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Hedge fund in bolla? Ecco come il Qe ha ingigantito i fondi che investono…

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Hedge fund in bolla? Ecco come il Qe ha ingigantito i fondi che investono in tassi e valute

Il mondo è oggi più sicuro rispetto a quel 15 settembre del 2008, giorno in cui la statunitense Lehman Brothers faceva ricorso al capitolo 11 aprendo difatti la strada al più clamoroso (640 miliardi di dollari) fallimento societario della storia della finanza? È una domanda che risparmiatori, investitori e imprenditori si pongono costantemente in un contesto, quello attuale, in cui la capitalizzazione globale delle Borse (94mila miliardi di dollari) non è mai stata così alta, al pari del valore globale delle obbligazioni (50mila miliardi di dollari). Nello stesso contesto in cui i rendimenti a 10 anni delle obbligazioni “high-yield” (un nome educato per non dire “spazzatura”) europee rendono il 2,8%, appena 60 punti base in più dei titoli storicamente più affidabili del pianeta (i Treasury americani).

Stando all’ultimo rapporto sugli hedge fund elaborato dalla Iosco (International organization of securities commissions), che è l’organizzazione internazionale delle autorità di vigilanza sui mercati finanziari, il peso della componente speculativa sui mercati finanziari negli ultimi anni è cresciuta, anziché allentarsi.

L’ultimo studio sugli “hedge fund” - gli unici fondi che possono permettersi per statuto strategie di investimento alternative, fra cui arbitraggi e vendite allo scoperto - traccia una crescita notevole di questo segmento. Se nel 2010 il numero complessivo dei fondi hedge era pari a 1.050, al 30 settembre 2016 (periodo temporale a cui approda il report) era quasi raddoppiato a 1.971. La logica conseguenza è che le masse gestite del settore “hedge” sono passate da 1,86 trilioni di dollari del 2012 a 3,22 trilioni, il 73% in più. Se a questa cifra si sommano addizionali 436 miliardi conteggiati dalla Sec, l’autorità di vigilanza sui mercati finanziari negli Stati Uniti, siamo a 3,66 trilioni.

La fiducia verso i fondi hedge ha pagato dato che negli ultimi quattro anni (fino al 30 settembre 2016) il rendimento cumulato - sintetizzato dall’andamento dell’indice “Hedge fund intellingence global composite” - si è attestato al 21,2%. Più del 5% annuo. Una performance di tutto rispetto in uno scenario di tassi estremamente magri.

Del resto, tra l’andamento esplosivo dei fondi hedge e lo scenario di tassi bassi stimolato dalle politiche ultraespansive delle principali banche centrali - che dal 2009 hanno pompato oltre 15mila miliardi di dollari sui mercati finanziari - c’è un fortissimo legame. A conti fatti è difficile negare che i tassi pressoché azzerati da Federal Reserve, Bank of Japan, Bce e Bank of England per reagire alla recessione globale innescata dal crac di Lehman non abbiano stimolato l’industria dei “fondi alternativi”, o “speculativi” come alcuni li definiscono. Quando il gioco (del rendimento) si fa duro ci si rivolge a chi ha nel cassetto gli strumenti per generare performance anche in scenari avversi o in condizioni difficili, fra cui appunto una fase di tassi ultrabassi.

In sostanza i fondi hedge sono diventati (indirettamente) il terminale della liquidità iniettata dalle banche centrali. L’ultimo miglio a cui i grandi investitori si sono rivolti per ottenere extra-performance nel nuovo mondo in cui i tassi reali sono tornati, come negli anni ’80, negativi. In questa nuova ondata di repressione finanziaria i “fondi alternativi” hanno trovato nuova linfa.

La radiografia del comportamento dei fondi hedge evidenzia inoltre che il 20% della strategia è sbilanciata sul settore azionario. E questo aiuta a capire perché le Borse non sono mai state così in alto. L’analisi della Iosco fa luce anche su altri punti (più oscuri) che ci indicano che il nuovo mondo resta vulnerabile di fronte a rischi sistemici. Perché la leva finanziaria con cui operano “i fondi alternativi” è aumentata, passando da 5,1 volte il Nav (il valore del portafoglio) a 7,1. A questo numero si arriva facilmente dividendo l’esposizione globale (sia long, ovvero rialzista, che short, ovvero ribassista) degli hedge fund (pari a 22,7 trilioni di dollari) per la massa gestita (3,2 trilioni).

Allo stesso tempo il numero dei contratti derivati scambiati sui mercati non regolamentati Otc (Over the counter) - un segmento in cui i fondi hedge sono molto attivi - ha superato i 450 trilioni di dollari. La gran parte (368 trilioni) riguarda le coperture sui tassi di interesse. Interessante è che le posizoni long e short dei fondi hedge quasi si annullano, a testimonianza di una profonda indecisione sulla piega che prenderà in futuro il costo del denaro. I fondi hedge non lo sanno. Aspettano la prossima mossa delle banche centrali che, volenti o nolenti, pompando soldi per evitare altre Lehman hanno però spianato il campo alla speculazione.

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