Finanza & Mercati

Pompei lascia la guida di Open Fiber, arriva Elisabetta Ripa

tlc

Pompei lascia la guida di Open Fiber, arriva Elisabetta Ripa

Tommaso Pompei - Ansa
Tommaso Pompei - Ansa

Tommaso Pompei lascia la guida di Open Fiber. Dopo mesi di indiscrezioni sulla possibile uscita del manager - che nel 2016 su richiesta dell’ad di EnelFrancesco Starace ha creato dal nulla la società per la posa della fibra ottica - la conferma è arrivata ieri. A valle di un evento organizzato in pompa magna a Campli, in presenza del premier Paolo Gentiloni, per annunciare l’arrivo del cavo in fibra in uno dei paesi dell’Abruzzo feriti dalle violente scosse sismiche del 2016. L’accordo per il disimpegno del manager sarebbe già stato raggiunto da qualche giorno con gli azionisti, Enel e Cdp. Probabilmente, però, il programma originario prevedeva di gestire con più calma l’avvicendamento con Elisabetta Ripa (l’ad in pectore espresso da Enel che è già nel cda di Open Fiber) che formalmente avverrà con decorrenza gennaio 2018.

La scelta della Ripa, una lunga esperienza in Telecom alle spalle (è stato un paio di anni fa, nelle vesti di ad di Telecom Argentina, che ha avuto modo di conoscere Starace) vuole anche essere un segnale di apertura verso l’ex monopolista delle tlc. Proprio ora, ma forse è solo una coincidenza, che la nuova gestione targata Amos Genish si dichiara disponibile a una collaborazione tra le due aziende. Quale sia il campo di attuazione di questa comunione di intenti ancora non è chiaro (investimenti comuni nelle aree bianche? partnership solo commerciale?), ma è il nuovo approccio che sembra aprire a un cambio di passo.

A Pompei, manager delle tlc di lungo corso (dall’esperienza di Omnitel a Wind, nata proprio in grembo all’Enel alla fine degli anni ’90), l’evoluzione degli ultimi tempi cominciava probabilmente ad andare stretta. Anche se era ben consapevole, come aveva concordato con Starace sin dal suo ingaggio due anni fa, che il suo mandato sarebbe stato a termine. Quel termine (pur se Pompei era stato rinnovato nel ruolo di ad solo un anno fa) si è avvicinato sempre più con la firma dei contratti per le gare Infratel nelle aree bianche e con l’impostazione del progetto di project financing da 3,5 miliardi, cui il manager stava lavorando assieme al cfo Mario Rossetti. Le divergenze di opinione con il presidente, Franco Bassanini (che accarezza l’idea di una rete unica per la fibra, tra Telecom e Open Fiber), non sono certo un mistero. Sta di fatto che ieri a Campli, mentre si celebrava simbolicamente la partenza dei cantieri delle aree C e D (26 già aperti) dalle aree terremotate, il segnale che i tempi erano ormai maturi è arrivato. Gentiloni ha encomiato il lavoro fatto da Pompei e dalla squadra di Open Fiber, ma al contempo ha fatto riferimento all’importanza della connessione ultra veloce «come servizio universale» perché questa «è una condizione essenziale del vivere contemporaneo». Un servizio universale che qualcuno ha letto come anche un progetto che deve essere condiviso e portato avanti assieme dai due operatori.

Il passo indietro di Pompei forse è stato anticipato rispetto ai tempi: sta di fatto che oggi si terrà un cda di Open Fiber per sancire il passaggio di consegne. Il manager, secondo quanto riportato ieri dalle agenzie, «avrebbe deciso per il passo indietro anche perché il suo livello di indipendenza sarebbe poco compatibile con la situazione che si è creata sia con gli azionisti che con il presidente della società».

Del resto non si può non tenere del mutamento degli scenari degli ultimi mesi. L’azionista di Tim, Vivendi, ha mandato segnali di apertura al governo che ammiccavano allo scorporo della rete, salvo poi fare retromarcia. Ipotesi apertamente esclusa dal management di Tim (ma che intristisce il mercato facendo affossare il titolo) e che in realtà non piace affatto ad Enel, che è sempre stata contraria a soluzioni societarie «pasticciate». Nel frattempo il risultato delle elezioni regionali in Sicilia e i sondaggi proiettano nel prossimo futuro un’importante affermazione alle politiche di Silvio Berlusconi. Il patron del gruppo Mediaset, come noto, ha una partita in sospeso con Vivendi per la mancata compravendita di Premium. Congetture e scenari, si dirà.

Quel che resta una certezza è il fatto che se Tim si abbandona alle lusinghe della fibra e fa migrare i suoi clienti sulla rete di OF, nell’ipotesi di una partnership commerciale, il nervo scoperto della rete in rame tornerà a dolere. Le migrazioni di clienti sono una implicita emersione della perdita di valore del network in rame e dunque della svalutazione miliardaria di quell’asset oggi in carico sul bilancio di Tim attorno a 16 miliardi. E questo riapre il tema del destino della rete fissa dell’ex Telecom.

Per farla breve, qualsiasi ipotesi di collaborazione che non tenga conto di queste variabili assomiglia piuttosto a un sorta di entente cordiale a distanza, in attesa di capire la rotta che imboccherà il paese nei prossimi mesi.

© Riproduzione riservata