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Prysmian, 3 miliardi per la rivale Usa

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Prysmian, 3 miliardi per la rivale Usa

  • –Monica D'Ascenzo

Prysmian segna un altro punto nella partita per il consolidamento dell’industria dei cavi a livello globale. E questa volta il colpo è negli Stati Uniti: il gruppo, guidato dal ceo Valerio Battista, ha annunciato l’acquisizione del 100% di General Cable Corporation. Il primo player internazionale acquista il quarto dell’industria per dar vita a un gruppo da 11,1 miliardi di euro di fatturato e 930 milioni circa di margine operativo lordo (Ebitda), secondo i risultati ai dodici mesi chiusi al 30 settembre 2017. La Borsa, però, non ha premiato il deal e ha penalizzato il gruppo italiano con una flessione del 4,07% a 27,34 euro per azione, mentre General Cable, a Wall Street, ha segnato un balzo di oltre il 35%. A pesare sull’andamento delle azioni Prysmian sarebbe il prezzo pagato: 30 dollari ad azione in cash, che valorizza la società nel complesso tre miliardi di dollari, inclusa la posizione finanziaria netta e altre passività della società. Di fatto un premio dell’81% rispetto al prezzo di General Cable il 14 luglio 2017, ultimo giorno di negoziazione prima dell’annuncio da parte della società dell’avvio di un processo di valorizzazione.

Analisti e broker, però, osservano come le potenziali sinergie stimate siano significanti e più alte di quanto il mercato si aspettasse. A seguito della combinazione, ha sottolineato il management di Prysmian ieri, il nuovo gruppo sarà in grado di generare circa 150 milioni di euro di sinergie di costo, a regime e al lordo degli effetti fiscali, entro cinque anni. A incidere positivamente sarà il miglioramento della strategia di approvvigionamento, l’efficientamento dei costi generali e l’ottimizzazione della struttura produttiva. Allo stesso tempo i costi straordinari di integrazione sono stimati a 220 milioni. E sul mercato c’è fiducia sul processo di integrazione delle due realtà, «considerato il track record di Prysmian in fatto di M&A, come dimostra l’acquisizione di Draka» nel 2011, sottolinea Morgan Stanley.

Le stime di Prysmian, assistita nell’operazione da Mediobanca e Goldman Sachs, indicano che per gli azionisti della società, poi, la transazione possa tradursi in un incremento per il 10-12% dell’utile per azione già entro il primo anno (escludendo sinergie e relativi costi di implementazione). A riguardo Credit Suisse osserva che «con le sinergie il nuovo gruppo potrà generare un utile per azione di 2,64 euro nel 2020» (1,09 euro nel 2016, ndr), che moltiplicato per 14 volte (il multiplo medio degli ultimi 5 anni di Prysmian) equivale a un valore di 37 euro fra 3 anni. Il deal non dovrebbe avere intoppi regolatori, secondo il management di Prysmian, grazie alla complementarietà geografica dei due gruppi: «La quota di mercato» di General Cable «sul mercato europeo è molto limitata e non vediamo alcun rischio potenziale» ha spiegato Battista rispondendo agli analisti in conference call, aggiungendo poi: «Il Nord America rappresenta il 59% delle vendite di General Cable mentre solo il 15% di quelle di Prysmian». Il gruppo combinato, che mette insieme Prysmian (prima al mondo nel settore dei cavi per fatturato) e General Cable (quarta), sarà presente in più di 50 Paesi con circa 31mila dipendenti. Dopo l’integrazione, il gruppo italiano vedrà scendere dal 67% al 54% il peso dell’Emea sul suo fatturato complessivo e salire dal 15% al 28% quello del Nord America e dal 6 al 9% quello dell’America Latina, grazie alla maggiore esposizione di General Cable su questi mercati. La crescita di Prysmian potrebbe non fermarsi, comunque: con questa operazione il gruppo stima di ottenere una «forte generazione di cash flow che consentirà alla società di avere una struttura di capitale flessibile per continuare a cercare future opportunità di crescita per linee esterne». Il gruppo sta, inoltre, considerando un aumento di capitale fino a 500 milioni da lanciare in seguito all’acquisizione di General Cable, che permetterà al gruppo di mantenere una flessibilità finanziaria e valutare «opportunità aggiuntive di crescita esterna» ha sottolineato il cfo di Prysmian, Francesco Facchini. La storia sembra, quindi, non fermarsi qui.

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