Finanza & Mercati

Così i satelliti spia degli hedge funds decidono come investire in Borsa

  • Abbonati
  • Accedi
finanza geospaziale

Così i satelliti spia degli hedge funds decidono come investire in Borsa

Sembra fantascienza. Nello spazio, in orbita intorno alla Terra, c’è una flotta di decine di minisatelliti che “spia” in continuazione porti, cantieri edili, parcheggi di centri commerciali e fabbriche per capire qual è il vero stato di salute dell’economia di intere nazioni (in particolare la sempre misteriosa Cina) ma anche di singole grandi imprese. I miliardi di scatti fotografici provenienti dallo spazio vengono poi analizzati da aziende specializzate, che vendono al mondo della finanza le loro preziose informazioni. Informazioni estratte da miliardi di foto, e che valgono miliardi di dollari.

Il mercato dei “satelliti spia” sta crescendo in fretta. Secondo un report di Markets and Markets, il business dell’analisi geospaziale di immagini passerà dai 2,77 miliardi di dollari del 2016 a 10,21 miliardi di dollari nel 2021, quasi quadruplicando in cinque anni. Dietro a questo boom c’è l’enorme interesse del mondo della finanza: sono in particolare hedge funds e fondi di private equity a chiedere fiumi di dati estremamente dettagliati anche su singoli impianti produttivi. Le immagini satellitari stanno infatti diventando una delle principali fonti di informazioni alternative a quelli ufficiali: «I big data provenienti dallo spazio possono dare agli investitori un grande vantaggio nelle loro decisioni finanziarie», sottolinea Kate Moore, chief equity strategist di BlackRock.

Ma chi si occupa di analizzare questa mole enorme di informazioni? Nell’ambiente uno dei nomi più famosi è SpaceKnow, nata da appena quattro anni a San Francisco. È in grado di monitorare dall’alto oltre seimila impianti industriali cinesi su una superficie di mezzo milione di chilometri quadrati. I suoi algoritmi hanno analizzato 2200 milioni di immagini satellitari scattate negli ultimi quattordici anni, con un unico obiettivo: cercare di capire qual è il livello di attività dell’industria manifatturiera cinese. Il risultato è stato addirittura la creazione di un indice, il China Satellite Manufacturing Index, approdato dall’anno scorso sui terminali Bloomberg.

«Abbiamo costruito uno sguardo indipendente su migliaia di siti produttivi e infrastrutturali cinesi - spiega Pavel Machalek, chief executive officer di SpaceKnow - il nostro indice è obiettivo e completamente automatizzato, grazie all’incredibile miglioramento delle tecniche di intelligenza artificiale». La società californiana utilizza immagini satellitari in tempo reale di diversi fornitori, con una risoluzione al suolo che arriva ai trenta centimetri, rilevando le variazioni dell’attività economica cinese con grande precisione.

Tra le startup specializzate nell’analisi di immagini satellitari c’è poi Orbital Insight, fondata tre anni fa a Palo Alto, sempre in California. Dai suoi uffici, non lontano dalle sedi di Facebook e LinkedIn, algoritmi di nuova generazione sono in grado di stimare con enorme precisione l’ampiezza delle scorte di greggio cinesi, fotografando le navi petroliere nei porti e rilevando persino le singole autocisterne grazie alle loro ombre proiettate sulle autostrade. Una potenza di analisi ai confini della fantascienza. E non è probabilmente un caso che nell’ultimo round di finanziamento della startup, da 20 milioni di dollari, ci sia - secondo alcune indiscrezioni - lo zampino nientemeno che di In-Q-Tel, il braccio tecnologico della Cia.

Sempre in California non va dimenticata PlanetLabs, società fondata nel 2010 da tre scienziati della Nasa: produce i minisatelliti Triple-CubeSat, grandi come scatole da scarpe e pesanti appena quattro chili, che costano circa 100mila dollari ciascuno. Ne ha già lanciati nella spazio una novantina dalle piattaforme della Stazione Spaziale Internazionale.

Il business dei big data “alternativi” è così promettente da aver calamitato talenti proprio dal ricco mondo della finanza. È il caso di Emmett Kilduff, ex banker di Morgan Stanley, che nel 2012 ha fondato a Dublino la piattaforma Eagle Alpha: attraverso accordi di partnership con le più grandi compagnie di trasporti e logistica mondiali, questa società ha a disposizione i dati per “fotografare” i flussi commerciali delle dodici principali economie mondiali ben prima che vengano diffusi i dati ufficiali degli istituti di statistica. Si tratta di un vantaggio enorme, stimabile nell’ordine dei miliardi di dollari. E non è più fantascienza.

© Riproduzione riservata