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Tim, l’ad Genish: «Resteremo proprietari della rete anche in…

Dopo i conti del trimestre

Tim, l’ad Genish: «Resteremo proprietari della rete anche in futuro»

(Reuters)
(Reuters)

Per i programmi bisognerà attendere fino all'inizio dell'anno prossimo quando sarà presentato il piano del nuovo ad di Telecom, Amos Genish. Il terzo trimestre non è indicativo, visto che il precedente ad Flavio Cattaneo ha lasciato a fine luglio e il suo successore si è insediato solo a fine settembre. Però qualche indicazione importante sul nuovo corso è arrivata dalla conference call che ha segnato l'esordio di Genish con gli analisti. La societarizzazione della rete può attendere. Il golden power non la impone e semmai sarà da verificare se il modello di separazione adottato finora non sia sufficiente a garantire del tutto la neutralità della rete e si debba andare nella direzione di separazione funzionale adottata da British Telecom. Ma, per essere chiari, «Tim sarà proprietaria della rete oggi e in futuro: nessuno sta suggerendo che Tim non controllerà la rete», ha scandito Genish in conference call.

Altro punto: Telecom non parteciperà all'asta per i diritti della serie A. La joint Canal plus-Tim non sarà operativa prima di agosto-settembre dell'anno prossimo, ma i contenuti sportivi sono troppo costosi e potranno essere trasmessi eventualmente solo in partnership con qualche gruppo di media che li volesse condividere.
Ancora, è stata riaffermata la strategicità di Tim Brasil - che quindi non è in vendita - mentre meno strategica è reputata Inwit, la società delle torri mobili di cui Telecom detine il 60%.
Quanto ai conti del terzo trimestre i ricavi “organici” - a parità di perimetro e cambi - sono stati pari a 4,9 miliardi (+1,8%), mentre l'Ebitda organico si è assestato a 2,2 miliardi (+0,7%), livello trimestrale più alto da inizio 2016. Il dato reported dei ricavi nei primi nove mesi è di 14,579 miliardi (+5,3%), l'Ebitda è a 6,2 miliardi (+5,7%), mentre l'utile scende a 1,033 miliardi da 1,495 miliardi, anche se - escluse le partite non ricorrenti - risulterebbe invece in aumento di quasi cento milioni sullo stesso periodo 2016. Debito netto in aumento di 1,1 miliardi rispetto a fine 2016 a 26,22 miliardi, dopo esborsi “una tantum” per le frequenze di 630 milioni in Italia e 257 milioni in Brasile.

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