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«Sui mercati il rischio di quattro tapering»

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«Sui mercati il rischio di quattro tapering»

  • –Isabella Bufacchi

Bene la cautela delle banche centrali. Ma attenzione quando saranno in quattro a ridurre il loro bilancio. Le bolle? Attenti agli ETF che promettono liquidità che non c’è. Mohamed El-Erian, attuale consigliere economico di Allianz, ex-ceo di Pimco e in pole position per la poltrona di numero due della Federal Reserve di Jerome Powell, è fiducioso perchè il “new normal” (termine da lui coniato) è un mondo migliore, più sicuro. Ma mette in guardia i mercati: alcuni rischi restano.

Il cosiddetto “new normal” non ha nulla di normale, tanto che i mercati attendono la normalizzazione. Si tornerà più al mondo pre-crisi 2007?

Il periodo prima del 2007 era ben lontano dall'essere normale in quanto le economie avanzate erano in preda a un modello di crescita insostenibile: un modello che puntava troppo su leva, debito e concessione di credito come motori per la crescita. Si è sperato che le economie in uscita dalla crisi finanziaria globale ruotassero attorno a modelli di crescita più genuini e inclusivi. Invece le economie adesso sono troppo dipendenti dalle politiche non convenzionali delle banche centrali. E sebbene queste politiche abbiano portato stabilità finanziaria e crescita, anche se questa bassa e iniqua, le economie avanzate stanno funzionando in un “new normal” che è ben sotto il livello che si sarebbe potuto ottenere con politiche più vaste, più complete. E ora la forte disuguaglianza e in alcuni paesi l’alto tasso di disoccupazione giovanile hanno alimentato la rabbia politica e l'erosione della fiducia nelle istituzioni e nei loro esperti.

Allora stiamo peggiorando?

La buona notizia è che non c'è nulla di pre-destinato in tutto questo. Con le riforme strutturali e una politica fiscale più equilibrata, l'Europa è in grado, dovrebbe essere in grado, di andare oltre il recente miglioramento della performance economica.

Non crede che la repressione finanziaria, la compressione dei rendimenti, il QE delle quattro grandi banche centrali da 20 mila miliardi di dollari stiano creando delle bolle?

È interessante notare come alcuni banchieri centrali stiano iniziando a preoccuparsi di più per gli alti prezzi di asset finanziari, e questo è emerso anche nei Fed minutes di qualche giorno fa. Faccio tre considerazioni. Primo: questa non è una situazione simile a quella del 2008, quando l'assunzione di rischio eccessivo accadeva dentro il sistema bancario e, quel che era peggio, il sistema dei pagamenti e di regolamento era vulnerabile. Oggi il sistema bancario è molto più robusto e il sistema dei pagamenti e del regolamento è molto più sicuro.

Secondo: la regolamentazione e la vigilanza degli istituti non bancari è meno avanzata, e per ragioni comprensibili, perché i rischi per l'economia sono considerati più bassi. Ma non sono rischi insignificanti e, di conseguenza, una migliore supervisione e conoscenza delle minacce potenziali sta diventando più importante, specialmente perchè i rischi si sono trasformati e sono andati altrove.

Terzo: e qui mi riallaccio al secondo punto, ci potrebbe essere nel sistema una tendenza a promettere troppo la liquidità agli investitori. Come esempio, mi riferisco alla proliferazione degli ETF, prodotti che, implicitamente o esplicitamente, promettono agli investitori la liquidabilità istantanea a livelli ragionevoli del differenziale tra denaro e lettera, e questa promessa viene fatta anche in segmenti di mercati esposti a problemi intrinseci di liquidità come gli high yield e i mercati emergenti.

Quali sono allora i principali pericoli o fattori che potrebbero compromettere e deragliare la crescita mondiale?

Le principali minacce all'economia globale sono di natura geo-politica, e hanno a che fare con i rischi associati ai prezzi eccessivamente elevati degli asset finanziari, e con una sfida, quella di avere fino a quattro banche centrali di importanza sistemica che cercheranno contemporaneamente di normalizzare le proprie politiche monetarie.

E infatti le banche centrali sono molto caute. Cosa pensa: troppo prudenti?

Non bisogna sorprendersi della cautela delle banche centrali. Per dirla con le parole di Ben Bernanke, è una situazione “insolitamente incerta”. E’ ovvio che le banche centrali siano più dipendenti dai dati e più misurate nelle azioni e nei loro annunci. E inevitabilmente ci vorrà del tempo prima di veder ridurre i loro bilanci. In quanto alla Fed, è ben avviata nella sua “bella normalizzazione”, - uso un'espressione utilizzata qualche anno fa da Ray Dalio, fondatore di Bridgewater (uno dei più grandi hedge fund al mondo ndr.) - ha terminato gli acquisti di asset, ha alzato i tassi quattro volte, e avviato un programma di riduzione graduale del bilancio. Tutto è stato fatto senza creare tensioni sui mercati e senza deragliare la crescita economia. La principale domanda che le banche centrali e le economie globali devono porsi oggi non è tanto se la “bella normalizzazione” della Fed può avere successo. Lo può. La principale incertezza è semmai come l'economia globale gestirà più di una, fino a quattro normalizzazioni contemporanee delle politiche monetarie di quattro banche centrali.

I tassi negativi? Funzionano?

Quando, nell'agosto 2010, Ben Bernanke segnalò l'uso della politica monetaria non convenzionale per raggiungere obiettivi macroeconomici, sottolineò l'importanza di tener d'occhio “benefici, costi e rischi”. Tanto più estreme sono le misure non convenzionali, tanto più estese nel tempo, e maggiore il rischio che i costi e i rischi possano controbilanciare i benefici. I tassi negativi aggrediscono l'integrità del sistema finanziario, rischiano di incentivare un'allocazione delle risorse e degli asset inadeguata. E minacciano, indebolendoli, i servizi di protezione finanziaria alle famiglie quali le polizze vita e i prodotti che integrano le pensioni.

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La versione integrale dell’intervista

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