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«Un patto per il nuovo welfare»

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«Un patto per il nuovo welfare»

  • –Laura Galvagni

«Collettivizzare la domanda di Welfare». In un’epoca in cui si riduce la capacità degli Stati di far fronte alla richiesta crescente di forme di assistenza, dovuta peraltro a un sensibile incremento della popolazione anziana, va ripensato il modello del sistema sanitario e più in generale l’approccio dei governi in materia di spesa e prestazioni. Ne è convinto Carlo Cimbri, ceo del gruppo Unipol e presidente di UnipolSai, che in questo colloquio con Il Sole 24 Ore anticipa i passaggi chiave del convegno organizzato dalla compagnia che si terrà oggi a Roma sul tema.

Ci si interroga spesso sulla sostenibilità sociale e finanziaria di un sistema sanitario costantemente in affanno. Esiste un modo per invertire la rotta?

La spesa pagata direttamente dalle famiglie vale circa un quarto di quella complessiva, in valori assoluti parliamo di circa 37 miliardi su un totale di 130 miliardi. E di questi appena il 10% è intermediato da forme collettive di domanda. È evidentemente troppo poco.

In uno studio recente si leggeva che il 37,2% della popolazione è pronta a fare a meno di un’eventuale visita medica per ragioni economiche.

Bisogna far leva sul concetto di mutualità per evitare che sempre più fasce della popolazione debbano rinunciare a cure specialistiche. Altrimenti il rischio è che solo una parte degli italiani riesca a mantenere inalterato il proprio livello di welfare. Va collettivizzata la domanda, altrimenti l’individuo ne esce perdente.

La forbice si allarga anche perché rispetto a dieci anni fa la capacità assistenziale del sistema sanitario nazionale si è fortemente contratta passando dal 92% al 77% della popolazione.

Lo Stato in realtà non ha ridotto concretamente la spesa, piuttosto sono cambiate le esigenze anche per una questione puramente demografica. Negli anni ’60 in Europa meno del 10% della popolazione aveva più di 65 anni. Nel 2015 gli over 65 rappresentavano il 20% e nel 2060 saranno più del 30%. In Italia questa dinamica è ancora più accentuata, è superiore di circa 2 punti e mezzo. Tanto che solo nell’ultimo anno la spesa per l’assistenza di lungo termine è cresciuta dello 0,8% e ormai rappresenta il 10% della spesa sanitaria totale. A fronte di 3 milioni di italiani che godono di assistenza, 370 mila sono over 65, ossia il 2,7% degli ultrasessantacinquenni italiani. In Scandinavia si arriva al 20% di anziani assistiti direttamente a casa. Anche questa è una tendenza di cui bisognerà tenere conto.

In che modo?

Nella misura in cui per forza di cose si dovrà aumentare la componente di servizio. Bisogna pensare a come ristrutturare le prestazioni sanitarie e la spesa. La sanità pubblica è indispensabile per tutto ciò che riguarda gli interventi di alto livello. Gli ospedali devono diventare un centro di eccellenza per consentire che il pubblico sia capace di far fronte alla parte più qualificata della richiesta di assistenza sanitaria. Mentre lo Stato va sgravato della parte più ordinria, quale può essere la diagnostica o la riabilitazione, ossia i servizi a minor valore aggiunto. Questi vanno resi fruibili senza che pesino sulle casse del paese.

Come si può concretamente accentuare il concetto di mutualità?

Per chi ha accesso al mercato del lavoro la risposta è certamente nel welfare aziendale. Una ricerca recente indica che sette italiani su dieci considerano prioritario nella scelta del lavoro un’adeguata copertura sanitaria. Per chi non ha accesso al mondo del lavoro la soluzione può essere nella costituzione di fondi territoriali, che possono nascere su iniziativa pubblica e gestiti da privati.

Il welfare aziendale è certamente in forte ascesa, complici anche i primi incentivi introdotti dal governo.

Certo, va stimolata e accelerata una tendenza che è già in atto con una maggiore a più ampia incentivazione fiscale. A ciò si sommano tutta una serie di correttivi che possono risultare chiave anche per le compagnie, dall’efficientamento, ossia la miglior prestazione al minor costo possibile, a un sistema di servizi organizzato fino ad arrivare alla prevenzione.

UnipolSai concretamente come intende affrontare il cambiamento in atto?

La stiamo già affrontando con molte attività, tra le altre cose è in fase di realizzazione un pacchetto di welfare integrato che, sfruttando le sinergie tra le varie società del gruppo, mira ad offrire alle persone che aderiscono al nostro piano individuale pensionistico agevolazioni su servizi assistenziali e sanitari utilizzabili anche dai famigliari presso le strutture convezionate con UniSalute.

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