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Draghi: con gli accordi di Basilea il sistema bancario è più…

Il presidente Bce: «Una pietra miliare»

Draghi: con gli accordi di Basilea il sistema bancario è più robusto

«Una pietra miliare che renderà più robusto il quadro delle regole sul capitale e migliorerà la fiducia nel sistema bancario». Così Mario Draghi - presidente della Bce e del Ghos (Group of Governors and Heads of Supervision) l’organismo che guida il comitato di Basilea - saluta l’accordo raggiunto oggi dopo più di un anno di trattative e discussioni sulla metodologia per il calcolo dei rischi associati alle attività detenute dagli istituti di credito. Un risultato sofferto, che mette la parola fine alla fase della costruzione dell’impianto di Basilea 3 e che apre adesso una fase di transizione di 5 anni nel corso dei quali, come ha sottolineato lo stesso Draghi, ci si dovrà concentrare sull’implementazione della cornice normativa creata a partire dalla crisi finanziaria del 2008 per rendere più solide le banche.

Obiettivo: restituire credibilità
In una conferenza stampa tenuta insieme a Stefan Ingves, governatore della svedese Riksbank e presidente del Comitato di Basilea, Draghi ha sottolineato che le nuove regole mirano a ridurre le incertezze regolamentari e a creare maggiore uniformità sui criteri di calcolo del rischio di credito (i cosiddetti risk weighted asset, Rwa) e in questo modo «a restituire credibilità» all’intero sistema. «Non vi sarà un impatto significativo sul capitale delle banche», ha tenuto a precisare il numero uno dell’Eurotower, ricordando come l’obiettivo dell’accordo sia appunto quello di ripristinare l’omogeneità di giudizio e non di richiedere agli istituti stessi nuovi sforzi patrimoniali.

Niente accordo sui titoli di Stato

Non c’è stato invece alcun accordo sul trattamento dei titoli di Stato presenti nei portafogli delle banche e su una possibile limitazione dell’esposizione degli istituti di credito ai bond sovrani, uno degli elementi più discussi negli ultimi mesi. «Molti, se non la maggior parte dei membri non hanno voluto misure sull’esposizione al debito sovrano», ha detto Draghi rispondendo a una domanda di un giornalista tedesco. «Su cosa accadrà in futuro non mi posso pronunciare, ma allo stato attuale non è stato possibile raggiungere un consenso unanime», ha aggiunto Ingves, rimandando sull’argomento a un contributo tecnico che sarà pubblicato a cura del comitato di Basilea .

Si apre adesso la fase attuativa

«Niente può essere considerato al riparo di una nuova crisi finanziaria, anche perché non possiamo prevedere quali caratteristiche avrà un nuovo shock», ha avvertito Draghi, sottolineando però gli sforzi effettuati a partire dal crack Lehman Brothers. che hanno reso i bilanci degli istituti di credito «più solidi rispetto al passato». Chiuso il periodo delle trattative e della definizione dello schema regolamentare ci si dovrà concentrare sulla fase attuativa delle misure previste, che entreranno progressivamente in vigore a partire dal 2022 con piena applicazione prevista nel 2027.

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