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BTp Italia, ordini a 2,18 miliardi nel primo giorno. A chi…

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BTp Italia, ordini a 2,18 miliardi nel primo giorno. A chi conviene?

(Imagoeconomica)
(Imagoeconomica)

Torna il BTp Italia, giunto ormai alla sua dodicesima puntata. A partire da oggi i risparmiatori potranno infatti prenotare per via telematica (e senza commissioni) il titolo di Stato legato all’inflazione del nostro Paese che avrà una scadenza di 6 anni e che offrirà una cedola reale annua minima garantita dello 0,25% al quale andrà poi aggiunto l’incremento dei prezzi al consumo registrato dall’indice Foi.

E c’è da scommettere che saranno in molti a guardare con attenzione l’operazione, curata da Bnp Paribas e Mps Capital Services, perché proprio ieri è giunta a scadenza la più corposa emissione della storia del BTp Italia: quella effettuata nel novembre 2013 che aveva raccolto ben 22,3 miliardi di euro (poi ridotti a circa 18 miliardi per via di un’operazione di concambio), circa 10 dei quali provenienti da risparmiatori retail. Un’impressione avvalorata dal bilancio del primo giorno, nel quale gli ordini hanno raggiunto quota 2,18 miliardi .

Ci sarà dunque da riallocare una bella fetta di questo denaro, e non sarà una scelta semplice anche per i quasi 138mila investitori che a suo tempo si erano aggiudicati lotti inferiori ai 20mila euro e che quindi presumibilmente appartenevano alla schiera del pubblico retail. Sulla carta il titolo in collocamento fino a mercoledì (salvo chiusure anticipate) per i risparmiatori e giovedì mattina per gli investitori professionali conserva infatti un certo appeal. L’inflazione di breakeven, cioè l’incremento dei prezzi al di sopra del quale il BTp Italia diventerebbe conveniente rispetto a un titolo «tradizionale» del Tesoro si aggira attorno allo 0,7%, un valore inferiore a quanto registrato nel nostro Paese a ottobre (1%) e anche alle previsioni future: senza dover scomodare l’obiettivo a medio termine Bce (che resta al 2%) UniCredit Research stima per esempio un tasso medio dell’1% anche per il prossimo anno.

«I BTp Italia rappresentano una copertura efficace in caso di avversione al rischio - aggiunge poi Chiara Cremonesi, strategist sul reddito fisso di UniCredit Research - perché sono principalmente detenuti da investitori domestici, perché in genere questo tipo di obbligazioni tende a sovraperformare sia i BTp nominali, sia quelli indicizzati all’inflazione europea in uno scenario di tassi crescenti». Si tratta però in ogni caso di valutazioni relative, forse più adatte a un investitore professionale che ai risparmiatori, abituati in genere a mantenere i titoli fino a scadenza.

Questi ultimi finiranno prusumibilmente per ritenere poco allettante il rendimento reale offerto dal nuovo BTp Italia (quello appena scaduto, emesso in fasi di mercato decisamente differenti garantiva addirittura il 2,15%) e a poco varrà anche il magro «premio» del 4 per mille che è stato confermato per chi manterrà le obbligazioni in portafoglio fino alla scadenza. Così come non mancheranno invece le richieste degli istituzionali, già predominanti nelle emissioni più recenti, per arrivare a un ammontare complessivo che potrebbe ricalcare quello degli ultimi BTp Italia, attorno cioè agli 8 miliardi, che appare anche gradito allo stesso Tesoro.

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