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«Fastweb a favore della fusione tra rete Telecom e Open Fiber»

intervista

«Fastweb a favore della fusione tra rete Telecom e Open Fiber»

«Non vogliamo essere né il quarto, né il quinto operatore mobile d'Italia. Vogliamo consolidarci come primo operatore convergente». In questo senso «il 5G può veramente consentirci di essere disruptive sul mercato, visto che noi non abbiamo da difendere investimenti nella rete 4G». Convergenza, ma anche trasparenza e sinergie. A sentir parlare il ceo di Fastweb, Alberto Calcagno, il futuro delle telco in Italia poggerà su questi tre assi. E se sul primo ognuno deve fare da sé, mettendo sul piatto strategie ad hoc, per le altre due serve una volontà politica, «di sistema». «Il Governo – dice Calcagno – dovrebbe intervenire non solo sui 28 giorni di tariffazione, ma anche sui costi occulti per i clienti». E quanto alle sinergie: «Tifiamo per un soggetto unico Tim-Open Fiber, con Cdp all'interno del capitale, a garanzia degli investimenti». Soluzione, questa, che in fondo non sembrerebbe collidere con le parole dell'ad Tim Amos Genish che ha parlato di una rete la cui proprietà non è in discussione. Guardando in casa, è sullo sviluppo del mobile che il discorso cade spesso, per una Fastweb che non ha infrastruttura propria ma sul mercato, come operatore virtuale (Mvno) è seconda per quota di mercato dopo PosteMobile. «Abbiamo iniziato lo scorso maggio un percorso di totale trasparenza eliminando le sorprese in bolletta. Tutti i servizi ancillari, dalla segreteria al richiamami sono inclusi. Il 20 novembre rilanciamo, aggiungendo altri contenuti alla nostra offerta. E il mercato ci sta premiando: abbiamo raggiunto il milione di clienti e siamo cresciuti del 60% rispetto all'anno scorso. Come recita il nostro claim: Niente come prima».

Niente come prima, ma alla fine Agcom ha avviato un procedimento anche contro di voi, oltre che per Tim, Vodafone e Wind Tre, per la fatturazione a 28 giorni.

Siamo stati costretti, obtorto collo, ad adeguarci perché gli altri operatori erano già partiti da tempo e i clienti non avevano possibilità di comparare. Siamo stati gli ultimi. Abbiamo già comunicato ad Agcom che ci adegueremo prima possibile, ma ormai con il nuovo anno.

Ma non sarebbe stato meglio evitare e distinguersi?

Ripeto: siamo stati gli ultimi e ci siamo adeguati allo standard di mercato. La cosa importante però, ora, è che se si vuole tornare indietro sui 28 giorni, che lo si faccia per il fisso e le offerte ibride, come ci viene richiesto, ma anche per il mobile puro dove invece i 28 giorni sono consentiti. Altrimenti ci sarà una discriminazione sul mercato per operatori come noi. Però c'è anche un altro tema sul quale il legislatore dovrebbe concentrarsi.

Quale?

È stato calcolato in un miliardo di euro il costo per i clienti della fatturazione a 28 giorni. Ma non si ragiona invece sui 2 miliardi di euro di “costi occulti”, con i servizi ancillari a pagamento. Considerando che il mercato mobile e fisso delle famiglie vale 21 miliardi di euro, il 15% dei ricavi degli operatori viene da balzelli impropri. A questo punto sarebbe giusto che il legislatore intervenisse per chiedere maggiore trasparenza: l'offerta al cliente deve essere espressa comprendendo tutti i servizi. Esattamente come facciamo noi.

Voi però, rispetto agli altri operatori avete chiesto una deroga alla Ue all'azzeramento del sovrapprezzo per il roaming.

È vero, ma per una questione tecnica. Come Mvno abbiamo costi di struttura maggiori. Abbiamo solo chiesto di non rimetterci. Ma l'aver compreso nelle nostre offerte tutti i servizi ancillari, dalla segreteria telefonica al call me, rende tutto trasparente e conveniente.

Parlando del fisso, che è il vostro storico core business, pensate di rimanere ancora “terzi” rispetto a Tim e a Open Fiber?

Distinguiamo fra aree nere, quelle delle principali città, e quelle bianche, a fallimento di mercato. Nelle prime continueremo a investire, come fatto finora e per cifre importanti, sull'infrastruttura come sui servizi. Se parliamo di un progetto più ampio, non possiamo però non considerare che si sta iniziando a ragionare sul 5G che è a metà strada fra mobile e fisso, vista la necessità di fibra. Penso che sarebbero necessarie sinergie operative. E per questo dico che avrebbe senso che le strade di Tim e Open Fiber si riunissero. Avrebbe senso che Open Fiber fosse contribuita in Tim con Cdp come azionista a garanzia di investimenti, qualità e rollout del network.

Ed Enel, che di Open Fiber ha il 50%?

Enel avrebbe il sicuro merito di aver contribuito con la creazione di Open Fiber allo sviluppo digitale dell'Italia. Un grande merito. Parlare invece di scorporo della rete dell'incumbent è il modo di bloccare progetti e sviluppo per almeno un paio di anni.

Ma voi sareste pronti a conferire i vostri asset?

Questo no. Nelle aree bianche, saremo clienti. Continueremo invece a competere con la nostra rete e i nostri servizi nelle principali città, nelle aree nere dove peraltro stiamo facendo rollout in partnership con Tim all'interno della joint venture Flash Fiber.

FlashFiber come sta procedendo? C'è un procedimento Antitrust in corso...

Siamo in linea con il piano e siamo molto soddisfatti. Non prevediamo problemi con l'Antitrust. FlashFiber opera esclusivamente nelle aree di mercato dove la concorrenza infrastrutturata crea un enorme valore.

E a chi critica che molta della vostra è fibra fino al cabinet e non fino a casa?

Rispondiamo che è una tecnologia che performa egregiamente. E domani, quando la domanda di velocità aumenterà, non avremo problemi a fare l'ultimo pezzetto di fibra.

Tim porta avanti la sua Timvision e Vodafone ha Vodafone Tv. Non pensate che sarebbe necessaria una vostra iniziativa sul video?

Noi abbiamo la partnership con Sky con 700mila clienti, che va avanti da 5 anni e l'abbiamo rinnovata per altri 5, visto che va così bene.

Di Fastweb si è spesso parlato come oggetto di possibile vendita da parte di Swisscom. Discorsi che appartengono al passato?

Assolutamente sì. Siamo in crescita da 17 trimestri consecutivi. E Fastweb sta contribuendo in maniera importante anche allo sviluppo del gruppo Swisscom.

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