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F2i, offerta di Macquarie per il primo fondo

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F2i, offerta di Macquarie per il primo fondo

  • –Cheo Condina

MILANO

F2i procede verso il lancio del terzo fondo, anche se negli ultimi giorni al cda della sgr è pervenuta, a sorpresa, un’offerta non vincolante di Macquarie per rilevare tutti gli asset del primo fondo, destinato in base agli attuali piani a confluire proprio nel nuovo terzo fondo, che raggiungerebbe così una dotazione complessiva di almeno 3 miliardi di euro.

Il primo operatore infrastrutturale del mondo, che proprio l’anno scorso ha lanciato un fondo da 4 miliardi per investire in Europa (di cui una quota importante potrebbe essere dedicata all’Italia, aveva precisato il Ceo, Nicholas Moore), ha formulato una proposta migliorativa ma non vincolante. Per tutti gli asset del primo fondo (aeroporti, gas, acqua e rinnovabili) avrebbe messo sul piatto il 5-10% in più rispetto al valore della fairness opinion fatta realizzare da F2i, di poco superiore ai 2 miliardi di euro, per “girare” tutte le partecipazioni al terzo fondo. Stando a quanto ricostruito, tuttavia, il consiglio della sgr ha già esaminato la proposta degli austrialiani, ne ha messo al corrente i quotisti ma ha deliberato, all’unanimità dei presenti, di proseguire sul progetto di lancio del terzo fondo secondo il progetto originario. Per questo, il board – come anticipato da Radiocor - ha anche convocato l’assemblea del primo fondo, che tra i principali sponsor vede Cdp, Intesa Sanpaolo, Ardian, Cariplo e varie Fondazioni e Casse di Previdenza, per il prossimo 13 dicembre: sarà quella l’occasione in cui verrà approvata la fusione tra i due fondi e in cui, se ci fossero, potranno emergere eventuali perplessità sulla strada fin qui seguita.

Come interpretare la mossa di Macquarie? La sensazione è che la proposta degli australiani – che alcuni classificano come un’azione di disturbo su un’operazione ormai in dirittura d’arrivo – sia arrivata fuori tempo massimo per attecchire nella platea dei quotisti. Peraltro necessiterebbe di una lunga due diligence prima di essere implementata e la sua realizzazione cambierebbe completamente le prospettive strategiche di F2i, complicando non poco la raccolta del terzo fondo. È anche vero, fanno notare altri osservatori, che la proposta porta la firma del principale operatore infrastrutturale del mondo – che in Italia ha già rilevato l’eolico da Sorgenia ed è entrato nell'idroelettrico trentino - e, in quanto migliorativa, necessiterebbe forse di qualche approfondimento in più per capirne la reale portata e consistenza.

Oggi il fondo guidato da Renato Ravanelli è invece davanti a un possibile e ulteriore salto dimensionale. Il primo closing del terzo fondo, se arriveranno tutti gli ok necessari, potrebbe essere chiuso nelle prossime settimane con una dotazione di 3 miliardi (2 miliardi di conferimenti e 1 di raccolta); poi potrebbe essere fatta un’ulteriore coda di raccolta per rimpolpare ulteriormente la dotazione finanziaria visto il forte interesse fin qui mostrato dagli investitori globali. Gli attuali sponsor del primo fondo avranno diverse opzioni: restare nel terzo fondo, aumentare o diminuire la propria quota oppure farsi liquididare a fair value.

Il contesto pare in ogni caso definito: qualche sponsor del primo fondo, poco soddisfatto del riassetto potrebbe anche uscire, altri starebbero invece meditando di incrementare le proprie quote – emergerebbe anche un forte apprezzamento per la nuova operazione da parte di Casse e Fondazioni - mentre sarebbero pronti a entrare rilevanti investitori internazionali (si parla di un primario fondo pensione e di un fondo sovrano). Nel terzo fondo confluiranno alcuni asset infrastrutturali chiave del nostro Paese, tra cui soprattutto 2i Rete Gas, che è il secondo operatore nella distribuzione gas del nostro Paese e ha appena rilevato gli asset di Gas Natural (è anche in gara per la ricca concessione gas di Milano contro A2A, esito previsto a gennaio), e gli aeroporti con la Sea di Milano e gli scali di Torino, Napoli e Bologna. Non solo: nel portafoglio ci sono anche la joint venture nel solare con Enel, che è la prima in Italia per capacità installata, e con Iren sull’acqua. Ora si tratta di inserire queste partecipazioni nel terzo fondo, in cui arriveranno nuovi investitori che affideranno i propri capitali al team di gestione per una prospettiva di medio termine, stimata in 12 anni.

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