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Su Alitalia resta il nodo del controllo

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Su Alitalia resta il nodo del controllo

MILANO

La prossima settimana sarà cruciale per il futuro di Alitalia: in agenda i commissari Gubitosi-Paleari-Laghi hanno in agenda gli incontri con il fondo americano di private equity Cerberus, martedì a Roma. E per l’occasione arriverà da New York il responsabile del private equity. Sempre in settimana sarà il turno del management di easyJet che a differenza del fondo Usa ha già presentato l’offerta nei tempi previsti dal bando, con il debutto del neo ceo Johan Lundgren che dal primo dicembre diventa operativo a tutti gli effetti.

Se qualcuno pensava che Lufthansa fosse l’unica offerta percorribile, dovrà ricredersi perché ora si apre un nuovo scenario con l’insolita alleanza Cerberus-easyJet per rilevare Alitalia attraverso la costituzione di una holding dove fare confluire Cdp e sindacati. Già nel primo incontro con Gubitosi a New York, il fondo di private equity aveva ipotizzato il coinvolgimento dello Stato. Ipotesi rinviata subito al mittente dal ministro dei Trasporti Graziano Delrio che aveva escluso qualsiasi coinvolgimento pubblico nella nuova Alitalia.

Questa volta però è diverso perché a fianco di Cerberus scende in campo easyJet, in una insolita alleanza tra il fondo di private equity e la terza compagnia italiana (ed europea) dopo Alitalia e Ryanair. All’aeroporto di Milano Malpensa il vettore britannico che recentemente ha acquisito parte degli aerei e degli slot della fallita Air Berlin, ha una delle sue principali basi con 22 aeroplani, 850 dipendenti e trasporta oltre 7,5 milioni di passeggeri. E uno degli obiettivi più volte manifestato, c’è l’intenzione di riaprire la base di Roma che aveva abbandonato qualche anno fa.

Uno dei punti di forza dell’alleanza è il superamento del limite del 49% della legge europea che non permette a società extra Ue di acquisire una quota superiore in un vettore europeo. «Sarà sufficiente che easyJet sottoscriva una quota del 2% di Alitalia per avere il controllo “virtuale della compagnia” - commenta Henry H. Harteveldt, analista americano del settore aeronautico -. È una sfida interessante perché finora nessuna compagnia low cost si era proposta come partner di una leading company. EasyJet ha la necessità di crescere sul lungo raggio come sta facendo Norwegian Airlines e Alitalia realizza il 30% del fatturato sui voli verso il Nord America quindi c’è spazio per crescere». Proprio i voli verso gli Stati Uniti sono i più ambiti dalle compagnie aeree. Non è un caso che in un recente incontro tra i vettori partner di Alitalia in SkyTeam (tra cui Delta Air Lines e Air France-Klm), Gubitosi abbia chiesto di avere più collegamenti per gli States.

«Se l’ipotesi andrà avanti, problemi potrebbero sorgere sulle rotte comuni in Italia e in Europa - continua l’analista -. Alitalia e easyJet sono due modelli di business completamente diversi, la prima lavora con le agenzie di viaggio, la low cost invece è un modello stand alone». I vantaggi? «Numerosi, come gli accordi in code sharing o di feederaggio che possono garantire traffico per entrambi». Per fare decollare l’alleanza cruciale sarà l’accordo con i sindacati e con lo Stato che il fondo ha posto come condizione inderogabile: «Se i sindacati investiranno una quota in Alitalia sarà la scelta migliore per garantire l’indipendenza di una compagnia con una lunga storia, ma troppo pochi profitti».

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