brittin assicura che Google «ha interesse e fornisce gli strumenti per la protezione delle informazioni – ha detto – Il nostro obiettivo è la crescita di clienti».

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