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In Norvegia, via libera a un nuovo giacimento nell’Artico

Petrolio

In Norvegia, via libera a un nuovo giacimento nell’Artico

Mentre il fondo sovrano norvegese medita di disinvestire dalle società petrolifere, Statoil continua a scommettere sulle estrazioni nell’Artico. La compagnia di Stato ha dato via libera allo sviluppo di Johan Castberg, progetto più volte rinviato, ma che oggi vanta costi dimezzati : 49 miliardi di corone (6 miliardi di $) invece dei 100 miliardi preventivati in origine, un risparmio che garantisce un ritorno sugli investimenti anche con il greggio a 35 $/barile, contro gli 80 $ necessari in precedenza.

Il giacimento, che ha riserve stimate di 450-650 milioni di barili equivalenti petrolio, dovrebbe entrare in funzione nel 2022, compensando in parte il declino della produzione di greggio norvegese, che dal 2000 è dimezzata a circa 1,7 milioni di barili al giorno.

Il progetto è solo il secondo finora autorizzato nel Mare di Barents. Il primo era stato Goliat, giacimento operato dall’Eni, entrato in funzione l’anno scorso ma fermo da due mesi per adeguamenti sulla sicurezza e al centro di discussioni anche sotto il profilo economico, dopo che alcuni analisti ne hanno messo in dubbio la potenziale redditività.

La compagnia italiana è socia anche di Johan Castberg, con una quota del 30%, mentre Statoil possiede il 50%. Il restante 20% è in mano a un’altra società statale norvegese, Petoro.

«Sono molto orgogliosa – ha commentato dichiarato Margereth Ovrum, executive vice president di Statoil – Anche se questo è l’Artico e tutti pensavano che sarebbe stato estremamente complesso e molto costoso, stiamo mostrando che potremo ottenere profitti consistenti».

Il possibile cambiamento di strategia del fondo sovrano norvegese – il più grande del mondo con circa mille miliardi di dollari in gestione – non segnala in realtà una conversione all’ambientalismo, quanto piuttosto una volontà di diversificare i settori di investimento. Nonostante le proteste stiano diventando sempre più accese, anche all’interno del Paese, Oslo continua a puntare sullo sviluppo degli idrocarburi, soprattutto nelle regioni dell’Artico. Ma le recenti esplorazioni nel Mare di Barents hanno deluso. E all’ultima gara per l’assegnazione di licenze, i cui temini scadevano proprio ieri, si sono presentate appena 11 compagnie. Nel 2015 i concorrenti erano stati 26, nel 2012 si era arrivati a 36.

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